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NEI FILM HO FATTO DI TUTTO TRANNE IL MASCALZONE

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Amedeo Nazzari è stato un idolo per tutte le donne. Una vera e propria icona a cavallo dell’ultima Guerra

 

 

Cagliari

Amedeo Nazzari, è una delle figure principali del nostro cinema classico, spesso considerata una variante italiana degli americani Errol Flynn o Clark Gable. Emerge come una stella durante il fascismo, ma la sua popolarità continua anche nel dopoguerra.

Nasce Salvatore Amedeo Carlo Leone Buffa, a Pirri, il 10 dicembre 1907, figlio di Salvatore Buffa e Argenide Nazzari, proprietari di un pastificio. Successivamente adotta come nome d’arte quello del nonno materno, Amedeo.

Morto il padre, si trasferisce con le sorelle e la madre a Roma, dove frequenta un collegio salesiano nel quale maturerà voce e posture nelle recite scolastiche. La sua esperienza iniziale è nel teatro, dove esordisce da professionista nel 1927 con Dillo Lombardi, per passare negli anni successivi a compagnie più importanti come quelle di Annibale Ninchi, Memo Benassi e Marta Abba.

Ha girato oltre 90 film e più di una volta nel ruolo di prode aviatore che cade sotto i colpi del nemico – Mussolini l’avrebbe voluto ergere a modello dell’eroe fascista, ma lui rispose picche

Il cinema arriva nel 1936: è Anna Magnani, 28enne, a imporre al marito regista Goffredo Alessandrini di prendere quell’elegante spilungone sardo, di un anno più giovane di lei, come protagonista di “Cavalleria”.

Faceva arte, non politica

Nazzari vestirà i panni di un asso dell’aeronautica che muore in missione. Due anni dopo, con “Luciano Serra, pilota”, torna nei cieli a combattere per l’Italia durante la guerra abissina.

Invitato da Benito Mussolini a rappresentare il modello dell’eroe maschile del Partito fascista, lui risponde picche: «Grazie Duce! Preferirei non preoccuparmi per la politica avendo impegni artistici più pressanti».

La nascita di Nazzari come stella coincide con un grande impulso del governo italiano per ricostruire l’industria cinematografica del Paese. La politica fornisce al cinema finanziamenti governativi su larga scala e il numero di film prodotti ogni anno sale rapidamente, grazie anche a un prolifico Nazzari (sei film nel 1939 e otto nel 1941, che percepisce mezzo milione a pellicola, un vero record).

Nazzari recita spesso con le più importanti attrici italiane dell’epoca, tra cui Lilia Silvi, Luisa Ferida, Mariella Lotti, Assia Noris, Vera Carmi, Clara Calamai, e con Alida Valli.

Viene ricordato anche per la sua grande generosità che mascherava con un carattere brusco, ma solo all’apparenza, e per un rigore che l’ha sempre caratterizzato

Dopo l’ingresso della Seconda guerra mondiale, Nazzari s’impegnò in occasionali produzioni propagandistiche. “Bengasi” (1942), è un film di guerra anti-britannico girato in Libia, in cui l’attore sardo è un patriota italiano collaboratore-spia degli occupanti inglesi per rubar loro i piani di battaglia.

Rivalutazione tardiva

“Catene”, del 1949, che lo vede in coppia con la greca Yvonne Sanson, è esaltato al botteghino da un enorme successo che apre all’attore un secondo fortunatissimo capitolo della sua carriera: è il primo di una lunga serie di pellicole strappalacrime che rivitalizza il melodramma popolare, molto amato in Italia fin dai tempi del cinema muto, cui seguiranno “Tormento”, “I figli di nessuno”, “Chi è senza peccato” e “Torna!”, “L’angelo bianco”, tutti diretti da Raffaello Matarazzo.

Negli anni ’70, la critica cinematografica rivaluterà questi film, pentendosi di averli bistrattati alla loro uscita, descrivendoli come banali fotoromanzi.

Sono anche gli anni in cui dirada sempre più gli impegni cinematografici per una insufficienza renale che lo costringe a ripetuti ricoveri in clinica. Nel 1975 partecipa a un episodio della serie televisiva “L’ispettore Derrick” e gira le sue due ultime due pellicole, “Nina” di Vincente Minnelli e “Melodrammore” di Maurizio Costanzo.

Si spegne nella clinica Villa Claudia di Roma la sera del 5 novembre 1979. È sepolto a Roma, al cimitero monumentale del Verano. Grazie, Amedeo.

Primo Terzi

Il meglio su Amedeo Nazzari:

 

  • Ruoli intensi e travolgenti. Salvatore Amedeo Carlo Leone Buffa, prese il nome del nonno Amedeo Nazzari, per sfondare nel mondo dello spettacolo. Dopo oltre vent’anni di successi, nei ‘60 arrivano le prime delusioni: in Italia si apre la stagione d’oro della commedia all’italiana, e Nazzari si rifiuta di interpretare questo tipo di copioni.

  • Nazzari con Alida Valli nel film “Assenza ingiustificata” (1940).

  • Nel 1941, alla Mostra di Venezia, vince la futura Coppa Volpi per il film “Caravaggio, pittore maledetto”: è la consavcrazione del “divo”.

  • In “Catene” (1949 è il meccanico Guglielmo e con Rosa (Yvonne Sanson) forma una coppia felicemente sposata e con due figli, finché lui non incontra un suo vecchio amante, ancora innamorato di lei, che sarà ucciso da Guglielmo.

  • “Tormento” (1950), ancora con Nazzari ed Yvonne Sanson, fu il secondo maggior incasso della stagione cinematografica 1949-50, dopo “Catene”, interpretato dalla stessa coppia.

  • Nazzari in una scena de “Il Brigante Musolino” (1950), ispirato alla storia del bracciante calabrese dai forti valori che non tollera la mafia.

  • Amedeo Nazzari con Edy Vessel, con la quale nel 1959 ha interpretato “Il raccomandato di Ferro”.

  • La versione in fotoromanzo del film “Il mondo le condanna” (1953), con Nazzari e Alida Valli.

  • Il divo Nazzari conteso per le copertine di molte riviste di quegli anni.

  • Alcuni dei quasi cento film intrepretati dall’attore sardo.

Il settimanale che dice la verità. Dal 1969 in edicola.

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IO NON SONO UN SOGNATORE IO VENGO SOGNATO

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Dal 1974 al 2015 ha girato 30 film, una ventina dei quali usciti anche in Italia, è apparso in altre 10 produzioni tv americane mai arrivate da noi, diretto quattro pellicole e scritto un libro

 

 

New York (U.S.A.)

Henry Franklin Winkler è conosciuto soprattutto per il suo ruolo di Arthur “Fonzie” Fonzarelli, nella travolgente sit-com televisiva “Happy Days”. Nato il 30 ottobre 1945, nel West Side di Manhattan, figlio di Ilse Anna Marie Winkler e Harry Irving Winkler, presidente di una società di legname, ebrei emigrati da Berlino nel 1939, alla vigilia della Seconda guerra mondiale. Henry, che ha una sorella, è cresciuto nelle tradizioni del giudaismo conservatore, anche se non praticante. La famiglia partecipa alla Congregazione Habonim, dove sua madre, casalinga, gestisce un negozio di oggetti giudaici.

Henry Winkler non solo Fonzie

Il futuro Fonzie, da bambino, è ansioso a causa di una sua dislessia mai diagnosticata, e per questo è considerato “lento, stupido, incapace di crescere, scrivere, leggere”. Suo padre, che parla 11 lingue, non capirà mai i problemi di Henry a scuola e lo punirà spesso e volentieri. Dopo la morte dei suoi genitori l’attore affermò che non ebbe mai un buon rapporto con loro, e che proprio per la sua dislessia non diagnosticata suo padre lo chiamava “cane muto”.

Superati quegli anni, Winkler frequenta la McBurney School e nel 1967 consegue la laurea all’Emerson College, per poi ottenere un Master nelle Belle Arti alla Yale School of Drama, nel 1970. Nel 1978, l’Emerson College concede a Henry un dottorato honoris causa in Lettere, iniziativa poi emulata anche dall’Austin College.

È stato attore, regista, produttore tv e scrittore

Vita di provincia

Nello stesso anno sposa Stacey Furstman con la quale avrà due figli, Zoe Emily (1980) e Max Daniel (1983). Con la coppia vive anche Jed Weitzman, nato dal precedente matrimonio di Stacey.

«Fin da bambino sognavo di diventare un attore», dichiara Winkler in un’intervista. «La mia prima apparizione in televisione mi fu pagato 10 dollari».

Dopo aver lavorato in teatro a Washington, rientra a New York, dove si mantiene girando spot televisivi, così da poter fare gratis il cabarettista nei localini della città.

È però conosciuto soprattutto per il suo ruolo di Arthur “Fonzie” Fonzarelli, nella travolgente sit-com televisiva “Happy Days” – Un personaggio inizialmente osteggiato dai produttori

Il suo esordio ufficiale avviene nel 1973, nella quarta stagione del “Mary Tyler Moore Show”, serie televisiva trasmessa per anni anche in Italia, ed è grazie al produttore Tom Miller che, nel 1974, ottiene il ruolo di Arthur Herbert Fonzarelli, soprannominato “The Fonz” o “Fonzie”, nella serie “Happy Days”. Il regista-produttore Garry Marshall, cercava per questo ruolo un tipo biondo, italiano, ma evidentemente il provino di Winkler gli fa cambiare idea.

Il telefilm, ambientato a Milwaukee (nello stato del Wisconsin), è imperniato sulle vicende quotidiane della famiglia borghese dei Cunningham, tra gli Anni 50 e 60, e mette in scena la vita, l’amicizia, l’amore, le feste, il cinema, la cultura, la musica, il divertimento e lo stile di vita abituale di quella generazione di adolescenti statunitensi che hanno vissuto il sogno americano fino alla vigilia della guerra con il Vietnam.

Dopo i giorni felici…

In principio, i dirigenti della tv ABC non vogliono vedere quel suo giubbotto di cuoio (noto in Italia come “chiodo”), in quanto poteva dare un’idea di coatta delinquenza. Così, nei primi 13 episodi di “Happy Days” Winkler indossa due diversi tipi di giacche da vento. Marshall discute con i dirigenti circa la giacca, e alla fine si arriva a un compromesso: Fonzie può indossare la giacca di pelle solo nelle scene dove appare con la sua moto, ma il fatto divertente è che da quel momento in poi, lui si vedrà sempre con la sua moto.

All’inizio, il personaggio di Fonzie rimane comunque ai margini delle situazioni, ma con il tempo finirà gradualmente per occupare quasi una posizione da protagonista.

Dopo la fine di “Happy Days” (l’ultimo episodio va in onda nel settembre 1984), Winkler si concentra sulla regia girando film e serie tv (tra cui “Alla scoperta di papà” (1988), interpretato da Billy Crystal e “Un piedipiatti e mezzo” (1993) con Burt Reynolds.

Dal 1974 al 2015, Henry gira anche una trentina di 30 film (molti dei quali usciti anche in Italia), tra cui “Crazy Joe” (1974), diretto da Carlo Lizzani, un poliziesco ispirato alla vera storia del gangster Joe Gallo, assassinato nel 1972.

Per finire come direbbe Fonzie: «Fra 100 anni non ci saremo più. Voi sarete morti, io mi trasferirò in California!»

Ehi, grazie Fonzie.

Primo Terzi

 

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L’ARTISTA PIU’ PREMIATO NELLA STORIA DELLA MUSICA

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Muore, a 51 anni, nel 2009 – Il suo medico personale è accusato di averne provocato il decesso con una dose letale di anestetico e sarà condannato a quattro anni di carcere

 

Los Angeles

Re del pop ed eterno Peter Pan della musica leggera, Michael Joseph Jackson nasce il 29 agosto 1958 nella città di Gary, Indiana (Stati Uniti). Si interessa fin dall’infanzia alla musica, mentre i suoi fratelli maggiori lo accompagnano suonando e cantando. Joseph Jackson, padre e padrone, intuendo il talento dei figli, decide di costituire il gruppo dei Jackson Five, e mai intuizione si rivelò più azzeccata, soprattutto per lui che teneva i cordoni del borsone. Il quintetto, guidato dallo scatenato e travolgente piccolo Michael, passa velocemente dai piccoli show locali a un contratto con la leggendaria etichetta discografica “Motown” e incise, scalando le classifiche, 10 album in quasi 10 anni.

Michael Jackson, il più grande intrattenitore di tutti i tempi

A17 anni Michael conosce il leggendario Quincy Jones, re della black music, con il quale, quando compie 21 anni inizia la sua collaborazione registrando il primo album solista, “Off the Wall” che raggiunge la vetta delle classifiche nel mondo intero.

L’exploit successivo lo farà entrare nella storia come autore dell’album più venduto di sempre: “Thriller”, che a oggi ha venduto oltre 65 milioni di copie.

Bob Geldof, cantante, attore e attivista irlandese dirà di lui: «È probabilmente la persona più famosa del pianeta. Quando canta, lo fa con la voce di un angelo. Quando i suoi piedi si muovono, è come vedere danzare Dio».

Un genio sofferente e creativo

Accuse pesanti

Ma Michael frequenta sempre più la paranoia: compra un enorme ranch in California, ribattezzato “Neverland”, attrezzandolo a parco giochi e invitando ragazzi sempre più piccoli a visitarlo e rimanere ospiti da lui e della sua innocente sensibilità.

«Io penso che se un bambino non riceve l’amore di cui ha bisogno dai propri genitori deve andare a procurarselo da qualcun’altro, così si affeziona a un nonno o a chissà chi».

La sua propensione per la chirurgia plastica e i comportamenti talvolta bizzarri (come indossare mascherine mediche in pubblico) fanno di lui un ghiotto bersaglio per i giornali di gossip. Inoltre, il suo rifiuto a dare spiegazioni delle sue azioni, fa aumentare inevitabilmente l’interesse morboso sulla sua stravagante ed estrosa vita, dando adito a “leggende metropolitane”.

La sua carriera inizia a 5 anni nel gruppo di famiglia, i Jackson Five, ed è stato una figura dominante nella cultura pop per 45 anni, grazie al suo contributo al mondo dello spettacolo

Nel 1985, si fa promotore insieme a Lionel Richie del progetto “We are the world”, un singolo i cui proventi sono destinati ai bambini africani cui partecipano le più grandi stelle USA della canzone: il successo è planetario.

Seguono altri suoi dischi di successo, ma la sua immagine sfavillante è pesantemente ridimensionata dalle voci di molestie ai minori, corroborate e conclamate nel 1993 da un ragazzino “amico” del cantante che lo denuncia solo per spillare denaro e il tutto si risolve con un cospicuo assegno tra Jackson e il padre del minore, vero accusatore e predatore.

Matrimoni e figli

Nel tentativo di dare fondamento alla sua “normalità”, Michael sposa Lisa Marie Presley, figlia del grande Elvis. Il matrimonio perfetto naufraga due anni dopo, e Jackson rimedia sposando la sua infermiera, Deanne Jeanne Rowe, che darà alla luce i suoi primi due figli. Il terzo, Prince Michael Jackson II, nasce da una madre surrogata la cui identità non è mai stata resa nota.

Nel 2003 esce la raccolta di successi “Number ones”, ma anche la notizia che Michael dovrà essere arrestato per accuse plurime di molestie a minori. Il processo si conclude con un verdetto di non colpevolezza per tutti e dieci i capi di accusa che lo vedevano imputato.

Inevitabilmente, segue la chiusura del parco giochi Neverland per (presunti) problemi di salute e molti debiti. Dopo molto tempo lontano dalle scene, nel marzo 2009 torna in pubblico per presentare il suo nuovo tour mondiale che sarebbe dovuto partire a luglio, ma la morte improvvisa a causa di un infarto, nella sua casa di Los Angeles il 25 giugno successivo, a 51 anni non ancora compiuti, spezza la carriera di Jacko.

Si parlò presto di omicidio, perpetrato dal suo medico personale, Conrad Murrayil, con una dose letale di anestetico. Arrestato e processato, Murray, condannato a quattro anni di carcere per la morte di Jackson, in un’intervista dirà di essere «solo un capro espiatorio».

Grazie, Michael, comunque siano andate le cose.

Primo Terzi

LE OPERE IMMORTALI DI MICHAEL JACKSON:

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ICONA DI STILE ED ELEGANZA E ATTRICE PER CASO

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L’8 luglio scorso se ne è andata in punta di piedi, con quell’eleganza che ne ha sempre contraddistinto l’esistenza. Aveva 83 anni, ed era malata da tempo

 

 

Grosseto

Le sue origini non sono viareggine, ma la sua famiglia è strettamente legata alla storia di questa città perché il padre, nel dopoguerra, è il direttore dei cinema Eden, Eolo e Politeama, facendo così che Elsa viva in un mondo di grande cultura, avendo la possibilità di assistere alle commedie, alle opere liriche, ai film, ai concerti ospitati nelle sale paterne in un’epoca di grande vivacità intellettuale, quando da Viareggio passava il fior fiore della cultura e dello spettacolo italiano.

La carriera di Elsa Martinelli inizia nella moda

Elsa Martinelli (all’anagrafe Elsa Quiriconi) nasce a Grosseto nel 1935 e arriva a Roma con la famiglia quando ha 9 anni. Terminati gli studi con la quinta elementare, lavora prima come commessa e poi in un negozio di cappelli, una delle sue passioni.

La svolta della sua vita arriva quando lo stilista Roberto Cappucci la nota in una boutique di via Frattina in Roma, e la lancia nell’alta moda.

Appena 20enne parte per Hollywood, dove Kirk Douglas la vede sulle copertine di prestigiose rivista e la vuole come partner in “Il cacciatore di indiani”, un film western in cui Elsa riveste il ruolo di Onahti, un’indiana sioux, bella quanto ribelle.

Con i più grandi

Nel 1956, a soli 21 anni, vince l’Orso d’argento al Festival di Berlino come migliore attrice grazie a “Donatella”, film di Mario Monicelli, in cui interpreta una ragazza romana la cui vita cambia radicalmente grazie all’incontro con una ricchissima americana che le affida la gestione della sua villa romana durante le sue assenze, un compito che non richiede particolare impegno e permette alla ragazza di vivere negli agi di un’alta società a lei sconosciuta e finisce per incontrare, casualmente, Maurizio (Gabriele Ferzetti), giovane ricco, elegante e ben educato, e innamorarsene, preferendolo al frivolo e donnaiolo Guido, un Walter Chiari al suo meglio.

È stata un’indossatrice e fotomodella nota in tutto mondo

L’anno dopo, sposa il conte Franco Mancinelli Scotti di San Vito, dal quale ha una figlia, Cristiana, che seguirà le orme della madre nel campo della recitazione. Elsa poi si risposa nel 1968 con il fotografo e designer (e playboy), Willy Rizzo, con cui rimarrà fino alla morte di lui, nel 2013. Nel 1959, ormai icona di eleganza e di stile, l’attrice è scelta per una pellicola travolgente e amara diretta da Mauro Bolognini e sceneggiata da Pier Paolo Pasolini: “La notte brava”.

Negli anni Sessanta la Martinelli gira ben 30 film e nei Settanta altri 6, in un modo o nell’altro, tutti con grandi attori, quali John Wayne, Robert Mitchum, Richard Burton, Marlon Brando, Sordi, Mastroianni, Giannini, Anthony Perkins, Jeanne Moreau, Maggie Smith, Rod Taylor, Massimo Girotti, Rossano Brazzi, Anthony Quinn, Omar Sharif, Anita Ekberg, Florinda Bolkan, Ornella Muti, Lucia Bosé, e perfino Peter Sellers e Marlon Brando. Opere cinematografiche dirette da mitici registi: Howard Hawks, Orson Welles, Roger Vadim, e i migliori italiani, Lattuada, Risi, Petri, De Sica, Salce e Fulci.

Dal 1954 ha girato 54 pellicole, è apparsa in alcuni episodi di serie tv americane e in sei fiction per le reti italiane, inoltre, ha presentato il Festival di Sanremo nel 1971

Tra pane e biscotti

Dal 1977 al 1984, la deliziosa attrice rifiuta copioni e proposte e lascia il grande schermo, ma nel 1985 dice di sì a Sordi per il film “Sono un fenomeno paranormale”, diretto da Sergio Corbucci, e poi a una ultima manciata di quattro pellicole, fino all’alba del 2000.

In seguito è presente in televisione, come ospite di talk show o fiction tv: “Atelier” (1986), “Il Barone” (1995), “Orgoglio” (2005), “Un medico in famiglia” (2011).

Donna squisita, molto signorile, tanto amata e rispettata da tutti per il suo rigore e per la sua apertura mentale fuori dal comune.

Da ricordare, che fino agli anni Novanta gestisce il panificio Martinelli a Viareggio e non si occupa soltanto della vendita del pane, ma nei vari periodi dell’anno grazie alla sua creatività realizzava dolci e biscotti: i suoi “befanini” d’inizio anno sono da molti considerati i migliori della città in cui lei era, sempre e comunque, considerata la più bella.

Grazie, Elsa.

Primo Terzi

DOCUMENTARSI SU ELSA MARTINELLI:

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