L’HO UCCISA PER AMORE E MI DISPIACE DI ESSER VIVO

Posted on by Cronaca Vera

HA PENSATO CHE LA MORTE FOSSE L’UNICA VIA USCITA…

Via Lauro rossi 75 dove al secondo piano Luigi Musso ex minatore di 87 anni ha cercato di suicidarsi con il gas dopo aver strangolato la moglie Gigina Cavallari di 86 anni malata era immobile nel letto

Via Lauro rossi 75 dove al secondo piano Luigi Musso ex minatore di 87 anni ha cercato di suicidarsi con il gas dopo aver strangolato la moglie Gigina Cavallari di 86 anni malata era immobile nel letto

Il gesto disperato di un 87enne. Ha ammazzato la moglie malata stringendole una corda al collo. La donna era senza forze e ormai non riusciva più a camminare – Qualche giorno prima della tragedia sembra ci sia stato un precedente tentativo dell’uomo di mettere fine alle loro sofferenze.

L'ingresso dell'ospedale "Molinette" di Torino dove, all'interno nel reparto detenuti, è stato "ricoverato" Luigi Musso di 87 anni, dopo il tentativo di suicidio seguito all'omicidio della moglie.

L’ingresso dell’ospedale “Molinette” di Torino dove, all’interno nel reparto detenuti, è stato “ricoverato” Luigi Musso di 87 anni, dopo il tentativo di suicidio seguito all’omicidio della moglie.

L’anziano ha poi tentato di togliersi la vita impiccandosi – A salvarlo ci ha pensato la loro badante, residente proprio a due passi dall’alloggio dell’anziana coppia, che poi ha poi dato l’allarme

Torino
Prima ha ucciso la moglie, una pensionata di 86 anni, poi ha tentato di farla finita. Un ultimo gesto d’amore, per liberare la compagna di una vita da una maledetta malattia che aveva finito per paralizzarle le gambe. Luigi Musso, un minatore in pensione di 87 anni, ha strangolato la moglie, Gigina Cavallari, con una corda, fino a toglierle il respiro. Una volta compiuto l’omicidio, l’anziano ha tentato di impiccarsi con un cappio alla maniglia di una porta, usando come arma la stessa corda con la quale aveva appena tolto la vita alla moglie. Qualcosa però non è andato secondo i suoi piani. A salvarlo ci ha pensato la badante, residente proprio a due passi dall’alloggio dell’anziana coppia. La stessa donna, alla vista del corpo esanime di Gigina, ha poi dato l’allarme alle forze dell’ordine. Il dramma si è consumato a Torino, al secondo piano di una palazzina di via Lauro Rossi, in pieno quartiere Barriera di Milano; una tragedia ha preso forma inghiottendo una donna e lasciando un marito nella disperazione. Gigina aveva 86 anni e notevoli problemi di salute tanto che ormai non riusciva più a camminare.La coppia viveva una vita umile, ma da circa tre anni la donna sentiva le sue forze scivolare nell’oblio. Fattore che ha acceso nel suo compagno più di una paura.

Gigina Cavallari 86 anni strangolata dal marito Luigi Musso di un anno più grande, stanco di vederla soffrire per un male che l'aveva quasi completamente paralizzata.

Gigina Cavallari, 86 anni, è stata strangolata dal marito Luigi Musso, di un anno più vecchio di lei, stanco di vederla tormentarsi per un male che l’aveva quasi completamente paralizzata.

Disperazione e solitudine

Il tormento di rimanere solo, un futuro con troppe incognite e poco denaro. Forse è stato proprio questo insieme di dubbi a convincerlo che la morte poteva essere l’unica via d’uscita. Tornato anni fa dal Belgio, per godersi la pensione, Luigi era sempre stato al fianco della moglie, ma le condizioni della sua amata lo stavano torturando sempre più.

Musso, si è appreso, avrebbe tentato già qualche giorno prima di attuare il suo insano proposito, aprendo il gas e tentando di farsi saltare in aria. In quell’occasione ci ha pensato un inquilino del palazzo a salvare la coppia. Costui, allertato dal forte odore di gas proveniente dal piccolo appartamento, avrebbe bussato alla porta, salvando Gigina e il marito. Un gesto che è stato poi ridimensionato dallo stesso Luigi, forse per sviare dalle sue vere intenzioni.

Ricoverato all’ospedale Giovanni Bosco dopo l’uccisione della consorte, l’uomo si è subito dichiarato disperato. Durante l’udienza di convalida dell’arresto non sono mancati i momenti toccanti di una storia triste fatta di disperazione, solitudine e malattia. Tre fattori che possono uccidere.

«L’ho fatto per amore e mi spiace esser vivo», ha raccontato Luigi. «Adesso sono disperato. Volevo solo andarmene via con lei, ma purtroppo non ho avuto la forza di farla finita».

Fabrizio Genco, infermiere di 39 anni, residente nel quartiere, dispiaciuto per la disgrazia, lamenta il fatto che oggi purtroppo gli anziani sono lasciati soli con i loro problemi di salute e disgrazie come queste potrebbero essere evitate, se ci fosse più attenzione.

Fabrizio Genco, infermiere di 39 anni, residente nel quartiere, dispiaciuto per la disgrazia, lamenta il fatto che oggi purtroppo gli anziani sono lasciati soli con i loro problemi di salute e disgrazie come queste potrebbero essere evitate, se ci fosse più attenzione.

Quale futuro l’attende?

Assistito dall’avvocato Roberto Mattei, l’87enne ha raccontato di averlo fatto per misericordia. Perché non poteva più sopportare di vedere quella donna, la sua amata, stesa su un letto e senza più nemmeno la forza di camminare. Una situazione difficile che Luigi si portava sul groppone, da solo. Ai vicini aveva confidato le sue difficoltà, ma nessun accenno alla volontà di farla finita. Tuttavia, a confermare la tesi ci ha pensato la stessa badante, interrogata dalle forze dell’ordine.
Musso, dal Giovanni Bosco è poi stato trasferito al “repartino detenuti” delle Molinette, dove è osservato a vista. Ora che ne sarà di lui? Il gip, Eleonora Pappalettere, per ora si è riservata di decidere sulla convalida dell’arresto. Verosimilmente, per il pensionato non sarà disposta la custodia cautelare in carcere, ma è possibile che alla fine gli sia concesso un trasferimento ai domiciliari, non a casa sua, ma in qualche struttura in grado di occuparsi di lui.

«Queste disgrazie ti colpiscono al cuore», sottolinea Fabrizio Genco, 39 anni, di professione infermiere e residente nello stesso quartiere. «Quando una persona arriva al punto di compiere tali gesti vuol dire che qualcosa non funziona più. Dispiace che nessuno se ne sia accorto».

Filippo La Guerra

 

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