“COSI’ MIA FIGLIA E’ STATA UCCISA DUE VOLTE”

Posted on by Cronaca Vera

UNA STORIA CHE CELA ANCORA MOLTI MISTERI…

La madre della giovane intende continuare a battersi fino in fondo per scoprire la verità sul decesso della sua creatura.

La madre della giovane intende continuare a battersi fino in fondo per scoprire la verità sul decesso della sua creatura.

Non si dà pace la madre di una 19enne deceduta nel 2012. La giovane morì per overdose nell’autunno di quell’anno. Non s’è mai saputo che cosa accadde nell’appartamento della tragedia – La ragazza aveva avuto la dose letale da un 37enne che in questi giorni ha patteggiato una pena a quattro anni di reclusione

 

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All’alba del 22 di ottobre di quell’anno, con una telefonata al 118 una voce maschile chiese l’intervento di un’ambulanza – L’uomo tentò invano di scappare all’arrivo dei sanitari

La sera della sentenza, davanti al tribunale la mamma, i parenti e gli amici di Chiara hanno manifestato con striscioni e candele per chiedere quella che loro hanno definito “la vera giustizia”.

La sera della sentenza, davanti al tribunale la mamma, i parenti e gli amici di Chiara hanno manifestato con striscioni e candele per chiedere quella che loro hanno definito “la vera giustizia”.

 

Cassino (Frosinone)
«Il patteggiamento della pena ha ucciso nuovamente mia figlia». A sostenerlo è Daniela Mella, 44 anni, di Cassino, madre di Chiara Sacco, morta per overdose a 19 anni nell’ottobre del 2012, in un appartamento di Sora. La ragazza, tra l’altro madre di una bimba che all’epoca aveva appena 2 anni, aveva ricevuto la dose letale da un uomo di 37 anni di Sant’Andrea del Garigliano che in questi giorni ha patteggiato la pena a quattro anni di reclusione.

Una storia dolorosa e misteriosa, della quale tanti aspetti e responsabilità, secondo la madre della vittima, sarebbero emersi se vi fosse stato un processo ordinario con tanto di dibattimento.

Era l’alba del 22 di ottobre di quell’anno quando, con una telefonata al 118, un uomo chiese l’intervento di un’ambulanza per soccorrere una ragazza che sembrava essere andata in overdose. Quella ragazza era Chiara Sacco e l’uomo era A.D.A.. Data la circostanza, ambulanza e carabinieri arrivarono insieme nella zona di San Rocco e i militari fermarono il 37 anni di Sant’Andrea del Garigliano mentre tentava di allontanarsi dalla piazza antistante la casa. L’uomo aveva passato la notte con Chiara, secondo la madre in compagnia anche di altre persone.

Non si dà pace*** Daniela Mella, 44 anni, di Cassino, mostra la foto della figlia Chiara Sacco, morta per overdose a 19 anni, nell’ottobre del 2012, in un appartamento di Sora.

Non si dà pace***
Daniela Mella, 44 anni, di Cassino, mostra la foto della figlia Chiara Sacco, morta per overdose a 19 anni, nell’ottobre del 2012, in un appartamento di Sora.

Versioni diverse

In casa, oltre alla 19enne in overdose e priva di sensi, fu trovata anche la figlia di appena due anni, che tentava inutilmente di svegliarla. La piccola era il frutto di un rapporto che la giovane aveva avuto in precedenza con un coetaneo. Trasportata in ospedale, per la giovane non c’è stato nulla da fare. A ucciderla è stata una dose letale di eroina. L’uomo fermato fu perquisito senza che addosso gli fosse trovato nulla e fu ascoltato dai carabinieri ai quali fornì versioni diverse, ma sostenendo principalmente, in ciascuna di esse, che aveva dormito senza saper dire che cosa fosse accaduto. Le indagini, però, proseguirono e dopo due anni, nel settembre del 2014, i carabinieri di Sora procedettero al suo arresto su ordine del Gip del tribunale di Cassino, il quale aveva emesso la misura cautelare in carcere accusandolo di spaccio e morte come conseguenza di altro reato.
«I medici non le hanno trovato alcun buco di siringa, probabilmente la droga l’aveva ingerita», racconta la madre. «In passato aveva avuto problemi di droga, ma ne era uscita perché l’ha assunta per pochissimo tempo. Ormai ne era completamente fuori e aveva deciso, una settimana prima di morire, di andare a Sora dove la sorella gestisce un ristorante. Aveva trovato una casa in affitto e avrebbe lavorato come cameriera per sostenersi e mantenere la bambina.

Chiara Sacco aveva 19 anni e una figlia di poco più di due. Secondo la madre, da tempo Chiara era uscita dalla dipendenza dalla droga.

Chiara Sacco aveva 19 anni e una figlia di poco più di due. Secondo la madre, da tempo Chiara era uscita dalla dipendenza dalla droga.

 

La sua condanna a morte
«Qualche giorno prima della tragedia, una coppia di Cassino le aveva presentato quest’uomo», prosegue la donna. «È stata la sua condanna a morte. Sono certa che per averla lui ha usato la droga. Che cosa è avvenuto quella sera in quell’alloggio? Mia figlia aveva paura. Lo dimostra, oltre ai messaggi lasciati sul suo profilo Facebook, anche il fatto che aveva chiesto a un cameriere che lavorava al ristorante nel quale qualche giorno dopo anche lei avrebbe iniziato a lavorare, di passare a casa sua dopo aver chiuso il locale e se vi avesse trovato altre persone lui avrebbe dovuto rimanere a dormire. Il ragazzo all’1.30 è passato, ha citofonato, ma nessuno gli ha risposto. Dal portone, però, ha visto delle ombre. Dal portone, però, ha visto delle ombre. Sono certa che a quell’ora mia figlia già era stata colta da malore e che quell’uomo, pur di non trovarsi nei guai, non ha chiamato i soccorsi se non quando ormai era troppo tardi. I vicini di casa, inoltre, sostengono di aver sentito la bambina piangere per tutta la notte. Mi chiedo perché? Come faccio a convincermi che quell’uomo, per raggiungere il suo scopo non ha minacciato mia figlia di fare del male alla bambina? Chi altro c’era quella sera a casa di Chiara? E perché se ne sono andati prima? Andrò fino in fondo per conoscere la verità».

Ermanno Amedei

 

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