PER FARE IL “CAVOR” CI VORREBBE IL PATENTINO!

Posted on by Cronaca Vera

ARRICCHIRSI SI’, MA RISPETTANDO LA NATURA

L’idea di un 79enne discendente di una famiglia di cercatori d’oro. Vuole mantenere in vita questa vecchia pratica, ma a una condizione. I suoi avi ricevettero il privilegio di poter svolgere questo lavoro nel 1155, dall’imperatore Federico Barbarossa che così volle ricompensare i tre fratelli per i servizi che gli avevano reso

La ricerca del prezioso metallo è un’occupazione che richiede molta pazienza.

La ricerca del prezioso metallo è un’occupazione che richiede molta pazienza.

Da sempre, lungo le rive del fiume c’è l’abitudine di cercare il prezioso metallo – Con la campagna fascista dell’“Oro alla patria” quella professione è scomparsa, poi la burocrazia ha fatto il resto

Dopo un intenso processo di lavorazione ecco il risultato.

Dopo un intenso processo di lavorazione ecco il risultato.

Vigevano (Pavia)
La sua famiglia è l’unica che ancora oggi può raccogliere l’oro del Ticino. Gli antenati di Sergio Biffignandi, 79enne pensionato di Vigevano, hanno ricevuto questo privilegio nel 1155, dall’imperatore Federico Barbarossa, che volle ricompensare i tre fratelli Biffignandi per i servizi che gli avevano reso.

All’epoca, Federico Barbarossa, era impegnato nella guerra che opponeva i comuni di Lodi e Pavia e Milano e, dopo aver conquistato Casale Monferrato, e averla ceduta al duca di Casale, uomo a lui fedele, stava puntando verso Pavia. A ostacolare la sua voglia di conquista c’era di mezzo però il Ticino.

«A quei tempi le piene del fiume erano molto più impetuose e violente di oggi», spiega Sergio Biffignandi. «I miei antenati lavoravano già sul Ticino e costruirono un ponte di legno nella zona di Vigevano chiamata Buccella, dove avevano un piccolo castello, che diede modo al Barbarossa di passare».

Oggi si possono ancora vedere quei piloni del ponte ormai distrutto, che hanno resistito all’acqua, grazie all’utilizzo di un legno molto particolare presente nei boschi del Ticino.

Scena d’altri tempi*** Un tempo, sulle sponde del Ticino, quella del cercatore d'oro era una vera e propria professione.

Scena d’altri tempi***
Un tempo, sulle sponde del Ticino, quella del cercatore d’oro era una vera e propria professione.

Un ponte prezioso
«Dopo aver conquistato Pavia, l’imperatore è ripassato da Vigevano per varcare il ponte e ha ritrovato i tre fratelli Biffignandi, che l’hanno omaggiato di una coppa per il vino in oro del Ticino», continua il 79enne. «Fin dall’antichità, infatti, lungo le rive del fiume c’è l’abitudine di ricercare il prezioso materiale per venderlo e fabbricarne gioielli. Grazie a quel favore, il mio antenato Gherardo, dal quale ho preso il mio secondo nome e i suoi fratelli hanno ricevuto il privilegio esclusivo di raccogliere l’oro del Ticino».

Quella concessione è in una bacheca appesa nell’appartamento di Sergio Biffignandi e anche in tempi recenti ha avuto una sua utilità.

Fino a pochi anni fa, infatti, chi voleva dedicarsi alla ricerca dell’oro, pagava una piccola tassa alla sua famiglia, proprio per via di quel diritto ereditario.

«L’ultimo ad aver vissuto facendo il “cavor”, come qui chiamiamo i cercatori d’oro, è stato mio nonno. All’inizio del ’900 era una professione che permetteva di guadagnare bene. Lo stipendio mensile di un operaio era di 100 lire, mentre raccogliendo un grammo d’oro se ne potevano guadagnare mille. Ha potuto farlo fino a quando non è arrivato il Fascismo. Con la campagna dell’“Oro alla patria” quella professione è scomparsa, anche perché tutto veniva requisito e mandato allo Stato. Mio nonno, che era uomo di fiume, è diventato un guardia parco».

La traduzione italiana della pergamena che attesta il privilegio ottenuto dalla famiglia Biffignandi dall’imperatore Barbarossa.

La traduzione italiana della pergamena che attesta il privilegio ottenuto dalla famiglia Biffignandi dall’imperatore Barbarossa.

Campioni del mondo

La passione per la ricerca dell’oro nel Ticino è stata comunque mandata avanti dalla famiglia Biffignandi, infatti Sergio, fin da ragazzo, nel tempo libero passava le giornate sulle sponde del fiume, a setacciare sassi e a cercare pagliuzze d’oro.

«È un lavoro per il quale ci vuole molta pazienza», continua. «Per saper raccogliere l’oro bisogna immaginarsi come ha lavorato il fiume dopo la piena. Nel Ticino di solito si deposita dietro alla sponda alta. Bisogna fare la prova e vedere dove ce n’è un po’. Prima si prendono i sassi nella sabbia, poi si puliscono a poco a poco e attraverso una lunga operazione di filtraggio, con appositi strumenti, si fa rimanere solo l’oro».

Se il Fascismo ha fatto scomparire i cercatori d’oro professionisti, la burocrazia negli anni ’70 ha rischiato di provocare l’estinzione anche di quelli amatoriali. Infatti, il Parco del Ticino aveva vietato di togliere qualsiasi cosa che si trovasse nell’area attorno al fiume.

«Fu in quell’occasione che feci valere il mio diritto e fondammo l’associazione dei cercatori d’oro, che ha prodotto cinque campioni del mondo alle gare in Norvegia». Il parco accettò la proposta di mantenere in vita quell’antica pratica, ma oggi c’è una nuova battaglia da combattere.

«Vengono con le pompe e aspirano tutto per prendere l’oro. Così si rovina però la natura. Perciò mi sto battendo affinché sia istituito il patentino per i cercatori doro».

Andrea Ballone

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