800 CHILOMETRI PER DEPORRE UN FIORE

Posted on by Cronaca Vera

PARTI’ SOLDATO E NON E’ PIU’ TORNATO…

 

Allevatore 50enne ha onorato la promessa fatta al padre tanti anni fa . Ha ritrovato la tomba del bisnonno ucciso durante la Grande Guerra. Fin da piccolo mamma e papà gli raccontavano del congiunto morto in un campo di concentramento e seppellito in un cimitero lontano, dove la coppia si riprometteva di andare non appena il figlio avesse potuto guidare l’auto

Impegno mantenuto*** Ugo Costantino, 50 anni, ha ritrovato in Austria, la tomba di nonno Natale, deceduto per fame nel campo di concentramento di Braunau Am Inn.

Impegno mantenuto***
Ugo Costantino, 50 anni, ha ritrovato in Austria, la tomba di nonno Natale, deceduto per fame nel campo di concentramento di Braunau Am Inn.

I genitori sono però venuti a mancare prima di poter realizzare questo loro desiderio – Oggi, a distanza di anni, il figlio, insieme con la sua famiglia, ha fatto quel viaggio per ritrovare quel pezzo di un passato mai conosciuto.

 

L’unica foto esistente di Natale Costantino, partito per il fronte nel 1914.

L’unica foto esistente di Natale Costantino, partito per il fronte nel 1914.

Pomaretto (Torino)

È cresciuto nel mito di un bisnonno davvero speciale, partito un giorno per uno dei tanti fronti della Grande guerra e mai più tornato a casa. Non solo i suoi familiari non ebbero l’opportunità di riabbracciarlo, ma non poterono nemmeno lasciare un fiore sulla sua tomba, perché nessuno sapeva con esattezza dove fosse stato seppellito. Almeno fino a oggi, quando Ugo Costantino, 50 anni, dopo aver ricomposto tutti i tasselli di un’estenuante e complessa ricerca, ha ritrovato in Austria, la tomba di nonno Natale.

«Ero molto piccolo quando papà Germano mi parlava di quel babbo che non aveva conosciuto, ma che occupava un posto importante nella sua mente, perché la mamma ne aveva sempre onorato scrupolosamente la memoria. Mi raccontava che suo padre era morto in guerra e riposava in un camposanto lontanissimo, dove saremmo andati appena avessi ottenuto la patente, perché il viaggio era lungo ed era meglio contare su due autisti. Nonno Natale era cattolico, il più giovane dei sette figli di un carabiniere, un ragazzo alto, generoso, forte e robusto, che aveva sposato Giuseppina Baret, valdese, in un’epoca decisamente non facile per la celebrazione di matrimoni tra persone di religioni diverse.

La nascita di una bimba li aveva rallegrati, purtroppo la neonata è morta quasi subito. Giuseppina si disperava, distrutta da quel lutto. Per consolarla, il marito era sceso a Torino, all’orfanotrofio di Via Saccarelli, tornando con un bambino che la sfortunata puerpera fu felice di cullare. Poi, il 2 dicembre 1914. nacque Germano, mio papà, ma nonno Natale si perse quella gioia perché era già oltre frontiera, portato via dallo scoppio della prima guerra mondiale».

In questo viaggio nei ricordi e nella nostalgia, Ugo Costantino è stato accompagnato dalla sua famiglia.

In questo viaggio nei ricordi e nella nostalgia, Ugo Costantino è stato accompagnato dalla sua famiglia.

Una vita spezzata

I ricordi familiari, tramandati di generazione in generazione, raccontano di un bell’uomo dal fisico prestante, alto, atletico. Una vera roccia, capace però di gesti di enorme sensibilità e con una grande voglia di lavorare. Una vita stroncata troppo presto, senza la possibilità di accudire la sua famiglia.

Dopo la disfatta di Caporetto, Natale fu imprigionato nel campo di concentramento di Braunau Am Inn, dove morì di fame.

«In un baule della nonna Giuseppina giacciono tuttora accuratamente conservate lettere di vario tipo. In due missive, Natale si lamentava di soffrire una gran fame. Giuseppina, rimasta sola con due bambini, scese all’ufficio postale di Perosa Argentina per spedire in Austria le più belle castagne, che non raggiunsero mai il suo sfortunato marito».

Giuseppina rimase sola con Germano e Mario da crescere. La scarna pensione del marito fu, in molte circostanze, l’unica risorsa, ma non si risposò. Morì in età avanzata, accudita dalle Suore del Cottolengo. Germano è cresciuto senza conoscere quel babbo partito per il fronte troppo presto, ma ha imparato ad amarne e rispettarne la memoria dalla madre.

A ricordare l’estremo sacrificio di Natale c’è una croce con una datae una lapide provata dalle intemperie, accanto alla quale i suoi parenti hanno deposto dei fiori.

A ricordare l’estremo sacrificio di Natale c’è una croce con una datae una lapide provata dalle intemperie, accanto alla quale i suoi parenti hanno deposto dei fiori.

Affetto e nostalgia

«Papà lo ricordo comunicativo, esuberante, estroverso, dinamico. Come nonno Natale e come sono io. L’unione dei miei genitori è stata benedetta dalla nascita di mio fratello Ivo, destinato purtroppo a morire ventenne, in un incidente. Gli anni passavano e con papà si parlava spesso di andare in Austria a onorare la tomba del nonno, ma finivamo sempre per rimandare. Poi, una malattia spietata si è portata via entrambi i miei genitori, io mi sono sposato e sono diventato padre a mia volta».

Ugo è un alpino e, frequentando i raduni dei commilitoni, accetta di partecipare a una gita lungo le tappe della grande guerra. È l’occasione che aspettava da tempo per ritrovare un pezzo di quel passato che non aveva mai conosciuto.

«Il desiderio di salutare il nonno, di pregare dov’era sepolto, di dimostrargli affetto e nostalgia aldilà del tempo e dello spazio, ha ripreso il sopravvento. Grazie al Cavalier Francesco Busso, presidente dell’Ana di Pinerolo, sono venuto in possesso del foglio matricolare del distretto di Natale e del numero della tomba. Sono partito insieme con mia moglie Ramona e due delle mie figlie. Il nonno riposa nel cimitero internazionale di Braunau Am Inn. Un luogo pulito, ordinato, maestoso nella sua austera, ma poetica semplicità. A ricordare il suo estremo sacrificio c’è una croce con la data: 17 maggio 1918 e una lapide provata dalle intemperie. Mi sono procurato al volo l’occorrente per pulirla, lasciandola perfettamente a posto. Abbiamo deposto dei fiori, soprattutto stelle alpine, capaci di portargli lo struggente messaggio carico di nostalgia delle nostre montagne».

Fabio Frabetti

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