Eva Braun, per anni è stata l’amante invisibile

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UN’ESISTENZA NELL’OMBRA…

 S’incontrarono nello studio del fotografo ufficiale del futuro dittatore.  La loro relazione divenne seria tre anni dopo

Goebbels e Speer descrivono Eva Braun come un'oca giuliva che viveva solo in funzione del suo uomo, Adolf Hitler, dal quale era pronta ad accettare tutto. Visse per 16 anni nell'ombra, accontentandosi degli scampoli di tempo che il dittatore le concedeva.

Goebbels e Speer descrivono Eva Braun come un’oca giuliva che viveva solo in funzione del suo uomo, Adolf Hitler, dal quale era pronta ad accettare tutto. Visse per 16 anni nell’ombra, accontentandosi degli scampoli di tempo che il dittatore le concedeva.

Lei inizialmente non lo aveva nemmeno riconosciuto – Aveva 17 anni e lavorava come apprendista e commessa – Con imbarazzo ed esitazione accettò la corte discreta di un così importante persona

 

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Ecco come appariva Hitler nel 1929, quando incontrò Eva. Va detto che l’immagine fu abilmente ritoccata e trasformata in “santino” del futuro dittatore

 

Dopo un anno, sentendosi trascurata, tentò il suicidio – Da quel momento, il suo amato promette di non abbandonarla mai più – Nonostante il suo ruolo era la donna più infelice del Terzo Reich

 

Berlino

«Io ho sposato la Germania, la signorina Braun non esiste».

Questo il severo ordine impartito da Hitler al ministro della Propaganda Goebbels quando cominciarono a circolare le voci di una sua possibile relazione con Eva Braun una ragazzotta bionda, belloccia, ma tutto sommato insignificante, che aveva conosciuto dall’amico e suo fotografo ufficiale Hoffmann. Le si era presentato come Herr Wolf e lei non lo aveva neppure riconosciuto, nonostante passasse il tempo a riordinare le sue fotografie vendute come santini alle grandi adunate del partito. Era l’ottobre del 1929 ed Eva era stata da poco assunta come apprendista fotografa, commessa e ragazza di bottega. Per Eva era il primo impiego dopo avere studiato inglese, francese, dattilografia, ragioneria ed economia domestica.

Lo studio fotografico Hoffmann documentava tutte le attività del movimento, pubblicava servizi fotografici sui congressi del partito e stampava brossure di propaganda come “Germania svegliati!”.

Hoffmann era il fotografo personale di Hitler e, allo stesso tempo, influente membro del partito e ritrattista per le occasioni private e pubbliche di tutta l’élite nazista.

Inizialmente, il rapporto tra Hitler ed Eva Braun fu platonico. Il Führer si limitava a portarle fiori e scatole di cioccolatini e lei era lusingata delle attenzioni di un così importante personaggio che per molti tedeschi cominciava a diventare una sorta di semidio cui tutto era dovuto per il futuro bene della nazione.

Bella, colta, raffinata, elegante, Magda Goebbels era lontana anni luce dallo stereotipo della donna nazista. Idolatrava Hitler che a sua volta ne era ammaliato, anche se ci sono prove di una loro relazione.

Bella, colta, raffinata, elegante, Magda Goebbels era lontana anni luce dallo stereotipo della donna nazista. Idolatrava Hitler che a sua volta ne era ammaliato, anche se ci sono prove di una loro relazione.

Una vita di attese

Un po’ impacciata e titubante accettò la corte discreta del grand’uomo. Gli incontri avvenivano sempre durante il giorno, Eva scriveva a Hitler brevi messaggi che poi infilava nella tasca del suo impermeabile quand’era appeso nel guardaroba dello studio fotografico. Il Führer la lasciava fare senza prendere alcuna iniziativa.

Secondo la signora Winter, la governante di Hitler, finché ci fu la nipote Geli il rapporto rimase molto formale, ma nel 1932 si accorse che i due non si frequentavano più solo platonicamente.

La stessa Eva accennò il fatto alla sorella Gretl quando, guardando una foto del primo ministro inglese Chamberlain a colazione nell’appartamento di Hitler, ridacchiando affermò:

«Se quel sofà potesse parlare…».

Eva passò buona parte della sua vita in attesa che Hitler avesse tempo da dedicarle. Nel 1932, abitava ancora in casa dei genitori, ignari di tutto, e divideva la stanza con le sorelle.

Il suo unico legame con il grand’uomo era un telefono, spacciato per necessario per la ditta, ma solo lui poteva chiamarla. Quando suonava, Eva si metteva a letto e si copriva con le coperte, così poteva parlare indisturbata con il suo amante. Ma le chiamate giungevano sempre più raramente, Hitler era impegnato in una durissima campagna elettorale e non aveva tempo di amoreggiare.

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Hitler, con accanto Göring, saluta la folla che lo acclama nuovo Cancelliere del Reich. La notizia, anziché rallegrare Eva la rese triste e malinconica perchè il suo Adolf avrebbe avuto ancora meno tempo da dedicarle.

Orgoglio e gelosia

Eva, sfinita dall’attesa, il 1° novembre 1932 inviò una struggente lettera d’addio a Hitler e poi, con il revolver del padre, si sparò un colpo alla gola. Nonostante l’abbondante perdita di sangue riuscì a chiamare un medico, il dottor Plate, cognato di Hoffmann che la fece condurre in ospedale. Ai genitori accorsi al suo capezzale disse che si era trattato di un incidente causato dalla sua inesperienza a maneggiare le armi.

Quando Hitler apprese del tentato suicidio si precipitò da Eva, promettendole che non l’avrebbe mai più abbandonata.

Il 1° gennaio 1933 l’invitò a teatro e dopo la presentò ufficialmente a Putzi Hanfstaengl, nel cui sontuoso appartamento si concluse la serata, cui erano presenti anche Rudolf Hess con la moglie e Heinrich Hoffmann insieme a Sofie Spork, con cui si era fidanzato dopo la morte della prima moglie.

Tre giorni dopo si svolse il fatidico incontro tra Hitler e Franz von Papen, nella casa del banchiere di Colonia von Schroeder che preparava la caduta del Cancelliere in carica e la conseguente nomina di Hitler.

Il 30 gennaio 1933, l’annuncio che il suo uomo era diventato la personalità più importante del Reich dopo il presidente Hindenburg, non riempì Eva di gioia, ma di preoccupazione: Adolf avrebbe dovuto passare più tempo a Berlino, dove c’era quella che riteneva la sua più pericolosa rivale, Magda Goebbels.

Heinz von Fait

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