E’ UNA VERGOGNA… E IO NON PAGO!

Posted on by Cronaca Vera

SEMBRA UNA PRESA PER I FONDELLI, INVECE…

Brutta sorpresa per un 56enne che da tempo vive in un garage. Si è visto recapitare la richiesta di pagamento del canone Rai. L’Agenzia delle Entrate gli chiede di versare la quota annuale prevista per chi possiede un apparecchio per vedere la televisione, ma nel suo “buco” non ha nemmeno la presa della corrente

 

Antonino Calabrese 56 anni mostra la lettera della rai con la quale chiede il pagamento del canone e il bollettino intestato all'agenzia delle entrate.

Antonino Calabrese 56 anni mostra la lettera della rai con la quale chiede il pagamento del canone e il bollettino intestato all’agenzia delle entrate.

Il bollettino gli è stato recapitato al vecchio indirizzo, ma lui non abita più lì da un anno – Sbollita la rabbia, vuole rivolgersi all’ente di riferimento per protestare e chiedere di recedere dalla richiesta

 
Torino

Prima ha perso il lavoro, poi l’appartamento di via Borsi e alla fine, nel febbraio del 2014, si è ritrovato a dormire dalle parti di corso Potenza, dentro un garage grande quanto una camera da letto, che oltre alle dimensioni manca anche di qualsiasi comfort, dal riscaldamento al piacere di dormire su un letto morbido.

Una vita in salita quella di Antonino Calabrese, un 56enne originario di Caltanissetta, testimoniata da denunce e da richieste di aiuto al Comune di Torino, riportate anche dalle nostre pagine (vedi “Cronaca Vera” n° 2188). Una girandola di disgrazie, culminata con l’ennesima amara sorpresa, arrivata per posta a metà del mese di febbraio. Una lettera spedita dall’Agenzia delle Entrate che chiede all’uomo di versare la quota annuale del canone Rai. Un bollettino che da prassi viene indirizzato alle famiglie di tutta Italia, ma di certo non a chi è costretto a vivere come un clochard da oltre un anno in un piccolo box dove non c’è traccia nemmeno del riscaldamento, figurarsi di un bene di lusso come può essere il televisore.

«Prima di aprire quella busta mi sono passate per la testa un sacco di idee», racconta Antonino, oggi stupito, ma anche arrabbiato. «Tutto potevo pensare, tranne che trovarmi davanti al naso una richiesta così assurda. Ossia il pagamento dei 130 euro per un servizio di cui non ho usufruito neanche un minuto».

Il garage-casa di Antonino Calabrese

Il garage-casa di Antonino Calabrese

Di male in peggio
Ma andiamo con ordine. Antonino lavorava come autista presso un’azienda che, alla fine del 2013, ha chiuso i battenti lasciando lui e altri dipendenti a casa. Senza più un’entrata sicura l’uomo si è ritrovato solo. La sua compagna, che in quel periodo era in ferie in Marocco, ha scelto di comune accordo con lui di non far ritorno in Italia.

«Le ho detto io di rimanere lì fino a che le cose non si fossero sistemate», spiega il 56enne, ma in realtà la situazione è andata via via peggiorando e Antonino ha scelto di lasciare l’appartamento di via Borsi.

«Non potevo più pagare le spese e non volevo comportarmi da disonesto», continua Antonino. «A febbraio dello scorso anno ho lasciato l’alloggio e mi sono stabilito in corso Potenza con la mia gatta e i miei scatoloni».

La micia è poi mancata, lasciando Antonino a vedersela da solo con i quotidiani problemi che la vita può offrire: nessun lavoro stabile, nessuna casa e solo qualche guadagno sporadico vendendo oggetti usati al mercatino delle pulci di via Sansovino, merci donate da qualche passante o da alcuni amici, fino agli appelli al Comune di Torino, caduti nel vuoto.

La vittima di questa vessazione burocratica non capisce come possa ancora risultare residente al vecchio indirizzo.

La vittima di questa vessazione burocratica non capisce come possa ancora risultare residente al vecchio indirizzo.

Atteggiamento deciso

«Poi giorni fa è arrivata la chiamata del mio vecchio vicino di casa», spiega Antonino. «Da quando sono stato messo alla porta dall’appartamento di via Borsi ho chiesto a questa persona di ritirare per me la posta».
La lettera, facente capo alla Rai, ha subito insospettito il 56enne.

«Ho pensato si fosse trattato di uno scherzo, poi una volta controllato il contenuto della busta mi sono reso conto che mi stavano davvero chiedendo i soldi per il canone».

Peccato che di una televisione nel garage non ci sia traccia da un pezzo.

«Non avrei nemmeno una presa dove attaccarla», spiega l’uomo. «E non capisco come io possa ancora risultare residente nel vecchio alloggio di zona Madonna di Campagna».

Così Antonino, mettendo da parte il rancore, ha riposto la lettera in un angolo, dentro il suo box. «Di sicuro non andrò alle Poste e non verserò loro tutti quei soldi, senza contare la mora», conclude Antonino. «La richiesta di pagamento del canone è una vergogna e, vista la situazione, telefonerò all’agenzia delle entrate per protestare e chiedere un loro dietrofront».

Filippo La Guerra

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