CONFESSIONI VERE/ QUEGLI SGUARDI DEL DON ERANO TUTT’ALTRO CHE CASTI

Posted on by Cronaca Vera

 

Durante un’interminabile viaggio in pullman con la mia parrocchia, mi accorsi di una situazione un po’ strana e imbarazzante: Don Paolo, l’amato parroco del paese, continuava a fissarmi con una certa insistenza. Dopo poco però, tutti quegli sguardi cominciarono a stuzzicarmi, e a far vacillare la mia incrollabile fedeltà coniugale…

MEM Confessione 2220

Sposata, quarantenne e madre di due figli adolescenti, sono una donna che non si vergogna di avere forti sentimenti religiosi. Anzi, ne vado fiera. Sono molto osservante e partecipo con gioia e passione a tutte le iniziative della mia comunità parrocchiale,  anche se non sempre mio marito condivide questo mio fervore.

Qualche tempo fa la nostra parrocchia ha organizzato per la prima volta una visita di gruppo a un famoso santuario all’estero. Capo spedizione era don Paolo, il nostro parroco di 45 anni, arrivato da pochi mesi ma già molto amato da tutti per la sua serietà, la bontà d’animo, e la caritatevole attenzione verso i fedeli.

Io stessa in parrocchia sono rispettata per le stesse ragioni. Proprio per questo mi sono stupita di me e del parroco quando, durante l’interminabile viaggio in pullman dal Veneto verso la nostra méta, gli sguardi miei e di don Paolo hanno cominciato a incrociarsi con troppa insistenza. Non saprei dire il perché di quello scambio di occhiate: mai in precedenza c’era stata una particolare intesa fra noi. Oltretutto mi preoccupava che i compagni di viaggio potessero fraintendere e malignare su di me, donna e moglie irreprensibile.

«Ma che strano, non mi ha mai guardata in quel modo. Ma che cosa vorrà?», mi domandavo, spremendomi le meningi per cercare di capire che cosa gli passasse per la testa.

Solo che piano piano, a forza di sguardi e sorrisini, qualcosa cominciava a passare anche a me per la testa. E gli sguardi, così come i sorrisi, venivano silenziosamente ricambiati. Quella situazione mi turbava, nel bene e nel male, e per la prima volta, sempre più turbata, vedevo il nostro parroco sotto un’altra luce, quella di uomo prestante e di un certo fascino.

Quando sulla via del ritorno ci fermammo per trascorrere la notte in albergo, don Paolo si incaricò di distribuire a tutti le chiavi delle camere, e mentre mi dava la mia, lasciò che vedessi bene il numero della sua, mettendomela sotto gli occhi. Poi mi guardò ancora, più intensamente che mai. Anche se avrei potuto ancora sbagliarmi, ero certa che il suo fosse un esplicito invito a raggiungerlo in camera. Non vi dico il mio sconvolgimento: sapevo di essere già in peccato con la mente, ma nonostante questo mi sentivo trascinata verso ben altro peccato, e non seppi dirmi di no…

Mi pareva che il battito del mio cuore si sentisse per tutto il corridoio, mentre lo attraversavo e infilavo le scale per salire al secondo piano. E se avessi capito male? Se fossi stata respinta? Che figura ci avrei fatto? Pensavo anche a questo, ma ormai ero troppo bollente di desiderio.

Bussai piano, senza nemmeno avere preparato una scusa, ma non ci fu bisogno di scuse. Don Paolo venne ad aprire, in slip e maglietta, e mi prese per mano dicendomi: «Ti aspettavo».

«Che uomo deciso!», pensai mentre mi trascinava dentro, e un brivido mi percorse tutta. Non so quante volte don Paolo avesse peccato prima di allora, ma di certo nel letto si comportò da grande e consumato peccatore.

La nostra sacrilega notte d’amore durò parecchio, quasi fino all’alba, e per me, abituata a essere semplice esecutrice di “doveri coniugali”, fu una meravigliosa sorpresa scoprire (e scoprirlo da un prete!) quante cose si potessero fare a letto che io non avevo mai fatto.

Quando ci abbandonammo esausti uno di fianco all’altra, rimanemmo senza parole. Sapevamo tutti e due che la nostra grave trasgressione non poteva certo diventare una tresca, e in me già cominciava a insinuarsi qualche timido rimorso.

Gli diedi un bacio e filai via veloce fino alla mia camera. Alla mattina e per tutto il resto del viaggio mi nascosi dietro un paio di occhialoni neri: per non incontrare i suoi eventuali sguardi e per non correre il rischio di tradirmi con i miei. Non avevo certo gli occhi di una donna che aveva fatto sonni tranquilli.

Tutto è tornato alla normalità dopo quella notte, ma don Paolo ancora mi guarda, quanto mi guarda! E io a volte penso che verso maggio sarebbe bello organizzare un’altra gita spirituale.

 

Rosanna D.

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Cronaca Vera

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3 Comments so far. Feel free to join this conversation.

  1. Panoramix 2015/03/23 at 15:09 - Reply

    Che maia piuttosto iala!
    Complimentoni alla donna e moglie irreprensibile, rispettata per la sua serietà, la bontà d’animo, e la caritatevole attenzione verso i fedeli.
    …e intanto il marito accumula più corna che un cesto di lumache!

  2. exetex 2015/06/12 at 17:19 - Reply

    Bellissima esperienza trasgressiva, resa oltremodo eccitante dall’averla vissuta con un prete i quali, essendo essere umani, hanno anche loro voglia. Se dovesse ripresentarsi l’occasione, non si faccia scrupoli e la riviva pienamente: corna o non corna, il piacere e l’appagamento provato, possono solo farle bene e sono sicuro che anche la sua intimità coniugale ne ha tratto giovamento.Complimenti!

  3. Dottore 2015/07/01 at 6:37 - Reply

    Dovrebbe solo vergognarsi di dare scandalo raccontando queste assurdità’. Se fossi suo marito darei una bella lezione a tutti e due. Vergogna!!!!!?

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