COSTRETTI IN PROCESSIONE DAVANTI ALLA SUA TESTA

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MISTERI E DELITTI

 

Nel XIV secolo lo stato pontificio contava più briganti che preti

Il brigantaggio era la conseguenza delle condizioni di vita dei contadini

 

I nobili e, in parte, della Chiesa si arrogavano i tre quarti dei sudati prodotti della terra – Davanti a una simile ingiustizia anche dei religiosi si affiancarono ai malviventi – Il più celebre fra loro fu preso, decapitato e usato come monito

Castel Sant’Angelo: qui nel cortile dell’Angelo, all’interno del castello, fu esposta per tre giorni la testa di padre Guercino. Sisto V, da poco succeduto a papa Gregorio XIII, obbligò il clero romano a una “macabra processione davanti alla testa mozzata del povero prete”.

Castel Sant’Angelo: qui nel cortile dell’Angelo, all’interno del castello, fu esposta per tre giorni la testa di padre Guercino. Sisto V, da poco succeduto a papa Gregorio XIII, obbligò il clero romano a una “macabra processione davanti alla testa mozzata del povero prete”.

 

Il macabro trofeo fu esposto per tre giorni su volontà del pontefice – Tanta crudeltà provocò nel popolo un’ondata di sdegno e sui muri della città apparve la scritta: “Papa Sisto non lo perdonerà nemmeno Cristo”

 

Roma

«Abbiamo più briganti che preti», disse Papa Gregorio XIII al figlio Giacomo. Erano gli “anni foschi” dello Stato Pontificio, nella seconda metà del XIV secolo. In quel tempo, i Papi avevano la loro donna e anche dei figli, amministravano la Chiesa e lo Stato con sistemi che non avevano nulla di cristiano e vivevano nel lusso. Un cronista del tempo riferisce che “nello Stato Pontificio c’erano circa trentamila briganti”.

La risposta a come mai la gente si dava al brigantaggio è nelle condizioni di vita dei contadini. La maggior parte di loro lavoravano duramente un fazzoletto di terra e quando arrivava il tempo della raccolta passavano gli sgherri del Principe che si prendevano la metà dei frutti della terra, poi toccava ai delegati della Chiesa che si prendevano la metà di quello che era rimasto. Alla fine al contadino rimaneva un quarto del raccolto, che non bastava a passare l’inverno.

Le persone “timorate di Dio” piegavano la testa e tiravano avanti pregando e lavorando, ma c’era anche chi si ribellava a queste ingiustizie e finiva per darsi alla macchia e iniziava la lotta contro le guardie pontificie, sempre più agguerrite e spietate.

Il Governatore si vantava di avere piazzato otto forche tra Frosinone e Anagni, affidandole a quattro boia, ma anche alcuni preti coraggiosi iniziarono a prendere posizione, condannando dai pulpiti il suo operato. Questa reazione non diede i frutti sperati, quindi anche dei religiosi finirono per raggiungere i briganti in montagna. Tra questi c’era il leggendario prete Guercino.

Il re della città*** Papa Gregorio XIII volle incontrare padre Guercino in carcere e, al termine del colloquio, invocò su di lui la clemenza divina, mentre il prete invocò la clemenza del Padreterno sul pontefice.

Il re della città***
Papa Gregorio XIII volle incontrare padre Guercino in carcere e, al termine del colloquio, invocò su di lui la clemenza divina, mentre il prete invocò la clemenza del Padreterno sul pontefice.

 

Era santo e demonio

Sono tante le leggende intorno a questo personaggio, che finì per diventare il “re della montagna”, in contrapposizione al “re della città”, che era il Papa. Una di queste racconta che “portava con sé sempre due fidati amici, il Vangelo e la spada”. Il suo motto era “dare sante bastonate a chi toglieva il pane dalla bocca dei fratelli, senza mai uccidere, perché la vita è un dono di Dio”, ma prima di dare le “sante bastonate” ai proprietari terrieri che sfruttavano i contadini, leggeva sempre un passo del Vangelo.

Questo prete, considerato santo dalla povera gente e demonio dai ricchi, partecipò a diverse spedizioni punitive organizzate da Marco Sciarra, il brigante gentiluomo che si proclamava “mandato da Dio contro gli affamatori del popolo”. E quando alla compagnia si unì anche Tommaso Forago dell’ordine di San Lorenzo e i cappuccini Antonio Macchia e Antonio Saccomanni, si formò la “Compagnia della Santa Giustizia”.

A questo punto Gregorio XIII ordinò al Governatore di fermare “un simile scandalo”. Iniziò così una caccia spietata ai “preti briganti”, che finirono in breve tempo nelle carceri pontificie.

Papa Gregorio XIII volle incontrare personalmente padre Guercino. Il colloquio durò un quarto d’ora e al termine “il Papa invocò la clemenza divina sul povero prete e questi invocò la stessa clemenza divina sul povero Papa”.

Padre Guercino fu poi processato e condannato a morte.

Il re della montagna*** Padre Guercino, da un disegno pubblicato nel 1875 dal “Becco Giallo”. Il prete divenne brigante per difendere i contadini derubati dai nobili e dalla Chiesa. Fu decapitato e poi bruciato e le sue ceneri gettate nel Tevere “affinché tutto di lui fosse disperso”.

Il re della montagna***
Padre Guercino, da un disegno pubblicato nel 1875 dal “Becco Giallo”. Il prete divenne brigante per difendere i contadini derubati dai nobili e dalla Chiesa. Fu decapitato e poi bruciato e le sue ceneri gettate nel Tevere “affinché tutto di lui fosse disperso”.

Predizione azzeccata

La grazia del Papa non arrivò e Padre Guercino trascorse in cella i suoi ultimi giorni, pregando, leggendo il Vangelo e meditando. Un giorno disse al suo carceriere che “davanti al tribunale divino l’avrebbe preceduto il Papa”.

Era una preveggenza, perché Gregorio XIII morì il 10 aprile 1585 e padre Guercino fu decapitato il 4 maggio.

Sisto V, che successe a Gregorio XIII, non si accontentò di fare decapitare il “prete brigante”, ma ordinò che la sua testa fosse esposta per tre giorni nel cortile dell’Angelo, a Castel Sant’Angelo, e costrinse il clero romano ad andare a vedere la macabra scena “affinché ogni prete si rendesse conto della fine riservata a coloro che si ribellano alla Santa Madre Chiesa”.

Il corpo di padre Guercino fu poi bruciato e le ceneri gettate nel Tevere “per disperdere ogni ricordo del prete brigante”. Davanti a tanta crudeltà, su alcuni muri vicini a Castel Sant’Angelo, mani ignote scrissero una frase che poi volò di bocca in bocca, diventando proverbiale: “Nemmeno Cristo perdonerà Papa Sisto”.

Quando poi morì questo pontefice, si diffuse la voce che fosse venuto a prenderlo il Demonio, perché mentre esalava l’ultimo respiro un uragano spaventoso si scatenò su Roma.

Enzo Valentini

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