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CONTINUO A LOTTARE E INTANTO PAGO!

A fronte di 37mila euro di tasse non pagate, è creditore di quasi tre milioni per lavori pubblici fatturati e mai saldati – Per attirare l’attenzione sulle sue vicissitudini ha tentato ogni tipo di protesta

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E’ CONVINTO CHE PRIMA O POI GLI SARA’ DATA RAGIONE…

L’infinito calvario di un imprenditore 40enne

Rimasto senza liquidità ha dovuto dichiarare fallimento

Lo Stato sa esigere dai cittadini puntualità nei pagamenti, ma quando deve pagare ogni scusa è buona per dilazionare l’esborso – Prima che dalle tasse è stato messo in ginocchio dalle banche

Il 40enne Emilio Missuto, in sei anni ha si è incatenato davanti ai tribunali, ha denunciato alla magistratura le malefatte delle persone che l’avrebbero ridotto sul lastrico, ha raccontato i fatti a giornali e tv, senza ottenere nulla.

Il 40enne Emilio Missuto, in sei anni ha si è incatenato davanti ai tribunali, ha denunciato alla magistratura le malefatte delle persone che l’avrebbero ridotto sul lastrico, ha raccontato i fatti a giornali e tv, senza ottenere nulla.

 

A fronte di 37mila euro di tasse non pagate, è creditore di quasi tre milioni per lavori pubblici fatturati e mai saldati – Per attirare l’attenzione sulle sue vicissitudini ha tentato ogni tipo di protesta

Gela (Caltanissetta)
Emilio Missuto, 40 anni, è stato costretto a dichiarare fallimento per 37mila euro di tasse non pagate allo Stato di cui è creditore per quasi tre milioni di euro per lavori pubblici fatturati e non saldati. Per attirare l’attenzione sulla sua vicenda scandalosa le ha tentate tutte: si è incatenato davanti ai tribunali, ha fatto più volte lo sciopero della fame e della sete sino a finire in ospedale, ha denunciato alla magistratura le malefatte di alcune persone che, a suo dire, l’avrebbero ridotto sul lastrico, ha invocato l’incontro con il presidente della Repubblica e con le diverse istituzione ai vari livelli, ha raccontato i fatti a giornali e tv, senza che si sia mossa foglia. Nulla di nulla.

Ma l’imprenditore 40enne è un uomo coriaceo e continua la sua protesta con ogni mezzo. Non intende arrendersi davanti alle avversità che gli sono costate tutte le sue risorse economiche e quelle della sua famiglia. La “Cosei Srl” era una delle società di famiglia specializzata nella messa in sicurezza e rinforzo degli argini dei fiumi e dei costoni di colline e montagne. Un lavoro di alta specializzazione che occupava una cinquantina di dipendenti ai quali Missuto ha sempre assicurato lo stipendio.

Le commesse nel settore dei lavori pubblici non mancavano, ma la crisi si faceva sentire e ogni ritardo nel pagamento delle fatture rischiava di mettere in ginocchio la ditta che, alcuni anni addietro, iniziava il suo lento calvario verso la chiusura.

Durante una protesta, un medico controlla la pressione a Missuto, il quale più di una volta è finito in ospedale per avere fatto degli scioperi della sete e della fame

Durante una protesta, un medico controlla la pressione a Missuto, il quale più di una volta è finito in ospedale per avere fatto degli scioperi della sete e della fame

Tasse e pignoramenti

«Ho fatturato per milioni di euro in diversi comuni d’Italia», racconta Missuto. «Ho realizzato opere pubbliche di notevole valore, ma bastava che uno di questi ritardasse nei pagamenti per mettermi nei guai e cosi è stato. Senza liquidità è stato tutto un susseguirsi di eventi nefasti che sono culminati con il fallimento dell’impresa, cui sono seguiti i licenziamenti delle maestranze e tutto il resto».

Le prime a dare addosso all’imprenditore sono state le banche, che hanno iniziato a pignorare le macchine movimento terra dell’azienda e tutto ciò che potesse trasformarsi in denaro contante per fare cassa a seguito del dissesto dell’azienda. Poi sono arrivate, puntuali, le tasse e, per non aver potuto pagare contributi previdenziali e Iva, l’imprenditore siciliano ha dovuto subire altri pignoramenti, stavolta sul patrimonio di famiglia.

«Circa 23.000 euro che sono diventati 37 mila per via degli interessi», aggiunge Missuto. «Mentre io aspetto ancora che mi siano saldati quasi tre milioni di euro da uno Stato che esige dai cittadini puntualità nei pagamenti, ma che quando si deve mettere le mani in tasca ogni scusa è buona per dilazionare nel tempo l’esborso, mentre l’Italia muore».

Il resto è storia nota, come quella di altri imprenditori che, per molto meno, si sono tolti la vita pur di mantenere integra la loro dignità nei confronti dei propri dipendenti.

Uno dei tanti lavori eseguiti dalla ditta di Missuto per il contenimento di costoni rocciosi e di alvei di fiumi oggi in pericolo per la dissennata cementificazione che provoca le tragedie a cui tutti stiamo facendo l’abitudine.

Uno dei tanti lavori eseguiti dalla ditta di Missuto per il contenimento di costoni rocciosi e di alvei di fiumi oggi in pericolo per la dissennata cementificazione che provoca le tragedie a cui tutti stiamo facendo l’abitudine.

Giustizia lumaca

«I Comuni che dovevano pagare le fatture al posto di aiutarmi mi hanno messo il bastone tra le ruote», continua il coraggioso imprenditore. «Tra errori e perizie alla carlona hanno tentato qualsiasi cosa pur di sfuggire alle loro responsabilità, tanto da costringermi a denunciare diverse persone tra tecnici e funzionari, ma sino a oggi gli unici ad averci rimesso siamo io e i miei dipendenti».

Per dirne una, Emilio Missuto aspetterebbe da sei anni il pagamento di oltre un milione di euro da parte del Comune di Santadi, in provincia di Carbonia Iglesias, con il quale è in corso un contenzioso giudiziario. Il civico consesso sardo rivendicherebbe la non conformità delle opere pubbliche eseguite dalla ditta siciliana, ma sarebbe incontrovertibile che detti lavori sono stati comunque eseguiti sotto il pieno controllo tecnico dell’ente pubblico, dunque dovrebbero essere pagati per le cifre pattuite. Ma ricorrendo al tribunale, Emilio Musso dovrà attendere gli esiti della lenta giustizia italiana.

«Intanto mi trovo in stato d’indigenza e con un pugno di mosche in mano», conclude l’uomo. «Continuerò la mia lotta perché prima o poi dovranno darmi ragione».

Già, prima o poi.

G.R.

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In un numero speciale di Cronaca Vera TUTTA LA VERITA’ SULLA SACRA SINDONE

In edicola il primo numero speciale di “Cronaca Vera”, interamente dedicato alla Sindone, il Sacro Telo di Torino che esposto alle preghiere dei fedeli.

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Sulle pagine di “Cronaca Vera”, nelle prossime settimane seguiremo i momenti salienti dell’Ostensione del 2015, con articoli di stretta attualità sulla Sindone, nel frattempo non dimenticatevi di andare in edicola a comprare lo speciale pieno di curiosità, indagini e verità sul Sacro Sudario.

Sulle pagine di “Cronaca Vera”, nelle prossime settimane seguiremo i momenti salienti dell’Ostensione del 2015, con articoli di stretta attualità sulla Sindone, nel frattempo non dimenticatevi di andare in edicola a comprare lo speciale pieno di curiosità, indagini e verità sul Sacro Sudario.

 

In edicola il primo numero speciale di “Cronaca Vera”, interamente dedicato alla Sindone, il Sacro Telo di Torino che esposto alle preghiere dei fedeli.

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Edessa, Costantinopoli, la Francia medioevale e quindi i Savoia che acquistarono la Sindone nel 1453 per poi trasferirla a Torino. Il Sacro Telo, passando attraverso i secoli, è sopravvissuto a due incendi e a numerose ostensioni pubbliche senza nessuna precauzione. Oggi è conservato sotto pesanti lastre di cristallo che dovrebbero proteggerlo da ogni intemperie e fra qualche giorno sarà mostrato alla venerazione dei pellegrini.

 

 

Si tratta di numero assolutamente da non perdere, che presenta con chiarezza i punti salienti della storia del Sacro Sudario, arricchiti da una straordinaria raccolta di immagini e di memorabilia che non mancheranno di interessare tanto il lettore comune, quanto il fedele.

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Alcune anteprime dello Speciale di Cronaca Vera:

Nel numero speciale troverete questo e altri indizi che ricollegano la Sindone con il Mandylion di Edessa, che era rappresentato come un fazzoletto con impresso il volto di Cristo circondato da un’aureola. In realtà il Mandylion era la Sindone piegata in quattro parti in modo da fare vedere solo il volto.

Nel numero speciale troverete questo e altri indizi che ricollegano la Sindone con il Mandylion di Edessa, che era rappresentato come un fazzoletto con impresso il volto di Cristo circondato da un’aureola. In realtà il Mandylion era la Sindone piegata in quattro parti in modo da fare vedere solo il volto.

V

Seguendo il filo delle rappresentazioni di Cristo, monete, miniature e icone, arriveremo direttamente ai Vangeli che sono un reportage in diretta della vita di Cristo. Rileggendo assieme i versetti della sepoltura dei quattro evangelisti si scoprirà che nessuno parla di un impronta sul telo sepolcrale, ma Giovanni, che entrò nel sepolcro scrisse: “vide e credette” (Gv 20,8). Che cosa vide l’apostolo per credere immediatamente alla Resurrezione? Un prete di Tivoli, Don Antonio Persili, propone una particolare traduzione del testo greco del Vangelo che sembra evocare la Sindone.

Seguendo il filo delle rappresentazioni di Cristo, monete, miniature e icone, arriveremo direttamente ai Vangeli che sono un reportage in diretta della vita di Cristo. Rileggendo assieme i versetti della sepoltura dei quattro evangelisti si scoprirà che nessuno parla di un impronta sul telo sepolcrale, ma Giovanni, che entrò nel sepolcro scrisse: “vide e credette” (Gv 20,8). Che cosa vide l’apostolo per credere immediatamente alla Resurrezione? Un prete di Tivoli, Don Antonio Persili, propone una particolare traduzione del testo greco del Vangelo che sembra evocare la Sindone.

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Quando apparve “storicamente”, in Francia, fu subito indetta un’ostensione pubblica della Sindone che attirò talmente tanti fedeli da irritare il vescovo di una diocesi “concorrente”. Anche oggi le ostensioni urtano molte persone perché sono il simbolo di una devozione semplice e popolare che si serve della Sindone per rinnovare la propria fede.

Quando apparve “storicamente”, in Francia, fu subito indetta un’ostensione pubblica della Sindone che attirò talmente tanti fedeli da irritare il vescovo di una diocesi “concorrente”. Anche oggi le ostensioni urtano molte persone perché sono il simbolo di una devozione semplice e popolare che si serve della Sindone per rinnovare la propria fede.

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PROCESSIAMO I POLITICI RESPONSABILI DELLA CRISI

Una battaglia portata avanti da un giovane e combattivo avvocato. Dalla sua ci sono illustri personalità del mondo accademico e giuridico. Ha presentato alcune denunce penali nei confronti dei capi di governo ritenuti i maggiori responsabili delle cosiddette politiche di austerità decise per imporre per scelte illiberali ai cittadini

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AVREBBERO DELIBERATAMENTE IMPOVERITO GLI ITALIANI…

Una battaglia portata avanti da un giovane e combattivo avvocato. Dalla sua ci sono illustri personalità del mondo accademico e giuridico. Ha presentato alcune denunce penali nei confronti dei capi di governo ritenuti i maggiori responsabili delle cosiddette politiche di austerità decise per imporre per scelte illiberali ai cittadini

 

Con Marco Mori ci sono illustri personalità del mondo accademico e giuridico e con una rete di avvocati ha creato l'associazione “Salviamo gli italiani” che aiuta i cittadini a difendersi, quasi gratis, dalle cause contro banche e Stato.

Con Marco Mori ci sono illustri personalità del mondo accademico e giuridico e con una rete di avvocati ha creato l’associazione “Salviamo gli italiani” che aiuta i cittadini a difendersi, quasi gratis, dalle cause contro banche e Stato.

 

Invece di imporre tagli e tasse per risolvere il problema bisognerebbe fare l’esatto contrario, ovvero, aumentare la spesa pubblica e diminuire la pressione fiscale per incoraggiare e tutelare il risparmio

 

Rapallo (Genova)

La crisi economica è stata inventata dal niente per impoverire gli italiani e costringerli ad accettare di avere meno diritti e possibilità di scelta. Certo di questo, Marco Mori, un 37enne combattivo avvocato genovese, ha presentato alcune denunce penali nei confronti di Mario Monti e Matteo Renzi, i capi di governo ritenuti i maggiori responsabili delle cosiddette politiche di austerità.

«Noi giuristi di solito non ci occupiamo di trattati europei o politiche monetarie», racconta Mori. «Per curiosità ho iniziato a studiare un po’ di economia e mi c’è voluto poco per scoprire il grande inganno. I nostri politici stanno collaborando a una gigantesca truffa nell’interesse dei poteri finanziari stranieri. La crisi è un atto deliberato con il quale si fiacca la resistenza della popolazione e dei cittadini per cedere diritti e sovranità nazionale. Lo stesso Monti ha candidamente confessato che le gravi crisi sono necessarie, rappresentando il prezzo psicologico per imporre ai cittadini alcune scelte in nome di un’economia di mercato che di liberale non ha nulla».

Secondo l’avvocato Mori il processo di impoverimento è iniziato nel 1992, con il trattato di Maastricht, quando l’Italia ha iniziato a tassare più di quanto spendeva, togliendo quindi moneta ai cittadini.

«Non faccio “sparate”»*** L’avvocato Marco Mori, 37 anni, mostra la denuncia che intende presentare.

«Non faccio “sparate”»***
L’avvocato Marco Mori, 37 anni, mostra la denuncia che intende presentare.

La soluzione è un’altra

«Siamo stati tutti impoveriti, il denaro in circolazione è troppo poco, nessuno riesce più a pagare, l’economia si è di fatto fermata. Ci chiedono tagli e ci propinano tasse per risolvere il problema quando bisognerebbe fare l’esatto contrario. La soluzione sarebbe di aumentare la spesa pubblica e diminuire la pressione fiscale. Lo prevede anche la nostra Costituzione: la Repubblica dovrebbe incoraggiare e tutelare il risparmio. L’unico modo per farlo è lasciare più soldi nelle tasche dei cittadini. Il credito stesso deve essere controllato e regolato e lo si fa solo con quella sovranità monetaria che abbiamo perso da tempo. Con Renzi stiamo vivendo uno dei periodi più oscuri della Repubblica. Con la sua capacità di abbindolare le masse sta ponendo in essere tutta una serie di provvedimenti dannosi che aumenteranno la recessione e il precariato: il lavoro diventa una merce e le persone saranno sempre più costrette a rinunciare ai propri diritti. Un governo e un Parlamento di nominati sta cambiando la Costituzione, un corto circuito democratico di dimensioni immani. Il tutto con la regia delle élite finanziarie assetate di potere».

Ci sarebbe però un altro baluardo, rappresentato dalla magistratura. Per questo l’avvocato Mori, insieme a giuristi, professori universitari e altri colleghi sta intraprendendo anche delle iniziative legali per portare a processo i responsabili politici del disastro. Anche se non sarà semplice.

«Ci sono molti magistrati in buona fede, ma raramente hanno una visione d’insieme che abbracci anche l’economia. Per questo non riescono a ipotizzare capi di imputazione. Invece, la questione giuridica sarebbe molto più semplice di tante cause che ogni giorno affollano i tribunali italiani», continua il legale.

matteo-renzi

Per Mori, «con Renzi stiamo vivendo uno dei periodi più oscuri della Repubblica: il lavoro diventa una merce e le persone saranno sempre più costrette a rinunciare ai propri diritti».

Contro l’immobilismo

«La crisi è artificiale e volontaria, diretta a colpire la personalità giuridica dello Stato: siamo quindi di fronte ad una menomazione di sovranità e indipendenza. Un reato punito dal codice penale. Per questo abbiamo presentato una serie di denunce penali e andremo sicuramente avanti. Le nostre azioni si scontrano però con i magistrati che spesso decidono di archiviare le indagini e non possiamo farci molto. Altrimenti ci sarebbero tutti gli estremi per chiedere, come abbiamo fatto, la misura cautelare per Monti e Renzi. Visto questo immobilismo ci siamo concentrati sul fronte civile. Vorremmo citare entrambi per risarcimento del danno. Serve però una persona che sia stata danneggiata in concreto, deve cioè esistere un nesso causale diretto e immediato tra questa situazione personale e un provvedimento del governo. Stiamo vagliando diverse posizioni per trovarne una eclatante e poter vincere la causa».

Con l’associazione “Salviamo gli italiani” Marco Mori ha creato una rete di avvocati in tutta Italia che aiutano i cittadini a difendersi, quasi gratis, dalle cause contro banche e Stato.

«Non sono un matto che si sveglia la mattina e fa queste sparate senza la certezza di avere ragione in quello che dico. Con me ci sono illustri personalità del mondo accademico e giuridico. Se altri colleghi moltiplicassero questo tipo di azioni legali aumenteremmo notevolmente la possibilità di far saltare l’ingranaggio e fermare questa dittatura prima che si compia definitivamente».

Fabio Frabetti

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DOVREMO RIMANERE QUI TUTTA LA VITA?

Le difficoltà di una coppia senza più un tetto sopra la testa. Dal novembre scorso vive in una fabbrica abbandonata. Prima abitavano in una soffitta di 18 metri quadrati – Lui, ex autotrasportatore, ha perso il lavoro nel 2012 e non è mai più riuscito un altro impiego – Dall’assistenza sociale riceve 30 euro al mese

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UNA SCELTA FIGLIA DELLA CRISI

Le difficoltà di una coppia senza più un tetto sopra la testa

Dal novembre scorso vive in una fabbrica abbandonata. Prima abitavano in una soffitta di 18 metri quadratiLui, ex autotrasportatore, ha perso il lavoro nel 2012 e non è mai più riuscito un altro impiego – Dall’assistenza sociale riceve 30 euro al mese

La moglie, invalida al 70 per cento a causa di una grave forma di epilessia, è costretta ad arrancare con 260 euro di pensione di invalidità – Per il Comune non hanno diritto a una casa popolare

 

Prima di ricavare un angolo dove stare all'interno della fabbrica Anna e Claudio vivevano alla fine di queste rampe, in balia delle intemperie.

Prima di ricavare un angolo dove stare all’interno della fabbrica Anna e Claudio vivevano alla fine di queste rampe, in balia delle intemperie.

Torino
Lo scenario pare adatto per un film dell’orrore. Una vecchia fabbrica abbandonata che si alza di alcuni piani fuori dal terreno, tutti i vetri delle finestre rotti, i controsoffitti smontati e nemmeno un’anima in circolazione.

Per entrare in questo palazzone dove un tempo si fabbricavano i missili bisogna passare dal cortile, sul lato di corso Giulio Cesare. Al civico 294 c’è un grosso cancello con un lucchetto, messo di recente. Le chiavi le hanno Claudio Bergero, ex autotrasportatore di 45 anni che dagli assistenti sociali riceve 30 euro al mese, e sua moglie Anna, 53 anni, invalida al 70 per cento a causa di una grave forma di epilessia e costretta ad arrancare con 260 euro di pensione di invalidità.

Questi due nuovi “inquilini” dell’edificio sono ovviamente abusivi, ma a nessuna sembra importare molto, nemmeno al proprietario della struttura che, anzi è ben contento di avere qualcuno “che faccia la guardia”.

Quella che ha portato la coppia a decidere di occupare un luogo dove l’igiene è un ricordo e dove i ladri sono sempre di casa è una scelta figlia della crisi.

«Abitavamo in una soffitta di 18 metri quadrati in via Giulia di Barolo 320», ricorda Claudio. «Pagavamo 320 euro al mese per l’affitto. Abbiamo vissuto lì fino al marzo dello scorso anno, poi causa morosità ci siamo ritrovati all’improvviso senza un tetto e senza più certezze».

Claudio e Anna nella ex fabbrica di missili abbandonata, dove hanno cercato di ricreare in un angolo un luogo dove poter vivere, ovviamente al freddo e al buio, poichè sprovvisti di qualsiasi tipo di energia.

Claudio e Anna nella ex fabbrica di missili abbandonata, dove hanno cercato di ricreare in un angolo un luogo dove poter vivere, ovviamente al freddo e al buio, poichè sprovvisti di qualsiasi tipo di energia.

Claudio, con un passato anche da camionista, a causa crisi della e di un riordinamento dell’organico dell’azienda, viene lasciato a casa nel 2012 e da allora non è mai più riuscito a trovare lo straccio di un impiego.

Ritrovatisi in mezzo a una strada, per alcuni mesi hanno dormito in qualunque posto gli capitasse a tiro. Persino sul marciapiede.

«Sono stati mesi terribili», racconta l’uomo. «Poi abbiamo trovato questa fabbrica e dallo scorso novembre non ci siamo più spostati».

Una fabbrica chiusa da tempo immemore, ma di certo non rimasta priva di movimento, come si può capire guardando i bagni sventrati, gli ascensori distrutti oltre a pavimenti e controsoffitti ridotti a uno scheletro. Per non parlare dei muri abbattuti, delle finestre sfondate e dei lavandini fatti a pezzi a colpi di mazza. Uno scempio compiuto con il solo scopo di portare via il rame di cui oggi restano solo le guaine.

Nel tetro palazzone che si trova alle spalle dell’Inps, i due hanno sistemato i ricordi di una vita, compresi vestiti e cibo. Senza luce ne gas, con la voglia di farla finita e con gli imprevisti sempre dietro l’angolo. I due imparano anche a convivere con il via vai dei piccioni, dei ladruncoli o di altri senzatetto in cerca di un posto al coperto.

Al terzo piano hanno ricavato un angolo dove poter vivere dopo aver cecato di ripulirlo dalle macerie.

Al terzo piano hanno ricavato un angolo dove poter vivere dopo aver cecato di ripulirlo dalle macerie.

«Capitava che fossimo svegliati nel cuore della notte da rumori provenienti da altri piani dell’edificio», ricorda Anna «Non ci abbiamo mai fatto l’abitudine. Difficile dormire sapendo che qualcuno potrebbe entrare nel luogo in cui dormi».

Infatti, una brutta notte i due vengono aggrediti e Anna finisce al pronto soccorso. Da quel momento scatta la voglia di dire basta e trovare una vera casa.
Nemmeno l’aiuto di padre Mario a Falchera, che a loro offre cibo e bevande, smuove la situazione. «Non aveva nemmeno una stanza per noi e così abbiamo desistito», ricorda Anna.

Avere un tetto sopra la testa, oggi, sembra utopia. Lo sa bene il 45enne, il quale si è recato anche presso gli uffici del Comune per compilare la domanda per l’emergenza abitativa. E proprio davanti a quegli sportelli il mondo è definitivamente crollato loro addosso.

I due, ex residenti a Ciriè, avendo meno di tre anni di residenza a Torino, per legge non possono ancora presentare richiesta per una casa popolare.

«E noi ora cosa facciamo?», continua Claudio. «Dobbiamo dormire in questo rudere fino a novembre del prossimo anno? Queste leggi sono ingiuste, chiediamo solo un posto dove dormire all’asciutto. Niente di più di quello che alle famiglie extracomunitarie viene dato senza batter ciglio».

Filippo La Guerra

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