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LA MIA PIU’ GRANDE PAURA L’INCONTRO CON GLI UFO!

Marziano Giampieri, 72enne pensionato, 60 anni fa fu protagonista di un incontro ravvicinato del terzo tipo. Insieme con un coetaneo stava pascolando dei greggi quando è successo.
Soltanto lui però ha visto questi tre piccoli esseri, alti circa 35 centimetri, accanto a una specie di barilotto nel quale si sono rapidamente introdotti e che poi è immediatamente partito verso il cielo

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UN’ESPERIENZA INDIMENTICABILE…

Marziano Giampieri, 72enne pensionato, 60 anni fa fu protagonista di un incontro ravvicinato del terzo tipo

Insieme con un coetaneo stava pascolando dei greggi quando è successo

Soltanto lui però ha visto questi tre piccoli esseri, alti circa 35 centimetri, accanto a una specie di barilotto nel quale si sono rapidamente introdotti e che poi è immediatamente partito verso il cielo

La casa colonica dove, nel 1954, viveva e lavorava la famiglia Giampieri.

La casa colonica dove, nel 1954, viveva e lavorava la famiglia Giampieri.

 

All’epoca il loro racconto fece scalpore – Furono interrogati a lungo dai carabinieri e finirono sui giornali – Sulla vicenda è poi caduto l’oblio, ma il suo ricordo è ancora vivo nel suo protagonista

Appignano (Macerata)

Marziano Giampieri con il libro del professor Massimo Inardi, in cui, insieme a molti altri, è descritto anche il suo avvistamento alieno.

Marziano Giampieri con il libro del professor Massimo Inardi, in cui, insieme a molti altri, è descritto anche il suo avvistamento alieno.

«Io e il mio amico Tantucci Pacifico, ambedue dodicenni, eravamo a pascolare le pecore, dopo la scuola. Non avevamo mai un posto fisso e quel giorno, il freddo 25 ottobre 1954, avevamo portato i nostri piccoli greggi su per il monte Sgaggia, nei pressi di Colcerasa. A una certa ora, presi come sempre dalla voglia di mangiare, decidemmo di fare un salto a casa. Al nostro ritorno, verso le 17.00, notammo che le pecore si erano un po’ allontanate e che il cane Fido abbaiava insistentemente, ma pensammo che lo facesse per tenerle di nuovo unite. Avvicinatomi ulteriormente notai un movimento e scorsi tre esseri, come tre animali un po’ scuri, vicini a un oggetto simile a un “barilotto”. Stupito e spaventato, gridai a Pacifico di guardare anche lui quelle stranezze e quel “coso” che non capivo che fosse, lui era ancora troppo indietro. Non avevo finito di dirglielo che i tre sparirono dentro quel “recipiente” e questo si staccò dal suolo rapidamente, emettendo un sibilo. Giunto a una ventina di metri di altezza, lasciò nell’aria una grossa palla di fuoco che prima di arrivare a terra, esplose violentemente, e noi ci sentimmo investiti da una forte ventata. Noi, intanto, stavamo giù per il pendio e, giunti a casa, raccontammo l’accaduto».

Grande scalpore

Questo è il racconto del giorno in cui Marziano Giampieri, oggi 72enne, fu protagonista di un “incontro ravvicinato”, un’esperienza davvero straordinaria, ma anche paurosa, riportata anche nel libro “UFO in Italia- l’Ondata del 1954”, scritto da Massimo Inardi, parapsicologo di fama mondiale e noto per le vincite realizzate nella trasmissione televisiva Rischiatutto.

«Logicamente, non fummo creduti dai nostri genitori, i quali però ne parlarono al bar e al mulino dove mio padre lavorava e la voce arrivò alla stampa locale, ai carabinieri di Cingoli e di San Severino Marche e persino alla Polizia Scientifica di Napoli. Accompagnammo quindi le autorità nel luogo dell’avvistamento, mentre fra la popolazione si erano creati due schieramenti: chi credeva che gli alieni fossero davvero atterrati e chi diceva che ci eravamo inventati tutto. Siccome solo io avevo visto i tre ominidi, dato che Pacifico era dietro di me lungo la salitella, fui preso di mira da tutti: giornalisti, carabinieri e persino l’allora parroco don Quinto, il quale mi fece giurare sul Vangelo che ciò che raccontavo fosse davvero la. Non solo! Come se io e Pacifico fossimo dei criminali, fummo interrogati separatamente dai carabinieri. Comunque credo che non fosse difficile crederci perché entrambi vivevamo in campagna, mio padre aveva solo una Radio sempre spenta perché la ricezione era disturbatissima. A casa non entravano giornali di alcun tipo. Insomma, io e Pacifico non potevamo sapere niente sugli Ufo e sulla vita in altri pianeti!».

La ricostruzione della scena dell'atterraggio di cui fu testimone Giampieri, realizzata dall’artista Nevio Zeccara per il volume “Ufo in Italia l'ondata del 1954”, scritto da Massimo Inardi.

La ricostruzione della scena dell’atterraggio di cui fu testimone Giampieri, realizzata dall’artista Nevio Zeccara per il volume “Ufo in Italia l’ondata del 1954”, scritto da Massimo Inardi.

Creature mai viste

Certo che, con un nome di battesimo come Marziano quell’incontro poteva essere stato previsto dal destino, infatti la stampa giocò molto questo.

«Riguardo le loro fattezze  ho sempre spiegato che non mi è stato possibile notare i particolari del loro volto perché erano voltati di spalle per rientrare nell’oggetto, ma notai chiaramente che indossavano una specie di tuta aderente di colore metallico un po’ scuro e lucido come la plastica. Erano diversi da noi, a partire dall’altezza che non superava i 35 centimetri, avevano una testa più grande del corpo e, invece di essere tonda, era molto appiattita, ma forse indossavano dei caschi. L’astronave che a prima vista sembrava un barilotto, aveva un diametro di 60/70 centimetri, con una lunghezza che non superava il metro e mezzo».

Marziano Giampieri all'età di 8 anni, insieme con nonna Rosa

Marziano Giampieri all’età di 8 anni, insieme con nonna Rosa

In seguito, Marziano si è trasferito ad Appignano, dove si è sposato e tuttora vive. Per tre anni è anche emigrato in Germania e, al ritorno, ha avviato una ditta di imbianchino e ora si gode la meritata pensione.

Degli Ufo non ha più parlato fino a quando, giorni fa, alcuni professori della locale scuola Media non gli hanno chiesto il libro scritto da Inardi che riporta anche la sua testimonianza.

«Non so come e perché, ma un giornalista di qui ne ha parlato sulla stampa locale, si sono aggiunti altri giornali, e ora siete arrivati anche voi di “Cronaca Vera”».

Tommaso Vitali Rosati

«In circa quaranta anni ho girato tutte le vie d’Italia, alla guida di un camper attrezzato a Redazione viaggiante, per assistere e documentare i fatti di tutte le genti. Ho dato voce a chi aveva dimenticato di averla. Ho ridonato bellezza a chi pensava di averla perduta. Ho ascoltato storie per raccontarle a tutti; storie di piccole cose e di antichi sogni. Le mie compagne di viaggio sono state la macchina fotografica ed una macchina da scrivere. Strumenti che hanno permesso a chi leggeva il giornale, di conoscere persone e fatti più o meno lontani. Ho fatto rivivere paesi abbandonati , mostrando di essi, quegli angoli belli che solo l’ultimo abitante poteva conoscere. E poi: maghi, fantasie di fate, racconti di demoni, storie di guerre, di assurdi burocratici, di speranze mai perdute, di Musei nati per l’amore di una sola persona, di animali con un cuore immenso, di superstizioni mai morte, di Santi e miracoli, di uomini con buona volontà, di tragedie …… Ho fermato il tempo incidendo tutte le immagini nella pellicola: volti, luoghi, riti, masse di persone, particolari, creando un archivio trentennale di uno spaccato di vita oggi, spesso dimenticato. Ho consumato macchine fotografiche e camper: oggi con l’informatica, ho mutato gli strumenti della mia redazione viaggiante e posso, in pochi attimi, inviare le mie storie, ovunque, nel mondo. Sono stato anche un giornalista molto fortunato perché le mie piccole storie sono piaciute sempre al giornale Cronaca Vera ed ai due Direttori che si sono alternati: Antonio Perria, il grande Maestro della Cronaca, -purtroppo ci ha lasciati da alcuni anni- , e Giuseppe Biselli, un entusiasta delle piccole cose che pubblicate, diventano “grandi”».

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7 Commenti

7 Comments

  1. Pingback: La mia paura più grande? L'incontro con gli Ufo - Fronte del Blog | Fronte del Blog

  2. luca effe

    2014/11/08 a 12:02

    Marziano vede i Marziani…

  3. Antonio

    2015/03/05 a 22:52

    Singolare coincidenza che il testimone di questo avvistamento si chiamasse “Marziano” se ho capito bene.
    Cordiali saluti. Antonio.

  4. Pingback: La Sacra Sindone: Cronaca Vera | Asia blog

  5. GIOVANNI7

    2015/07/25 a 23:45

    commenti stupidi

  6. Moreno Tambellini

    2015/10/15 a 20:47

    Segnalo che vi è un errore nell’attribuzione del citato libro “UFO in Italia ondata del 1954” al compianto Dott. Massimo Inardi, detto libro è stato infatti scritto dai seguenti autori, (Solas Boncompagni, Sergio Conti, Marcello Coppetti, Fernando Lamperi, Roberto Ricci, Pierluigi Sani). Questo per dare come si dice “a Cesare quello che è di Cesare”.
    Distinti saluti
    Moreno Tambellini

  7. Moreno

    2016/08/17 a 23:20

    Il libro di cui si fa cenno in questo articolo è il secondo della collana di sei volumi dedicata a UFO in Italia. L’autore non è come scritto nell’articolo il compianto Dott. Massimo Inardi, bensì sono sei co-autori ovvero: Solas Boncompagni, Sergio Conti, Marcello Coppetti, Fernando Lamperi, Roberto Ricci e Pier Luigi Sani. Questo come dire.. per dare a Cesere quello che è di Cesare.

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In un numero speciale di Cronaca Vera TUTTA LA VERITA’ SULLA SACRA SINDONE

In edicola il primo numero speciale di “Cronaca Vera”, interamente dedicato alla Sindone, il Sacro Telo di Torino che esposto alle preghiere dei fedeli.

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Sulle pagine di “Cronaca Vera”, nelle prossime settimane seguiremo i momenti salienti dell’Ostensione del 2015, con articoli di stretta attualità sulla Sindone, nel frattempo non dimenticatevi di andare in edicola a comprare lo speciale pieno di curiosità, indagini e verità sul Sacro Sudario.

Sulle pagine di “Cronaca Vera”, nelle prossime settimane seguiremo i momenti salienti dell’Ostensione del 2015, con articoli di stretta attualità sulla Sindone, nel frattempo non dimenticatevi di andare in edicola a comprare lo speciale pieno di curiosità, indagini e verità sul Sacro Sudario.

 

In edicola il primo numero speciale di “Cronaca Vera”, interamente dedicato alla Sindone, il Sacro Telo di Torino che esposto alle preghiere dei fedeli.

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Edessa, Costantinopoli, la Francia medioevale e quindi i Savoia che acquistarono la Sindone nel 1453 per poi trasferirla a Torino. Il Sacro Telo, passando attraverso i secoli, è sopravvissuto a due incendi e a numerose ostensioni pubbliche senza nessuna precauzione. Oggi è conservato sotto pesanti lastre di cristallo che dovrebbero proteggerlo da ogni intemperie e fra qualche giorno sarà mostrato alla venerazione dei pellegrini.

 

 

Si tratta di numero assolutamente da non perdere, che presenta con chiarezza i punti salienti della storia del Sacro Sudario, arricchiti da una straordinaria raccolta di immagini e di memorabilia che non mancheranno di interessare tanto il lettore comune, quanto il fedele.

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Alcune anteprime dello Speciale di Cronaca Vera:

Nel numero speciale troverete questo e altri indizi che ricollegano la Sindone con il Mandylion di Edessa, che era rappresentato come un fazzoletto con impresso il volto di Cristo circondato da un’aureola. In realtà il Mandylion era la Sindone piegata in quattro parti in modo da fare vedere solo il volto.

Nel numero speciale troverete questo e altri indizi che ricollegano la Sindone con il Mandylion di Edessa, che era rappresentato come un fazzoletto con impresso il volto di Cristo circondato da un’aureola. In realtà il Mandylion era la Sindone piegata in quattro parti in modo da fare vedere solo il volto.

V

Seguendo il filo delle rappresentazioni di Cristo, monete, miniature e icone, arriveremo direttamente ai Vangeli che sono un reportage in diretta della vita di Cristo. Rileggendo assieme i versetti della sepoltura dei quattro evangelisti si scoprirà che nessuno parla di un impronta sul telo sepolcrale, ma Giovanni, che entrò nel sepolcro scrisse: “vide e credette” (Gv 20,8). Che cosa vide l’apostolo per credere immediatamente alla Resurrezione? Un prete di Tivoli, Don Antonio Persili, propone una particolare traduzione del testo greco del Vangelo che sembra evocare la Sindone.

Seguendo il filo delle rappresentazioni di Cristo, monete, miniature e icone, arriveremo direttamente ai Vangeli che sono un reportage in diretta della vita di Cristo. Rileggendo assieme i versetti della sepoltura dei quattro evangelisti si scoprirà che nessuno parla di un impronta sul telo sepolcrale, ma Giovanni, che entrò nel sepolcro scrisse: “vide e credette” (Gv 20,8). Che cosa vide l’apostolo per credere immediatamente alla Resurrezione? Un prete di Tivoli, Don Antonio Persili, propone una particolare traduzione del testo greco del Vangelo che sembra evocare la Sindone.

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Quando apparve “storicamente”, in Francia, fu subito indetta un’ostensione pubblica della Sindone che attirò talmente tanti fedeli da irritare il vescovo di una diocesi “concorrente”. Anche oggi le ostensioni urtano molte persone perché sono il simbolo di una devozione semplice e popolare che si serve della Sindone per rinnovare la propria fede.

Quando apparve “storicamente”, in Francia, fu subito indetta un’ostensione pubblica della Sindone che attirò talmente tanti fedeli da irritare il vescovo di una diocesi “concorrente”. Anche oggi le ostensioni urtano molte persone perché sono il simbolo di una devozione semplice e popolare che si serve della Sindone per rinnovare la propria fede.

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PROCESSIAMO I POLITICI RESPONSABILI DELLA CRISI

Una battaglia portata avanti da un giovane e combattivo avvocato. Dalla sua ci sono illustri personalità del mondo accademico e giuridico. Ha presentato alcune denunce penali nei confronti dei capi di governo ritenuti i maggiori responsabili delle cosiddette politiche di austerità decise per imporre per scelte illiberali ai cittadini

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AVREBBERO DELIBERATAMENTE IMPOVERITO GLI ITALIANI…

Una battaglia portata avanti da un giovane e combattivo avvocato. Dalla sua ci sono illustri personalità del mondo accademico e giuridico. Ha presentato alcune denunce penali nei confronti dei capi di governo ritenuti i maggiori responsabili delle cosiddette politiche di austerità decise per imporre per scelte illiberali ai cittadini

 

Con Marco Mori ci sono illustri personalità del mondo accademico e giuridico e con una rete di avvocati ha creato l'associazione “Salviamo gli italiani” che aiuta i cittadini a difendersi, quasi gratis, dalle cause contro banche e Stato.

Con Marco Mori ci sono illustri personalità del mondo accademico e giuridico e con una rete di avvocati ha creato l’associazione “Salviamo gli italiani” che aiuta i cittadini a difendersi, quasi gratis, dalle cause contro banche e Stato.

 

Invece di imporre tagli e tasse per risolvere il problema bisognerebbe fare l’esatto contrario, ovvero, aumentare la spesa pubblica e diminuire la pressione fiscale per incoraggiare e tutelare il risparmio

 

Rapallo (Genova)

La crisi economica è stata inventata dal niente per impoverire gli italiani e costringerli ad accettare di avere meno diritti e possibilità di scelta. Certo di questo, Marco Mori, un 37enne combattivo avvocato genovese, ha presentato alcune denunce penali nei confronti di Mario Monti e Matteo Renzi, i capi di governo ritenuti i maggiori responsabili delle cosiddette politiche di austerità.

«Noi giuristi di solito non ci occupiamo di trattati europei o politiche monetarie», racconta Mori. «Per curiosità ho iniziato a studiare un po’ di economia e mi c’è voluto poco per scoprire il grande inganno. I nostri politici stanno collaborando a una gigantesca truffa nell’interesse dei poteri finanziari stranieri. La crisi è un atto deliberato con il quale si fiacca la resistenza della popolazione e dei cittadini per cedere diritti e sovranità nazionale. Lo stesso Monti ha candidamente confessato che le gravi crisi sono necessarie, rappresentando il prezzo psicologico per imporre ai cittadini alcune scelte in nome di un’economia di mercato che di liberale non ha nulla».

Secondo l’avvocato Mori il processo di impoverimento è iniziato nel 1992, con il trattato di Maastricht, quando l’Italia ha iniziato a tassare più di quanto spendeva, togliendo quindi moneta ai cittadini.

«Non faccio “sparate”»*** L’avvocato Marco Mori, 37 anni, mostra la denuncia che intende presentare.

«Non faccio “sparate”»***
L’avvocato Marco Mori, 37 anni, mostra la denuncia che intende presentare.

La soluzione è un’altra

«Siamo stati tutti impoveriti, il denaro in circolazione è troppo poco, nessuno riesce più a pagare, l’economia si è di fatto fermata. Ci chiedono tagli e ci propinano tasse per risolvere il problema quando bisognerebbe fare l’esatto contrario. La soluzione sarebbe di aumentare la spesa pubblica e diminuire la pressione fiscale. Lo prevede anche la nostra Costituzione: la Repubblica dovrebbe incoraggiare e tutelare il risparmio. L’unico modo per farlo è lasciare più soldi nelle tasche dei cittadini. Il credito stesso deve essere controllato e regolato e lo si fa solo con quella sovranità monetaria che abbiamo perso da tempo. Con Renzi stiamo vivendo uno dei periodi più oscuri della Repubblica. Con la sua capacità di abbindolare le masse sta ponendo in essere tutta una serie di provvedimenti dannosi che aumenteranno la recessione e il precariato: il lavoro diventa una merce e le persone saranno sempre più costrette a rinunciare ai propri diritti. Un governo e un Parlamento di nominati sta cambiando la Costituzione, un corto circuito democratico di dimensioni immani. Il tutto con la regia delle élite finanziarie assetate di potere».

Ci sarebbe però un altro baluardo, rappresentato dalla magistratura. Per questo l’avvocato Mori, insieme a giuristi, professori universitari e altri colleghi sta intraprendendo anche delle iniziative legali per portare a processo i responsabili politici del disastro. Anche se non sarà semplice.

«Ci sono molti magistrati in buona fede, ma raramente hanno una visione d’insieme che abbracci anche l’economia. Per questo non riescono a ipotizzare capi di imputazione. Invece, la questione giuridica sarebbe molto più semplice di tante cause che ogni giorno affollano i tribunali italiani», continua il legale.

matteo-renzi

Per Mori, «con Renzi stiamo vivendo uno dei periodi più oscuri della Repubblica: il lavoro diventa una merce e le persone saranno sempre più costrette a rinunciare ai propri diritti».

Contro l’immobilismo

«La crisi è artificiale e volontaria, diretta a colpire la personalità giuridica dello Stato: siamo quindi di fronte ad una menomazione di sovranità e indipendenza. Un reato punito dal codice penale. Per questo abbiamo presentato una serie di denunce penali e andremo sicuramente avanti. Le nostre azioni si scontrano però con i magistrati che spesso decidono di archiviare le indagini e non possiamo farci molto. Altrimenti ci sarebbero tutti gli estremi per chiedere, come abbiamo fatto, la misura cautelare per Monti e Renzi. Visto questo immobilismo ci siamo concentrati sul fronte civile. Vorremmo citare entrambi per risarcimento del danno. Serve però una persona che sia stata danneggiata in concreto, deve cioè esistere un nesso causale diretto e immediato tra questa situazione personale e un provvedimento del governo. Stiamo vagliando diverse posizioni per trovarne una eclatante e poter vincere la causa».

Con l’associazione “Salviamo gli italiani” Marco Mori ha creato una rete di avvocati in tutta Italia che aiutano i cittadini a difendersi, quasi gratis, dalle cause contro banche e Stato.

«Non sono un matto che si sveglia la mattina e fa queste sparate senza la certezza di avere ragione in quello che dico. Con me ci sono illustri personalità del mondo accademico e giuridico. Se altri colleghi moltiplicassero questo tipo di azioni legali aumenteremmo notevolmente la possibilità di far saltare l’ingranaggio e fermare questa dittatura prima che si compia definitivamente».

Fabio Frabetti

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DOVREMO RIMANERE QUI TUTTA LA VITA?

Le difficoltà di una coppia senza più un tetto sopra la testa. Dal novembre scorso vive in una fabbrica abbandonata. Prima abitavano in una soffitta di 18 metri quadrati – Lui, ex autotrasportatore, ha perso il lavoro nel 2012 e non è mai più riuscito un altro impiego – Dall’assistenza sociale riceve 30 euro al mese

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UNA SCELTA FIGLIA DELLA CRISI

Le difficoltà di una coppia senza più un tetto sopra la testa

Dal novembre scorso vive in una fabbrica abbandonata. Prima abitavano in una soffitta di 18 metri quadratiLui, ex autotrasportatore, ha perso il lavoro nel 2012 e non è mai più riuscito un altro impiego – Dall’assistenza sociale riceve 30 euro al mese

La moglie, invalida al 70 per cento a causa di una grave forma di epilessia, è costretta ad arrancare con 260 euro di pensione di invalidità – Per il Comune non hanno diritto a una casa popolare

 

Prima di ricavare un angolo dove stare all'interno della fabbrica Anna e Claudio vivevano alla fine di queste rampe, in balia delle intemperie.

Prima di ricavare un angolo dove stare all’interno della fabbrica Anna e Claudio vivevano alla fine di queste rampe, in balia delle intemperie.

Torino
Lo scenario pare adatto per un film dell’orrore. Una vecchia fabbrica abbandonata che si alza di alcuni piani fuori dal terreno, tutti i vetri delle finestre rotti, i controsoffitti smontati e nemmeno un’anima in circolazione.

Per entrare in questo palazzone dove un tempo si fabbricavano i missili bisogna passare dal cortile, sul lato di corso Giulio Cesare. Al civico 294 c’è un grosso cancello con un lucchetto, messo di recente. Le chiavi le hanno Claudio Bergero, ex autotrasportatore di 45 anni che dagli assistenti sociali riceve 30 euro al mese, e sua moglie Anna, 53 anni, invalida al 70 per cento a causa di una grave forma di epilessia e costretta ad arrancare con 260 euro di pensione di invalidità.

Questi due nuovi “inquilini” dell’edificio sono ovviamente abusivi, ma a nessuna sembra importare molto, nemmeno al proprietario della struttura che, anzi è ben contento di avere qualcuno “che faccia la guardia”.

Quella che ha portato la coppia a decidere di occupare un luogo dove l’igiene è un ricordo e dove i ladri sono sempre di casa è una scelta figlia della crisi.

«Abitavamo in una soffitta di 18 metri quadrati in via Giulia di Barolo 320», ricorda Claudio. «Pagavamo 320 euro al mese per l’affitto. Abbiamo vissuto lì fino al marzo dello scorso anno, poi causa morosità ci siamo ritrovati all’improvviso senza un tetto e senza più certezze».

Claudio e Anna nella ex fabbrica di missili abbandonata, dove hanno cercato di ricreare in un angolo un luogo dove poter vivere, ovviamente al freddo e al buio, poichè sprovvisti di qualsiasi tipo di energia.

Claudio e Anna nella ex fabbrica di missili abbandonata, dove hanno cercato di ricreare in un angolo un luogo dove poter vivere, ovviamente al freddo e al buio, poichè sprovvisti di qualsiasi tipo di energia.

Claudio, con un passato anche da camionista, a causa crisi della e di un riordinamento dell’organico dell’azienda, viene lasciato a casa nel 2012 e da allora non è mai più riuscito a trovare lo straccio di un impiego.

Ritrovatisi in mezzo a una strada, per alcuni mesi hanno dormito in qualunque posto gli capitasse a tiro. Persino sul marciapiede.

«Sono stati mesi terribili», racconta l’uomo. «Poi abbiamo trovato questa fabbrica e dallo scorso novembre non ci siamo più spostati».

Una fabbrica chiusa da tempo immemore, ma di certo non rimasta priva di movimento, come si può capire guardando i bagni sventrati, gli ascensori distrutti oltre a pavimenti e controsoffitti ridotti a uno scheletro. Per non parlare dei muri abbattuti, delle finestre sfondate e dei lavandini fatti a pezzi a colpi di mazza. Uno scempio compiuto con il solo scopo di portare via il rame di cui oggi restano solo le guaine.

Nel tetro palazzone che si trova alle spalle dell’Inps, i due hanno sistemato i ricordi di una vita, compresi vestiti e cibo. Senza luce ne gas, con la voglia di farla finita e con gli imprevisti sempre dietro l’angolo. I due imparano anche a convivere con il via vai dei piccioni, dei ladruncoli o di altri senzatetto in cerca di un posto al coperto.

Al terzo piano hanno ricavato un angolo dove poter vivere dopo aver cecato di ripulirlo dalle macerie.

Al terzo piano hanno ricavato un angolo dove poter vivere dopo aver cecato di ripulirlo dalle macerie.

«Capitava che fossimo svegliati nel cuore della notte da rumori provenienti da altri piani dell’edificio», ricorda Anna «Non ci abbiamo mai fatto l’abitudine. Difficile dormire sapendo che qualcuno potrebbe entrare nel luogo in cui dormi».

Infatti, una brutta notte i due vengono aggrediti e Anna finisce al pronto soccorso. Da quel momento scatta la voglia di dire basta e trovare una vera casa.
Nemmeno l’aiuto di padre Mario a Falchera, che a loro offre cibo e bevande, smuove la situazione. «Non aveva nemmeno una stanza per noi e così abbiamo desistito», ricorda Anna.

Avere un tetto sopra la testa, oggi, sembra utopia. Lo sa bene il 45enne, il quale si è recato anche presso gli uffici del Comune per compilare la domanda per l’emergenza abitativa. E proprio davanti a quegli sportelli il mondo è definitivamente crollato loro addosso.

I due, ex residenti a Ciriè, avendo meno di tre anni di residenza a Torino, per legge non possono ancora presentare richiesta per una casa popolare.

«E noi ora cosa facciamo?», continua Claudio. «Dobbiamo dormire in questo rudere fino a novembre del prossimo anno? Queste leggi sono ingiuste, chiediamo solo un posto dove dormire all’asciutto. Niente di più di quello che alle famiglie extracomunitarie viene dato senza batter ciglio».

Filippo La Guerra

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