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CHI HA CROCEFISSO PADRE PIO?

UN LIBRO-INCHIESTA CHE FARA’ DISCUTERE…
Uno studioso della vita del santo pone un interrogativo clamoroso – Intende chiedere agli organi competenti di aprire un’inchiesta – Vuole sia verificata, anche con l’ausilio di un’autopsia, la vera causa del decesso del frate – Secondo un testimone avvenne per intossicazione farmacologica, ma tale azione fu colposa o volontaria?

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UN LIBRO-INCHIESTA CHE FARA’ DISCUTERE…

Uno studioso della vita del santo pone un interrogativo clamoroso.

Intende chiedere agli organi competenti di aprire un’inchiesta.

Vuole sia verificata, anche con l’ausilio di un’autopsia, la vera causa del decesso del frate – Secondo un testimone avvenne per intossicazione farmacologica, ma tale azione fu colposa o volontaria?

 

Ogni nazione era interessata a controllare il “fenomeno” padre Pio. Nel 1923, da New York, giunge appositamente a San Giovanni Rotondo Mary Pyle (nella foto con il frate), che costruirà, per beneficenza e amicizia verso il frate, il convento e la chiesa della Sacra Famiglia, a Pietrelcina.

Ogni nazione era interessata a controllare il “fenomeno” padre Pio. Nel 1923, da New York, giunge appositamente a San Giovanni Rotondo Mary Pyle (nella foto con il frate), che costruirà, per beneficenza e amicizia verso il frate, il convento e la chiesa della Sacra Famiglia, a Pietrelcina.

 

 

Il religioso sarebbe stato, suo malgrado, consigliere del regime fascista e la sua influenza fu tale da modificare gli eventi storici, forse fino al punto mutare gli esiti del secondo conflitto mondiale.

 

San Giovanni Rotondo (Foggia)

Una sconvolgente rivelazione sulla vita di padre Pio viene dalle pagine del libro “Padre Pio di Pietrelcina. Credere Obbedire e Combattere”, che il giornalista Giuseppe Saldutto, 43 anni, intende dare alle stampe a conclusione della sua inchiesta e del quale ci anticipa alcuni estratti.

«Chiedo che sia fatta luce sulla sua morte e se padre Pio è stato eliminato, si dia al Santo anche l’onore del martirio», afferma il giornalista. «La data fondamentale nella vita di padre Pio, non è quella della sua nascita, ne quella della sua morte, ma  il 9 maggio 1919, il giorno in cui fu pubblicato un articolo sul “Giornale d’Italia” in merito ai suoi poteri e alla sua capacità di coinvolgere le folle. Questo diede inizio a una caccia all’uomo. Era necessario monitorare e capire come la pensava e, da ogni parte del mondo, furono inviati personaggi insospettabili incaricati di controllare questo personaggio in ascesa».

Erano tempi difficili, tristi e dolorosi, in cui si lavorava alla costruzione del Partito Nazionale Fascista, e ogni ostacolo che il nuovo progetto incontrava sulla sua strada era messo a tacere.

Secondo la tesi del giornalista, padre Pio fu, suo malgrado, consigliere esterno, di Mussolini e del suo staff dirigenziale, e la sua influenza fu tale da poter modificare gli eventi storici, fino al punto di prevedere gli esiti della catastrofe mondiale che si andava delineando. Forse la stessa catastrofe atomica fu vista dal Santo di Pietrelcina, come il minor danno da pagare, per salvare l’umanità.

Il giornalista Giuseppe Saldutto, 43 anni, annuncia sconvolgente rivelazioni sulla vita di padre Pio nelle pagine del suo prossimo libro-inchiesta, “Padre Pio di Pietrelcina. Credere Obbedire e Combattere”.

Il giornalista Giuseppe Saldutto, 43 anni, annuncia sconvolgente rivelazioni sulla vita di padre Pio nelle pagine del suo prossimo libro-inchiesta, “Padre Pio di Pietrelcina. Credere Obbedire e Combattere”.

Un altro destino

Antonio Florio, fascista di spicco, prima di partire per gli Stati Uniti, passò due anni in clausura con padre Pio a San Giovanni Rotondo. Florio era un importante ingegnere meccanico, un progettista di bombe che, dopo avere fatto perdere le sue tracce negli Stati Uniti, fu ufficialmente dichiarato morto nel 1938. Possiamo ipotizzare che Florio abbia preparato il terreno per Enrico Fermi, Pontecorvo, e “i ragazzi di via Panisperna”, da tempo vicini alla realizzazione del “raggio della morte”?

Tutto questo ha realizzato un diverso destino per Hitler, altrimenti destinato a essere il distruttore del pianeta, ma il Padre Pio soprannaturale incomincia a modificare il corso della storia già nel 1917, presentandosi in bilocazione al generale Cadorna, intenzionato a suicidarsi, e salvando la vita al militare.

Anche Emanuele Brunatto, uomo audace e spregiudicato, che pare facesse parte dei “12 discepoli di Mussolini” sparsi per l’Europa, agente segreto di spicco, con incarichi importanti.  Brunatto, un laico, vive a stretto contatto con il frate, nella cella accanto alla sua, per diversi anni. Un fatto strano, ancor più per i tempi in cui avviene.

Padre Pio lo chiama “u’ poliziott’“, il poliziotto, ma lui usa tanti pseudonimi e poco e niente il suo vero nome e cognome. Alla fine della seconda guerra mondiale si trova in Francia, ed è condannato a morte in contumacia, per collaborazionismo con il nemico. Non si sa se continua la sua attività o meno, ma per oltre 20 anni, nessuno cerca di ammazzarlo o di ammanettarlo.

Luigi Peroni e p. Pio

Luigi Peroni avrebbe dovuto raccogliere i documenti e i segreti di Emanuele Brunatto, ma quando giunse a casa sua questi era già morto.

Una pedina scomoda

Nel frattempo, invia un mare di denaro a padre Pio per la costruzione della “Casa Sollievo”. Si parla di ben 3 milioni e 500 mila franchi francesi, pari a una decina milioni di euro attuali.

Arriviamo ai primi di febbraio del 1965, quando un’automobile parte da San Giovanni Rotondo con la benedizione di padre Pio. È guidata dal dottor Giuseppe Gusso, uomo di fiducia del frate e la sua missione è di salvare Emanuele Brunatto, per rimetterlo in gioco. Qualcuno però non è d’accordo. Quella stessa sera Brunatto, disperato e in cerca di aiuto, chiama per telefono il suo amico Luigi Peroni, dicendogli testualmente, «Vogliono farmi la pelle, corri qua che ho da darti dei documenti».

Peroni rinvia l’incontro alla mattina successiva, ma quando giunge sotto casa di Brunatto fa solo in tempo a vedere che stanno portando via il suo cadavere.

A seguito di questo fatto padre Pio fu accusato dal sistema mondiale di aver voluto rimettere in gioco una pedina che doveva rimanere nel cassetto, e perciò sarà perseguitato e destinato alla fine.

«Il dottor Gusso, dichiarò a chiare lettere che la morte di padre Pio avvenne per intossicazione farmacologica», conclude il giornalista. «Se qualcuno ha ucciso padre Pio, credo che sia arrivato il momento giusto, per addebitare le responsabilità storiche di tale azione, colposa o volontaria che sia».

Monica Sales

DOCUMENTARSI SU PADRE PIO:

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IO NON SONO UN SOGNATORE IO VENGO SOGNATO

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Dal 1974 al 2015 ha girato 30 film, una ventina dei quali usciti anche in Italia, è apparso in altre 10 produzioni tv americane mai arrivate da noi, diretto quattro pellicole e scritto un libro

 

 

New York (U.S.A.)

Henry Franklin Winkler è conosciuto soprattutto per il suo ruolo di Arthur “Fonzie” Fonzarelli, nella travolgente sit-com televisiva “Happy Days”. Nato il 30 ottobre 1945, nel West Side di Manhattan, figlio di Ilse Anna Marie Winkler e Harry Irving Winkler, presidente di una società di legname, ebrei emigrati da Berlino nel 1939, alla vigilia della Seconda guerra mondiale. Henry, che ha una sorella, è cresciuto nelle tradizioni del giudaismo conservatore, anche se non praticante. La famiglia partecipa alla Congregazione Habonim, dove sua madre, casalinga, gestisce un negozio di oggetti giudaici.

Henry Winkler non solo Fonzie

Il futuro Fonzie, da bambino, è ansioso a causa di una sua dislessia mai diagnosticata, e per questo è considerato “lento, stupido, incapace di crescere, scrivere, leggere”. Suo padre, che parla 11 lingue, non capirà mai i problemi di Henry a scuola e lo punirà spesso e volentieri. Dopo la morte dei suoi genitori l’attore affermò che non ebbe mai un buon rapporto con loro, e che proprio per la sua dislessia non diagnosticata suo padre lo chiamava “cane muto”.

Superati quegli anni, Winkler frequenta la McBurney School e nel 1967 consegue la laurea all’Emerson College, per poi ottenere un Master nelle Belle Arti alla Yale School of Drama, nel 1970. Nel 1978, l’Emerson College concede a Henry un dottorato honoris causa in Lettere, iniziativa poi emulata anche dall’Austin College.

È stato attore, regista, produttore tv e scrittore

Vita di provincia

Nello stesso anno sposa Stacey Furstman con la quale avrà due figli, Zoe Emily (1980) e Max Daniel (1983). Con la coppia vive anche Jed Weitzman, nato dal precedente matrimonio di Stacey.

«Fin da bambino sognavo di diventare un attore», dichiara Winkler in un’intervista. «La mia prima apparizione in televisione mi fu pagato 10 dollari».

Dopo aver lavorato in teatro a Washington, rientra a New York, dove si mantiene girando spot televisivi, così da poter fare gratis il cabarettista nei localini della città.

È però conosciuto soprattutto per il suo ruolo di Arthur “Fonzie” Fonzarelli, nella travolgente sit-com televisiva “Happy Days” – Un personaggio inizialmente osteggiato dai produttori

Il suo esordio ufficiale avviene nel 1973, nella quarta stagione del “Mary Tyler Moore Show”, serie televisiva trasmessa per anni anche in Italia, ed è grazie al produttore Tom Miller che, nel 1974, ottiene il ruolo di Arthur Herbert Fonzarelli, soprannominato “The Fonz” o “Fonzie”, nella serie “Happy Days”. Il regista-produttore Garry Marshall, cercava per questo ruolo un tipo biondo, italiano, ma evidentemente il provino di Winkler gli fa cambiare idea.

Il telefilm, ambientato a Milwaukee (nello stato del Wisconsin), è imperniato sulle vicende quotidiane della famiglia borghese dei Cunningham, tra gli Anni 50 e 60, e mette in scena la vita, l’amicizia, l’amore, le feste, il cinema, la cultura, la musica, il divertimento e lo stile di vita abituale di quella generazione di adolescenti statunitensi che hanno vissuto il sogno americano fino alla vigilia della guerra con il Vietnam.

Dopo i giorni felici…

In principio, i dirigenti della tv ABC non vogliono vedere quel suo giubbotto di cuoio (noto in Italia come “chiodo”), in quanto poteva dare un’idea di coatta delinquenza. Così, nei primi 13 episodi di “Happy Days” Winkler indossa due diversi tipi di giacche da vento. Marshall discute con i dirigenti circa la giacca, e alla fine si arriva a un compromesso: Fonzie può indossare la giacca di pelle solo nelle scene dove appare con la sua moto, ma il fatto divertente è che da quel momento in poi, lui si vedrà sempre con la sua moto.

All’inizio, il personaggio di Fonzie rimane comunque ai margini delle situazioni, ma con il tempo finirà gradualmente per occupare quasi una posizione da protagonista.

Dopo la fine di “Happy Days” (l’ultimo episodio va in onda nel settembre 1984), Winkler si concentra sulla regia girando film e serie tv (tra cui “Alla scoperta di papà” (1988), interpretato da Billy Crystal e “Un piedipiatti e mezzo” (1993) con Burt Reynolds.

Dal 1974 al 2015, Henry gira anche una trentina di 30 film (molti dei quali usciti anche in Italia), tra cui “Crazy Joe” (1974), diretto da Carlo Lizzani, un poliziesco ispirato alla vera storia del gangster Joe Gallo, assassinato nel 1972.

Per finire come direbbe Fonzie: «Fra 100 anni non ci saremo più. Voi sarete morti, io mi trasferirò in California!»

Ehi, grazie Fonzie.

Primo Terzi

 

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NEI FILM HO FATTO DI TUTTO TRANNE IL MASCALZONE

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Amedeo Nazzari è stato un idolo per tutte le donne. Una vera e propria icona a cavallo dell’ultima Guerra

 

 

Cagliari

Amedeo Nazzari, è una delle figure principali del nostro cinema classico, spesso considerata una variante italiana degli americani Errol Flynn o Clark Gable. Emerge come una stella durante il fascismo, ma la sua popolarità continua anche nel dopoguerra.

Nasce Salvatore Amedeo Carlo Leone Buffa, a Pirri, il 10 dicembre 1907, figlio di Salvatore Buffa e Argenide Nazzari, proprietari di un pastificio. Successivamente adotta come nome d’arte quello del nonno materno, Amedeo.

Morto il padre, si trasferisce con le sorelle e la madre a Roma, dove frequenta un collegio salesiano nel quale maturerà voce e posture nelle recite scolastiche. La sua esperienza iniziale è nel teatro, dove esordisce da professionista nel 1927 con Dillo Lombardi, per passare negli anni successivi a compagnie più importanti come quelle di Annibale Ninchi, Memo Benassi e Marta Abba.

Ha girato oltre 90 film e più di una volta nel ruolo di prode aviatore che cade sotto i colpi del nemico – Mussolini l’avrebbe voluto ergere a modello dell’eroe fascista, ma lui rispose picche

Il cinema arriva nel 1936: è Anna Magnani, 28enne, a imporre al marito regista Goffredo Alessandrini di prendere quell’elegante spilungone sardo, di un anno più giovane di lei, come protagonista di “Cavalleria”.

Faceva arte, non politica

Nazzari vestirà i panni di un asso dell’aeronautica che muore in missione. Due anni dopo, con “Luciano Serra, pilota”, torna nei cieli a combattere per l’Italia durante la guerra abissina.

Invitato da Benito Mussolini a rappresentare il modello dell’eroe maschile del Partito fascista, lui risponde picche: «Grazie Duce! Preferirei non preoccuparmi per la politica avendo impegni artistici più pressanti».

La nascita di Nazzari come stella coincide con un grande impulso del governo italiano per ricostruire l’industria cinematografica del Paese. La politica fornisce al cinema finanziamenti governativi su larga scala e il numero di film prodotti ogni anno sale rapidamente, grazie anche a un prolifico Nazzari (sei film nel 1939 e otto nel 1941, che percepisce mezzo milione a pellicola, un vero record).

Nazzari recita spesso con le più importanti attrici italiane dell’epoca, tra cui Lilia Silvi, Luisa Ferida, Mariella Lotti, Assia Noris, Vera Carmi, Clara Calamai, e con Alida Valli.

Viene ricordato anche per la sua grande generosità che mascherava con un carattere brusco, ma solo all’apparenza, e per un rigore che l’ha sempre caratterizzato

Dopo l’ingresso della Seconda guerra mondiale, Nazzari s’impegnò in occasionali produzioni propagandistiche. “Bengasi” (1942), è un film di guerra anti-britannico girato in Libia, in cui l’attore sardo è un patriota italiano collaboratore-spia degli occupanti inglesi per rubar loro i piani di battaglia.

Rivalutazione tardiva

“Catene”, del 1949, che lo vede in coppia con la greca Yvonne Sanson, è esaltato al botteghino da un enorme successo che apre all’attore un secondo fortunatissimo capitolo della sua carriera: è il primo di una lunga serie di pellicole strappalacrime che rivitalizza il melodramma popolare, molto amato in Italia fin dai tempi del cinema muto, cui seguiranno “Tormento”, “I figli di nessuno”, “Chi è senza peccato” e “Torna!”, “L’angelo bianco”, tutti diretti da Raffaello Matarazzo.

Negli anni ’70, la critica cinematografica rivaluterà questi film, pentendosi di averli bistrattati alla loro uscita, descrivendoli come banali fotoromanzi.

Sono anche gli anni in cui dirada sempre più gli impegni cinematografici per una insufficienza renale che lo costringe a ripetuti ricoveri in clinica. Nel 1975 partecipa a un episodio della serie televisiva “L’ispettore Derrick” e gira le sue due ultime due pellicole, “Nina” di Vincente Minnelli e “Melodrammore” di Maurizio Costanzo.

Si spegne nella clinica Villa Claudia di Roma la sera del 5 novembre 1979. È sepolto a Roma, al cimitero monumentale del Verano. Grazie, Amedeo.

Primo Terzi

Il meglio su Amedeo Nazzari:

 

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L’ARTISTA PIU’ PREMIATO NELLA STORIA DELLA MUSICA

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Muore, a 51 anni, nel 2009 – Il suo medico personale è accusato di averne provocato il decesso con una dose letale di anestetico e sarà condannato a quattro anni di carcere

 

Los Angeles

Re del pop ed eterno Peter Pan della musica leggera, Michael Joseph Jackson nasce il 29 agosto 1958 nella città di Gary, Indiana (Stati Uniti). Si interessa fin dall’infanzia alla musica, mentre i suoi fratelli maggiori lo accompagnano suonando e cantando. Joseph Jackson, padre e padrone, intuendo il talento dei figli, decide di costituire il gruppo dei Jackson Five, e mai intuizione si rivelò più azzeccata, soprattutto per lui che teneva i cordoni del borsone. Il quintetto, guidato dallo scatenato e travolgente piccolo Michael, passa velocemente dai piccoli show locali a un contratto con la leggendaria etichetta discografica “Motown” e incise, scalando le classifiche, 10 album in quasi 10 anni.

Michael Jackson, il più grande intrattenitore di tutti i tempi

A17 anni Michael conosce il leggendario Quincy Jones, re della black music, con il quale, quando compie 21 anni inizia la sua collaborazione registrando il primo album solista, “Off the Wall” che raggiunge la vetta delle classifiche nel mondo intero.

L’exploit successivo lo farà entrare nella storia come autore dell’album più venduto di sempre: “Thriller”, che a oggi ha venduto oltre 65 milioni di copie.

Bob Geldof, cantante, attore e attivista irlandese dirà di lui: «È probabilmente la persona più famosa del pianeta. Quando canta, lo fa con la voce di un angelo. Quando i suoi piedi si muovono, è come vedere danzare Dio».

Un genio sofferente e creativo

Accuse pesanti

Ma Michael frequenta sempre più la paranoia: compra un enorme ranch in California, ribattezzato “Neverland”, attrezzandolo a parco giochi e invitando ragazzi sempre più piccoli a visitarlo e rimanere ospiti da lui e della sua innocente sensibilità.

«Io penso che se un bambino non riceve l’amore di cui ha bisogno dai propri genitori deve andare a procurarselo da qualcun’altro, così si affeziona a un nonno o a chissà chi».

La sua propensione per la chirurgia plastica e i comportamenti talvolta bizzarri (come indossare mascherine mediche in pubblico) fanno di lui un ghiotto bersaglio per i giornali di gossip. Inoltre, il suo rifiuto a dare spiegazioni delle sue azioni, fa aumentare inevitabilmente l’interesse morboso sulla sua stravagante ed estrosa vita, dando adito a “leggende metropolitane”.

La sua carriera inizia a 5 anni nel gruppo di famiglia, i Jackson Five, ed è stato una figura dominante nella cultura pop per 45 anni, grazie al suo contributo al mondo dello spettacolo

Nel 1985, si fa promotore insieme a Lionel Richie del progetto “We are the world”, un singolo i cui proventi sono destinati ai bambini africani cui partecipano le più grandi stelle USA della canzone: il successo è planetario.

Seguono altri suoi dischi di successo, ma la sua immagine sfavillante è pesantemente ridimensionata dalle voci di molestie ai minori, corroborate e conclamate nel 1993 da un ragazzino “amico” del cantante che lo denuncia solo per spillare denaro e il tutto si risolve con un cospicuo assegno tra Jackson e il padre del minore, vero accusatore e predatore.

Matrimoni e figli

Nel tentativo di dare fondamento alla sua “normalità”, Michael sposa Lisa Marie Presley, figlia del grande Elvis. Il matrimonio perfetto naufraga due anni dopo, e Jackson rimedia sposando la sua infermiera, Deanne Jeanne Rowe, che darà alla luce i suoi primi due figli. Il terzo, Prince Michael Jackson II, nasce da una madre surrogata la cui identità non è mai stata resa nota.

Nel 2003 esce la raccolta di successi “Number ones”, ma anche la notizia che Michael dovrà essere arrestato per accuse plurime di molestie a minori. Il processo si conclude con un verdetto di non colpevolezza per tutti e dieci i capi di accusa che lo vedevano imputato.

Inevitabilmente, segue la chiusura del parco giochi Neverland per (presunti) problemi di salute e molti debiti. Dopo molto tempo lontano dalle scene, nel marzo 2009 torna in pubblico per presentare il suo nuovo tour mondiale che sarebbe dovuto partire a luglio, ma la morte improvvisa a causa di un infarto, nella sua casa di Los Angeles il 25 giugno successivo, a 51 anni non ancora compiuti, spezza la carriera di Jacko.

Si parlò presto di omicidio, perpetrato dal suo medico personale, Conrad Murrayil, con una dose letale di anestetico. Arrestato e processato, Murray, condannato a quattro anni di carcere per la morte di Jackson, in un’intervista dirà di essere «solo un capro espiatorio».

Grazie, Michael, comunque siano andate le cose.

Primo Terzi

LE OPERE IMMORTALI DI MICHAEL JACKSON:

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