Scrivici

News

“FARSI DI GIOCO” DISTRUGGE LA VITA

Il giocatore pensa di riuscire a smettere con la sola forza di volontà, ma questo non accade mai – Serve un aiuto e una rete di protezione fatta di parenti, amici e colleghi e una terapia psicologica

Pubblicato

su

UNA DIPENDENZA PEGGIORE CHE DA ALCOLE DROGHE…

Il grido d’allarme lanciato da una comunità terapeutica. Il gioco d’azzardo prolifera nei periodi di crisi economica

Quando scompare la certezza di uno stipendio o di una casa, le lotterie e concorsi abbagliano con le loro promesse – Ma le probabilità di vittoria sono una su centinaia di migliaia se non milioni

 

 

Il problema non sono i soldi, ma il giocare*** Luigi Maccaro, 44 anni, responsabile della comunità terapeutica Exodus di Cassino che fino a qualche tempo si occupava del recupero di dipendenti dalla cocaina e dall’eroina e, oggi, è impegnata nel curare le ludopatie.

Il problema non sono i soldi, ma il giocare***
Luigi Maccaro, 44 anni, responsabile della comunità terapeutica Exodus di Cassino che fino a qualche tempo si occupava del recupero di dipendenti dalla cocaina e dall’eroina e, oggi, è impegnata nel curare le ludopatie.

 

Il giocatore pensa di riuscire a smettere con la sola forza di volontà, ma questo non accade mai – Serve un aiuto e una rete di protezione fatta di parenti, amici e colleghi e una terapia psicologica

 

Cassino (Frosinone)

«Il gioco d’azzardo è un dipendenza peggiore della tossicodipendenza», Luigi Maccaro, 44 anni, responsabile della comunità terapeutica Exodus di Cassino ne è certo. «Il dilagare di slot machine, rivenditori di gratta e vinci, sale in cui è possibile fare le scommesse, ma anche di siti internet che permettono di giocare on line, ha generato un vortice di dipendenza dal gioco d’azzardo che sta risucchiando molte vite».

In un periodo storico in cui scompaiono le certezze di uno stipendio o di una casa, arrivano lotterie e concorsi i cui i premi sono uno stipendio per 20 anni o una casa. Per vincere un’abitazione, però, ogni giocatore ha una possibilità su 658mila, mentre per assicurarsi un ventennio di stipendi, si ha una possibilità su 3,8 milioni di giocate. Numeri che stritolano i sogni della gente e spesso anche le loro vite.

Come quella di un ludopatico romano in cura a Cassino che racconta la sua storia chiedendo l’anonimato.

«Più che giocare, scommettevo sulle partite sportive, ma la scarica di adrenalina che ne deriva è la stessa per le slot, i gratta e vinci o qualsiasi altro gioco», dichiara il 38enne ex giocatore. «È quella scarica di cui non riesci più a farne a meno, come di una dose di droga. Alla fine ti ritrovi solo, a mentire a te stesso e agli altri, lontano dalla realtà e spesso economicamente rovinato».

Ci sono lotterie e concorsi i cui i premi sono uno stipendio per 20 anni o una casa, ma per vincere un’abitazione i giocatore hanno una possibilità su 658mila, mentre per assicurarsi un ventennio di stipendi, si ha una possibilità su 3,8 milioni.

Ci sono lotterie e concorsi i cui i premi sono uno stipendio per 20 anni o una casa, ma per vincere un’abitazione i giocatore hanno una possibilità su 658mila, mentre per assicurarsi un ventennio di stipendi, si ha una possibilità su 3,8 milioni.

Il senso della realtà

Laureato in filosofia con il massimo dei voti, la sua esperienza dimostra che la ludopatia non è un pericolo cui sono esposte solo persone dalla cultura medio bassa.

«Quando ho venduto l’appartamento di famiglia scommettevo già da alcuni anni, ma senza esagerare. Facevo puntate da 100 per vincerne 180. All’epoca non era un problema. Quando mi sono ritrovato con una grossa disponibilità economica, 400 mila euro, quelle puntate sono diventate di mille euro e anche di duemila. Mi sentivo bravo e alle vincite di 80 euro si sono cominciate a sostituire quelle da 800 euro, anche più volte al giorno. In due ore, puntando 8mila euro su una partita di basket, vinsi 6.500 euro. Fu allora che cominciai a pensare che di quell’attività ci si potesse vivere, anche perché ricordi le vincite, ma non le perdite e adotti uno stile di vita dispendioso. Ogni giorno avevo bisogno di quella “dose” e, quando perdevo, mi rassicuravo dicendomi che era una fase e che ben presto sarebbe passata».

È lui stesso a darsi una spiegazione sul perché sia arrivato a questo.

«Ho perso mia madre da giovanissimo e mio padre c’era e non c’era. Credo mi sia mancata una figura genitoriale che mi fosse da esempio, qualcuno che mi facesse capire che i soldi arrivano dal lavoro, che per vivere bisogna lavorare. Avevo perso il senso della realtà. In otto anni ho bruciato tutto il mio patrimonio e quando mi sono trovato sull’orlo del baratro ero solo».

Devono essere aiutati

Al dilagare di slot machine, rivenditori di gratta e vinci, e sale per scommesse, si sono aggiunti i siti internet che permettono di giocare on line.

Al dilagare di slot machine, rivenditori di gratta e vinci, e sale per scommesse, si sono aggiunti i siti internet che permettono di giocare on line.

Il campanello d’allarme è quando il giocatore inizia ad anteporre la necessità di giocare a tutto il resto.

«La vita cambia completamente, s’interrompono i rapporti sociali per quell’appuntamento quotidiano in mancanza del quale si sta male, esattamente come i tossicodipendenti senza la dose. Si spende tutto ciò che si guadagna e spesso non basta. Alcuni ricorrono ai prestiti, finendo nelle mani degli strozzini. Altri si danno ai furti o ad altri reati, pur di racimolare la somma per “farsi di gioco”. Quando capiscono di esserne troppo coinvolti, così come i tossicodipendenti, i giocatori si ripromettono di non farlo più, salvo poi cedere alla prima occasione e non smetterebbero neanche se facessero una grossa vincita. Il problema non sono i soldi, ma il giocare».

È difficile curare una dipendenza di questo tipo, ancor più delle tossicodipendenze o dell’alcolismo.

«Queste due categorie, arrivano a convincersi della loro condizione di sudditanza verso le sostanze che assumono», conclude Luigi Maccaro. «Il giocatore, invece, pensa che con la sola forza di volontà può riuscire a smettere, ma questo non accade mai. Noi pratichiamo un approccio morbido con il dipendente da gioco, cercando di tessere una rete di protezione e correzione fatta di parenti amici e colleghi, poi, quando è pronto, serve una terapia psicologica alla quale associamo anche la creazione di nuove passioni che possano distoglierlo dal richiamo del gioco».

Ermanno Amedei     

 

Continua a leggere
Pubblicità
Clicca sul commento

Replica

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Focus

CONTINUO A LOTTARE E INTANTO PAGO!

A fronte di 37mila euro di tasse non pagate, è creditore di quasi tre milioni per lavori pubblici fatturati e mai saldati – Per attirare l’attenzione sulle sue vicissitudini ha tentato ogni tipo di protesta

Pubblicato

su

E’ CONVINTO CHE PRIMA O POI GLI SARA’ DATA RAGIONE…

L’infinito calvario di un imprenditore 40enne

Rimasto senza liquidità ha dovuto dichiarare fallimento

Lo Stato sa esigere dai cittadini puntualità nei pagamenti, ma quando deve pagare ogni scusa è buona per dilazionare l’esborso – Prima che dalle tasse è stato messo in ginocchio dalle banche

Il 40enne Emilio Missuto, in sei anni ha si è incatenato davanti ai tribunali, ha denunciato alla magistratura le malefatte delle persone che l’avrebbero ridotto sul lastrico, ha raccontato i fatti a giornali e tv, senza ottenere nulla.

Il 40enne Emilio Missuto, in sei anni ha si è incatenato davanti ai tribunali, ha denunciato alla magistratura le malefatte delle persone che l’avrebbero ridotto sul lastrico, ha raccontato i fatti a giornali e tv, senza ottenere nulla.

 

A fronte di 37mila euro di tasse non pagate, è creditore di quasi tre milioni per lavori pubblici fatturati e mai saldati – Per attirare l’attenzione sulle sue vicissitudini ha tentato ogni tipo di protesta

Gela (Caltanissetta)
Emilio Missuto, 40 anni, è stato costretto a dichiarare fallimento per 37mila euro di tasse non pagate allo Stato di cui è creditore per quasi tre milioni di euro per lavori pubblici fatturati e non saldati. Per attirare l’attenzione sulla sua vicenda scandalosa le ha tentate tutte: si è incatenato davanti ai tribunali, ha fatto più volte lo sciopero della fame e della sete sino a finire in ospedale, ha denunciato alla magistratura le malefatte di alcune persone che, a suo dire, l’avrebbero ridotto sul lastrico, ha invocato l’incontro con il presidente della Repubblica e con le diverse istituzione ai vari livelli, ha raccontato i fatti a giornali e tv, senza che si sia mossa foglia. Nulla di nulla.

Ma l’imprenditore 40enne è un uomo coriaceo e continua la sua protesta con ogni mezzo. Non intende arrendersi davanti alle avversità che gli sono costate tutte le sue risorse economiche e quelle della sua famiglia. La “Cosei Srl” era una delle società di famiglia specializzata nella messa in sicurezza e rinforzo degli argini dei fiumi e dei costoni di colline e montagne. Un lavoro di alta specializzazione che occupava una cinquantina di dipendenti ai quali Missuto ha sempre assicurato lo stipendio.

Le commesse nel settore dei lavori pubblici non mancavano, ma la crisi si faceva sentire e ogni ritardo nel pagamento delle fatture rischiava di mettere in ginocchio la ditta che, alcuni anni addietro, iniziava il suo lento calvario verso la chiusura.

Durante una protesta, un medico controlla la pressione a Missuto, il quale più di una volta è finito in ospedale per avere fatto degli scioperi della sete e della fame

Durante una protesta, un medico controlla la pressione a Missuto, il quale più di una volta è finito in ospedale per avere fatto degli scioperi della sete e della fame

Tasse e pignoramenti

«Ho fatturato per milioni di euro in diversi comuni d’Italia», racconta Missuto. «Ho realizzato opere pubbliche di notevole valore, ma bastava che uno di questi ritardasse nei pagamenti per mettermi nei guai e cosi è stato. Senza liquidità è stato tutto un susseguirsi di eventi nefasti che sono culminati con il fallimento dell’impresa, cui sono seguiti i licenziamenti delle maestranze e tutto il resto».

Le prime a dare addosso all’imprenditore sono state le banche, che hanno iniziato a pignorare le macchine movimento terra dell’azienda e tutto ciò che potesse trasformarsi in denaro contante per fare cassa a seguito del dissesto dell’azienda. Poi sono arrivate, puntuali, le tasse e, per non aver potuto pagare contributi previdenziali e Iva, l’imprenditore siciliano ha dovuto subire altri pignoramenti, stavolta sul patrimonio di famiglia.

«Circa 23.000 euro che sono diventati 37 mila per via degli interessi», aggiunge Missuto. «Mentre io aspetto ancora che mi siano saldati quasi tre milioni di euro da uno Stato che esige dai cittadini puntualità nei pagamenti, ma che quando si deve mettere le mani in tasca ogni scusa è buona per dilazionare nel tempo l’esborso, mentre l’Italia muore».

Il resto è storia nota, come quella di altri imprenditori che, per molto meno, si sono tolti la vita pur di mantenere integra la loro dignità nei confronti dei propri dipendenti.

Uno dei tanti lavori eseguiti dalla ditta di Missuto per il contenimento di costoni rocciosi e di alvei di fiumi oggi in pericolo per la dissennata cementificazione che provoca le tragedie a cui tutti stiamo facendo l’abitudine.

Uno dei tanti lavori eseguiti dalla ditta di Missuto per il contenimento di costoni rocciosi e di alvei di fiumi oggi in pericolo per la dissennata cementificazione che provoca le tragedie a cui tutti stiamo facendo l’abitudine.

Giustizia lumaca

«I Comuni che dovevano pagare le fatture al posto di aiutarmi mi hanno messo il bastone tra le ruote», continua il coraggioso imprenditore. «Tra errori e perizie alla carlona hanno tentato qualsiasi cosa pur di sfuggire alle loro responsabilità, tanto da costringermi a denunciare diverse persone tra tecnici e funzionari, ma sino a oggi gli unici ad averci rimesso siamo io e i miei dipendenti».

Per dirne una, Emilio Missuto aspetterebbe da sei anni il pagamento di oltre un milione di euro da parte del Comune di Santadi, in provincia di Carbonia Iglesias, con il quale è in corso un contenzioso giudiziario. Il civico consesso sardo rivendicherebbe la non conformità delle opere pubbliche eseguite dalla ditta siciliana, ma sarebbe incontrovertibile che detti lavori sono stati comunque eseguiti sotto il pieno controllo tecnico dell’ente pubblico, dunque dovrebbero essere pagati per le cifre pattuite. Ma ricorrendo al tribunale, Emilio Musso dovrà attendere gli esiti della lenta giustizia italiana.

«Intanto mi trovo in stato d’indigenza e con un pugno di mosche in mano», conclude l’uomo. «Continuerò la mia lotta perché prima o poi dovranno darmi ragione».

Già, prima o poi.

G.R.

Continua a leggere

Focus

COSTRETTI IN PROCESSIONE DAVANTI ALLA SUA TESTA

Il macabro trofeo fu esposto per tre giorni su volontà del pontefice – Tanta crudeltà provocò nel popolo un’ondata di sdegno e sui muri della città apparve la scritta: “Papa Sisto non lo perdonerà nemmeno Cristo”

Pubblicato

su

MISTERI E DELITTI

 

Nel XIV secolo lo stato pontificio contava più briganti che preti

Il brigantaggio era la conseguenza delle condizioni di vita dei contadini

 

I nobili e, in parte, della Chiesa si arrogavano i tre quarti dei sudati prodotti della terra – Davanti a una simile ingiustizia anche dei religiosi si affiancarono ai malviventi – Il più celebre fra loro fu preso, decapitato e usato come monito

Castel Sant’Angelo: qui nel cortile dell’Angelo, all’interno del castello, fu esposta per tre giorni la testa di padre Guercino. Sisto V, da poco succeduto a papa Gregorio XIII, obbligò il clero romano a una “macabra processione davanti alla testa mozzata del povero prete”.

Castel Sant’Angelo: qui nel cortile dell’Angelo, all’interno del castello, fu esposta per tre giorni la testa di padre Guercino. Sisto V, da poco succeduto a papa Gregorio XIII, obbligò il clero romano a una “macabra processione davanti alla testa mozzata del povero prete”.

 

Il macabro trofeo fu esposto per tre giorni su volontà del pontefice – Tanta crudeltà provocò nel popolo un’ondata di sdegno e sui muri della città apparve la scritta: “Papa Sisto non lo perdonerà nemmeno Cristo”

 

Roma

«Abbiamo più briganti che preti», disse Papa Gregorio XIII al figlio Giacomo. Erano gli “anni foschi” dello Stato Pontificio, nella seconda metà del XIV secolo. In quel tempo, i Papi avevano la loro donna e anche dei figli, amministravano la Chiesa e lo Stato con sistemi che non avevano nulla di cristiano e vivevano nel lusso. Un cronista del tempo riferisce che “nello Stato Pontificio c’erano circa trentamila briganti”.

La risposta a come mai la gente si dava al brigantaggio è nelle condizioni di vita dei contadini. La maggior parte di loro lavoravano duramente un fazzoletto di terra e quando arrivava il tempo della raccolta passavano gli sgherri del Principe che si prendevano la metà dei frutti della terra, poi toccava ai delegati della Chiesa che si prendevano la metà di quello che era rimasto. Alla fine al contadino rimaneva un quarto del raccolto, che non bastava a passare l’inverno.

Le persone “timorate di Dio” piegavano la testa e tiravano avanti pregando e lavorando, ma c’era anche chi si ribellava a queste ingiustizie e finiva per darsi alla macchia e iniziava la lotta contro le guardie pontificie, sempre più agguerrite e spietate.

Il Governatore si vantava di avere piazzato otto forche tra Frosinone e Anagni, affidandole a quattro boia, ma anche alcuni preti coraggiosi iniziarono a prendere posizione, condannando dai pulpiti il suo operato. Questa reazione non diede i frutti sperati, quindi anche dei religiosi finirono per raggiungere i briganti in montagna. Tra questi c’era il leggendario prete Guercino.

Il re della città*** Papa Gregorio XIII volle incontrare padre Guercino in carcere e, al termine del colloquio, invocò su di lui la clemenza divina, mentre il prete invocò la clemenza del Padreterno sul pontefice.

Il re della città***
Papa Gregorio XIII volle incontrare padre Guercino in carcere e, al termine del colloquio, invocò su di lui la clemenza divina, mentre il prete invocò la clemenza del Padreterno sul pontefice.

 

Era santo e demonio

Sono tante le leggende intorno a questo personaggio, che finì per diventare il “re della montagna”, in contrapposizione al “re della città”, che era il Papa. Una di queste racconta che “portava con sé sempre due fidati amici, il Vangelo e la spada”. Il suo motto era “dare sante bastonate a chi toglieva il pane dalla bocca dei fratelli, senza mai uccidere, perché la vita è un dono di Dio”, ma prima di dare le “sante bastonate” ai proprietari terrieri che sfruttavano i contadini, leggeva sempre un passo del Vangelo.

Questo prete, considerato santo dalla povera gente e demonio dai ricchi, partecipò a diverse spedizioni punitive organizzate da Marco Sciarra, il brigante gentiluomo che si proclamava “mandato da Dio contro gli affamatori del popolo”. E quando alla compagnia si unì anche Tommaso Forago dell’ordine di San Lorenzo e i cappuccini Antonio Macchia e Antonio Saccomanni, si formò la “Compagnia della Santa Giustizia”.

A questo punto Gregorio XIII ordinò al Governatore di fermare “un simile scandalo”. Iniziò così una caccia spietata ai “preti briganti”, che finirono in breve tempo nelle carceri pontificie.

Papa Gregorio XIII volle incontrare personalmente padre Guercino. Il colloquio durò un quarto d’ora e al termine “il Papa invocò la clemenza divina sul povero prete e questi invocò la stessa clemenza divina sul povero Papa”.

Padre Guercino fu poi processato e condannato a morte.

Il re della montagna*** Padre Guercino, da un disegno pubblicato nel 1875 dal “Becco Giallo”. Il prete divenne brigante per difendere i contadini derubati dai nobili e dalla Chiesa. Fu decapitato e poi bruciato e le sue ceneri gettate nel Tevere “affinché tutto di lui fosse disperso”.

Il re della montagna***
Padre Guercino, da un disegno pubblicato nel 1875 dal “Becco Giallo”. Il prete divenne brigante per difendere i contadini derubati dai nobili e dalla Chiesa. Fu decapitato e poi bruciato e le sue ceneri gettate nel Tevere “affinché tutto di lui fosse disperso”.

Predizione azzeccata

La grazia del Papa non arrivò e Padre Guercino trascorse in cella i suoi ultimi giorni, pregando, leggendo il Vangelo e meditando. Un giorno disse al suo carceriere che “davanti al tribunale divino l’avrebbe preceduto il Papa”.

Era una preveggenza, perché Gregorio XIII morì il 10 aprile 1585 e padre Guercino fu decapitato il 4 maggio.

Sisto V, che successe a Gregorio XIII, non si accontentò di fare decapitare il “prete brigante”, ma ordinò che la sua testa fosse esposta per tre giorni nel cortile dell’Angelo, a Castel Sant’Angelo, e costrinse il clero romano ad andare a vedere la macabra scena “affinché ogni prete si rendesse conto della fine riservata a coloro che si ribellano alla Santa Madre Chiesa”.

Il corpo di padre Guercino fu poi bruciato e le ceneri gettate nel Tevere “per disperdere ogni ricordo del prete brigante”. Davanti a tanta crudeltà, su alcuni muri vicini a Castel Sant’Angelo, mani ignote scrissero una frase che poi volò di bocca in bocca, diventando proverbiale: “Nemmeno Cristo perdonerà Papa Sisto”.

Quando poi morì questo pontefice, si diffuse la voce che fosse venuto a prenderlo il Demonio, perché mentre esalava l’ultimo respiro un uragano spaventoso si scatenò su Roma.

Enzo Valentini

Continua a leggere

Cronaca Incredibile!

DELFINO SALVA PUPO!

Dacca (Bangladesh) – I nostri grandi amici acquatici

Pubblicato

su

delfino

 Dacca (Bangladesh) – I nostri grandi amici acquatici

Un bimbo di appena dieci mesi è caduto in acqua dalle braccia della madre mentre viaggiava su un fiume in piena, a bordo di una barchetta sgangherata. Sembrava subito tragedia. Ma dalla riva, frattanto che la gente urlava per la disperazione, assisteva ad un sorprendete salvataggio: un gentil delfino facendo scivolare il bambino nella sua larga bocca, morbidamente lo deponeva di nuovo nel grembo della madre incredula. Non solo. L’enorme pesce col suo muso è riuscito a sospingere il relitto fino al primo villaggio abitato consentendone il recupero!

Continua a leggere

Trending

Copyright 2017 - NEW MESSAGE UNO Srl - Piazza Erculea 5 - 20122 Milano - CF/P. IVA 08687380967 Realizzazione: Teaser LAB Srl - Via Privata Martino Lutero 6 - 20126 Milano - CF/P. IVA 08815430965 Nuova Cronaca Vera- Registrazione effettuata al Tribunale di Milano n.305 del 16/8/1972 Iscrizione Registro Nazionale della Stampa n. 5420, vol. 55, pag. 153 del 13/11/1996- Direttore Responsabile: Giuseppe Biselli - Sito a cura di Algama.it

Lo store di cronacavera.it è uno store di affiliazione. Al momento dell'acquisto sarete reindirizzati su Amazon Rimuovi