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SONO LA MAGA DEL TELAIO E DEL FILO!

Franca Caprodossi utilizza l’antica tecnica chiamata “a liccetti”, vecchia di 700 anni. Produce tessuti e ha insegnato alle nuove generazioni in diverse scuole.

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UN ALTRO MESTIERE CHE RISCHIA L’ESTINZIONE…

Una tessitrice 66enne che ha imparato quest’arte quasi cinquant’anni fa 

Utilizza l’antica tecnica chiamata “a liccetti”, vecchia di 700 anni

Produce tessuti e ha insegnato alle nuove generazioni in diverse scuole – D’estate tiene dei corsi per principianti che sono aperti a chiunque voglia cimentarsi nell’antica arte di costruire un tessuto

La 66enne Franca mentre lavora all'arcolaio.

La 66enne Franca mentre lavora all’arcolaio.

Il metodo da lei utilizzato richiede l’impegno di una seconda operatrice insieme a quella seduta, per sollevare le “spatelle”, i fili del disegno già preparati – Un’attività che richiede impegno e pazienza

Pievebovigliana (Macerata)

Franca Caprodossi, 66 anni, mantiene viva l’antica tradizione della tessitura “a liccetti”, una tecnica che risale al 1300.

Franca Caprodossi, 66 anni, mantiene viva l’antica tradizione della tessitura “a liccetti”, una tecnica che risale al 1300.

«Raccolto il testimone dopo la morte della mia straordinaria maestra Maria Ciccotti, ho seguitato a far vivere l’antica tradizione della tessitura “a liccetti”, tecnica risalente al 1300, impegnandomi sia nel mantenere viva la produzione di tessuti, sia nell’insegnamento alle nuove generazioni».

Inizia così il suo racconto Franca Caprodossi, 66 anni,  tessitrice da quando ne aveva 18.

«Ho insegnato tessitura presso l’Istituto Statale Professionale di Tolentino, nell’Istituto d’Arte di Tolentino – sezione tessuti, presso Corsi organizzati dalla Regione Marche e dal sindaco del mio paese, Pievebovigliana».

Il sistema di tessitura a liccetti è il più antico e richiede l’impegno di una seconda tessitrice insieme a quella seduta al telaio, per sollevare le “spatelle”, i fili del disegno già preparati nei “liccetti”. «Come si può vedere, tutti i fili sono legati a delle canne e per muoverli occorrono maestria e tempo. Anche la preparazione del disegno da eseguire non è cosa facile, ma in questa preparazione mi aiuta mio figlio Alessandro, il quale ha una vista migliore della mia. Come secondo aiuto, sul telaio ci sono delle allieve volontarie nelle quali confido affinché quest’arte non vada perduta». PerFranca Caprodossi, tutto è cominciato quando la sua famiglia si è trasferita in un appartamento della casa di Maria Ciccotti, una grande illustratrice di libri.

La sua maestra

In questa fotografia degli anni ’70 vediamo, a sinistra, la maestra tessitrice Maria Ciccotti (1911/1992) assistita dall’allora giovane allieva Franca Caprodossi.

In questa fotografia degli anni ’70 vediamo, a sinistra, la maestra tessitrice Maria Ciccotti (1911/1992) assistita dall’allora giovane allieva Franca Caprodossi.

«Nata a Fabriano, in provincia di Ancona nel 1911, Maria Ciccotti si trasferì qui al seguito della sua famiglia che era sfollata in tempo di guerra. Amante delle tradizioni, scoprì che in ogni casa di Pievebovigliana c’era un telaio con una donna che tesseva stoffe in canapa e cotone per le necessità della famiglia. Se ne innamorò, imparò questa tecnica e si mise alla ricerca di stoffe che trovò soprattutto presso antiche chiese dell’alto maceratese. Quando scoprì l’esistenza della “tessitura a liccetti” si mise a impararla, riproducendo gli antichi disegni colorati che avevano fatto di Pievebovigliana un grande e rinomato centro di tessitura. Era l’anno 1950», continua la sua allieva.

«Quando la conobbi, avevo in tasca il mio diploma dell’Istituto Professionale ed ero dotata di grande manualità», prosegue l’esperta tessitrice. «Rimasi affascinata dal telaio, dai movimenti del filo che correva da un lato all’altro, disegnando sulla stoffa bianca figure di animali, di fiori, di uomini e donne che nascevano molto lentamente. Iniziai ad aiutare Maria Ciccotti come “seconda tessitrice” e non ho più smesso. Ho lavorato con Maria fino alla sua morte, avvenuta nel 1992, quindi ho comprato tutti i suoi telai e ho proseguito a tessere, diventando poi io stessa un’insegnante».

 

 

Nella sezione dedicata alla tessitura del Museo del Territorio di Pievebovigliana, Franca Capridossi e il sindaco Sandro Luciani, 63 anni, indicano la foto che ritrae Franca e la sua scomparsa maestra, Maria Ciccotti.

Nella sezione dedicata alla tessitura del Museo del Territorio di Pievebovigliana, Franca Capridossi e il sindaco Sandro Luciani, 63 anni, indicano la foto che ritrae Franca e la sua scomparsa maestra, Maria Ciccotti.

Tutte le sue macchine

La signora Franca, che ha il suo laboratorio in quello che un tempo era il garage della sua abitazione, possiede quattro telai antichi che sono montati e pronti all’uso, quindi uno piccolo e uno ancora più grande. Ha anche una sorta di telaio per fare le rifiniture come le frange per le coperte e i centrini.
Spostandosi all’interno del Museo Storico del Territorio di Pievebovigliana, sito nel palazzo comunale, si trova una stanza dedicata a Laboratorio della Tessitura a mano, nella quale troneggia un telaio ottocentesco.

«Lo ha donato Franca, la nostra maestra di tessitura», dice il sindaco, Sandro Luciani. «Grazie alla sua grande disponibilità, il Comune organizza ogni estate dei corsi per principianti, rivolti a chiunque voglia cimentarsi in questa arte. Guardando alla nostra storia, il fatto che Pievebovigliana fosse un importante centro tessile ha determinato anche la nascita dell’indotto. Infatti, nella località di Capodacqua è stata attiva per molti anni una Gualchiera e Tintoria della famiglia Cianni, aperta nella prima metà dell’800. Oggi, il Comune, con grandi sacrifici economici, sta recuperando quella struttura dove i panni tessuti a mano venivano purgati, rassodati e colorati in quelle che erano le ultime fasi della loro lavorazione».

Tommaso Vitali Rosati

«In circa quaranta anni ho girato tutte le vie d’Italia, alla guida di un camper attrezzato a Redazione viaggiante, per assistere e documentare i fatti di tutte le genti. Ho dato voce a chi aveva dimenticato di averla. Ho ridonato bellezza a chi pensava di averla perduta. Ho ascoltato storie per raccontarle a tutti; storie di piccole cose e di antichi sogni. Le mie compagne di viaggio sono state la macchina fotografica ed una macchina da scrivere. Strumenti che hanno permesso a chi leggeva il giornale, di conoscere persone e fatti più o meno lontani. Ho fatto rivivere paesi abbandonati , mostrando di essi, quegli angoli belli che solo l’ultimo abitante poteva conoscere. E poi: maghi, fantasie di fate, racconti di demoni, storie di guerre, di assurdi burocratici, di speranze mai perdute, di Musei nati per l’amore di una sola persona, di animali con un cuore immenso, di superstizioni mai morte, di Santi e miracoli, di uomini con buona volontà, di tragedie …… Ho fermato il tempo incidendo tutte le immagini nella pellicola: volti, luoghi, riti, masse di persone, particolari, creando un archivio trentennale di uno spaccato di vita oggi, spesso dimenticato. Ho consumato macchine fotografiche e camper: oggi con l’informatica, ho mutato gli strumenti della mia redazione viaggiante e posso, in pochi attimi, inviare le mie storie, ovunque, nel mondo. Sono stato anche un giornalista molto fortunato perché le mie piccole storie sono piaciute sempre al giornale Cronaca Vera ed ai due Direttori che si sono alternati: Antonio Perria, il grande Maestro della Cronaca, -purtroppo ci ha lasciati da alcuni anni- , e Giuseppe Biselli, un entusiasta delle piccole cose che pubblicate, diventano “grandi”».

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In un numero speciale di Cronaca Vera TUTTA LA VERITA’ SULLA SACRA SINDONE

In edicola il primo numero speciale di “Cronaca Vera”, interamente dedicato alla Sindone, il Sacro Telo di Torino che esposto alle preghiere dei fedeli.

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Sulle pagine di “Cronaca Vera”, nelle prossime settimane seguiremo i momenti salienti dell’Ostensione del 2015, con articoli di stretta attualità sulla Sindone, nel frattempo non dimenticatevi di andare in edicola a comprare lo speciale pieno di curiosità, indagini e verità sul Sacro Sudario.

Sulle pagine di “Cronaca Vera”, nelle prossime settimane seguiremo i momenti salienti dell’Ostensione del 2015, con articoli di stretta attualità sulla Sindone, nel frattempo non dimenticatevi di andare in edicola a comprare lo speciale pieno di curiosità, indagini e verità sul Sacro Sudario.

 

In edicola il primo numero speciale di “Cronaca Vera”, interamente dedicato alla Sindone, il Sacro Telo di Torino che esposto alle preghiere dei fedeli.

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Edessa, Costantinopoli, la Francia medioevale e quindi i Savoia che acquistarono la Sindone nel 1453 per poi trasferirla a Torino. Il Sacro Telo, passando attraverso i secoli, è sopravvissuto a due incendi e a numerose ostensioni pubbliche senza nessuna precauzione. Oggi è conservato sotto pesanti lastre di cristallo che dovrebbero proteggerlo da ogni intemperie e fra qualche giorno sarà mostrato alla venerazione dei pellegrini.

 

 

Si tratta di numero assolutamente da non perdere, che presenta con chiarezza i punti salienti della storia del Sacro Sudario, arricchiti da una straordinaria raccolta di immagini e di memorabilia che non mancheranno di interessare tanto il lettore comune, quanto il fedele.

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Alcune anteprime dello Speciale di Cronaca Vera:

Nel numero speciale troverete questo e altri indizi che ricollegano la Sindone con il Mandylion di Edessa, che era rappresentato come un fazzoletto con impresso il volto di Cristo circondato da un’aureola. In realtà il Mandylion era la Sindone piegata in quattro parti in modo da fare vedere solo il volto.

Nel numero speciale troverete questo e altri indizi che ricollegano la Sindone con il Mandylion di Edessa, che era rappresentato come un fazzoletto con impresso il volto di Cristo circondato da un’aureola. In realtà il Mandylion era la Sindone piegata in quattro parti in modo da fare vedere solo il volto.

V

Seguendo il filo delle rappresentazioni di Cristo, monete, miniature e icone, arriveremo direttamente ai Vangeli che sono un reportage in diretta della vita di Cristo. Rileggendo assieme i versetti della sepoltura dei quattro evangelisti si scoprirà che nessuno parla di un impronta sul telo sepolcrale, ma Giovanni, che entrò nel sepolcro scrisse: “vide e credette” (Gv 20,8). Che cosa vide l’apostolo per credere immediatamente alla Resurrezione? Un prete di Tivoli, Don Antonio Persili, propone una particolare traduzione del testo greco del Vangelo che sembra evocare la Sindone.

Seguendo il filo delle rappresentazioni di Cristo, monete, miniature e icone, arriveremo direttamente ai Vangeli che sono un reportage in diretta della vita di Cristo. Rileggendo assieme i versetti della sepoltura dei quattro evangelisti si scoprirà che nessuno parla di un impronta sul telo sepolcrale, ma Giovanni, che entrò nel sepolcro scrisse: “vide e credette” (Gv 20,8). Che cosa vide l’apostolo per credere immediatamente alla Resurrezione? Un prete di Tivoli, Don Antonio Persili, propone una particolare traduzione del testo greco del Vangelo che sembra evocare la Sindone.

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Quando apparve “storicamente”, in Francia, fu subito indetta un’ostensione pubblica della Sindone che attirò talmente tanti fedeli da irritare il vescovo di una diocesi “concorrente”. Anche oggi le ostensioni urtano molte persone perché sono il simbolo di una devozione semplice e popolare che si serve della Sindone per rinnovare la propria fede.

Quando apparve “storicamente”, in Francia, fu subito indetta un’ostensione pubblica della Sindone che attirò talmente tanti fedeli da irritare il vescovo di una diocesi “concorrente”. Anche oggi le ostensioni urtano molte persone perché sono il simbolo di una devozione semplice e popolare che si serve della Sindone per rinnovare la propria fede.

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PROCESSIAMO I POLITICI RESPONSABILI DELLA CRISI

Una battaglia portata avanti da un giovane e combattivo avvocato. Dalla sua ci sono illustri personalità del mondo accademico e giuridico. Ha presentato alcune denunce penali nei confronti dei capi di governo ritenuti i maggiori responsabili delle cosiddette politiche di austerità decise per imporre per scelte illiberali ai cittadini

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AVREBBERO DELIBERATAMENTE IMPOVERITO GLI ITALIANI…

Una battaglia portata avanti da un giovane e combattivo avvocato. Dalla sua ci sono illustri personalità del mondo accademico e giuridico. Ha presentato alcune denunce penali nei confronti dei capi di governo ritenuti i maggiori responsabili delle cosiddette politiche di austerità decise per imporre per scelte illiberali ai cittadini

 

Con Marco Mori ci sono illustri personalità del mondo accademico e giuridico e con una rete di avvocati ha creato l'associazione “Salviamo gli italiani” che aiuta i cittadini a difendersi, quasi gratis, dalle cause contro banche e Stato.

Con Marco Mori ci sono illustri personalità del mondo accademico e giuridico e con una rete di avvocati ha creato l’associazione “Salviamo gli italiani” che aiuta i cittadini a difendersi, quasi gratis, dalle cause contro banche e Stato.

 

Invece di imporre tagli e tasse per risolvere il problema bisognerebbe fare l’esatto contrario, ovvero, aumentare la spesa pubblica e diminuire la pressione fiscale per incoraggiare e tutelare il risparmio

 

Rapallo (Genova)

La crisi economica è stata inventata dal niente per impoverire gli italiani e costringerli ad accettare di avere meno diritti e possibilità di scelta. Certo di questo, Marco Mori, un 37enne combattivo avvocato genovese, ha presentato alcune denunce penali nei confronti di Mario Monti e Matteo Renzi, i capi di governo ritenuti i maggiori responsabili delle cosiddette politiche di austerità.

«Noi giuristi di solito non ci occupiamo di trattati europei o politiche monetarie», racconta Mori. «Per curiosità ho iniziato a studiare un po’ di economia e mi c’è voluto poco per scoprire il grande inganno. I nostri politici stanno collaborando a una gigantesca truffa nell’interesse dei poteri finanziari stranieri. La crisi è un atto deliberato con il quale si fiacca la resistenza della popolazione e dei cittadini per cedere diritti e sovranità nazionale. Lo stesso Monti ha candidamente confessato che le gravi crisi sono necessarie, rappresentando il prezzo psicologico per imporre ai cittadini alcune scelte in nome di un’economia di mercato che di liberale non ha nulla».

Secondo l’avvocato Mori il processo di impoverimento è iniziato nel 1992, con il trattato di Maastricht, quando l’Italia ha iniziato a tassare più di quanto spendeva, togliendo quindi moneta ai cittadini.

«Non faccio “sparate”»*** L’avvocato Marco Mori, 37 anni, mostra la denuncia che intende presentare.

«Non faccio “sparate”»***
L’avvocato Marco Mori, 37 anni, mostra la denuncia che intende presentare.

La soluzione è un’altra

«Siamo stati tutti impoveriti, il denaro in circolazione è troppo poco, nessuno riesce più a pagare, l’economia si è di fatto fermata. Ci chiedono tagli e ci propinano tasse per risolvere il problema quando bisognerebbe fare l’esatto contrario. La soluzione sarebbe di aumentare la spesa pubblica e diminuire la pressione fiscale. Lo prevede anche la nostra Costituzione: la Repubblica dovrebbe incoraggiare e tutelare il risparmio. L’unico modo per farlo è lasciare più soldi nelle tasche dei cittadini. Il credito stesso deve essere controllato e regolato e lo si fa solo con quella sovranità monetaria che abbiamo perso da tempo. Con Renzi stiamo vivendo uno dei periodi più oscuri della Repubblica. Con la sua capacità di abbindolare le masse sta ponendo in essere tutta una serie di provvedimenti dannosi che aumenteranno la recessione e il precariato: il lavoro diventa una merce e le persone saranno sempre più costrette a rinunciare ai propri diritti. Un governo e un Parlamento di nominati sta cambiando la Costituzione, un corto circuito democratico di dimensioni immani. Il tutto con la regia delle élite finanziarie assetate di potere».

Ci sarebbe però un altro baluardo, rappresentato dalla magistratura. Per questo l’avvocato Mori, insieme a giuristi, professori universitari e altri colleghi sta intraprendendo anche delle iniziative legali per portare a processo i responsabili politici del disastro. Anche se non sarà semplice.

«Ci sono molti magistrati in buona fede, ma raramente hanno una visione d’insieme che abbracci anche l’economia. Per questo non riescono a ipotizzare capi di imputazione. Invece, la questione giuridica sarebbe molto più semplice di tante cause che ogni giorno affollano i tribunali italiani», continua il legale.

matteo-renzi

Per Mori, «con Renzi stiamo vivendo uno dei periodi più oscuri della Repubblica: il lavoro diventa una merce e le persone saranno sempre più costrette a rinunciare ai propri diritti».

Contro l’immobilismo

«La crisi è artificiale e volontaria, diretta a colpire la personalità giuridica dello Stato: siamo quindi di fronte ad una menomazione di sovranità e indipendenza. Un reato punito dal codice penale. Per questo abbiamo presentato una serie di denunce penali e andremo sicuramente avanti. Le nostre azioni si scontrano però con i magistrati che spesso decidono di archiviare le indagini e non possiamo farci molto. Altrimenti ci sarebbero tutti gli estremi per chiedere, come abbiamo fatto, la misura cautelare per Monti e Renzi. Visto questo immobilismo ci siamo concentrati sul fronte civile. Vorremmo citare entrambi per risarcimento del danno. Serve però una persona che sia stata danneggiata in concreto, deve cioè esistere un nesso causale diretto e immediato tra questa situazione personale e un provvedimento del governo. Stiamo vagliando diverse posizioni per trovarne una eclatante e poter vincere la causa».

Con l’associazione “Salviamo gli italiani” Marco Mori ha creato una rete di avvocati in tutta Italia che aiutano i cittadini a difendersi, quasi gratis, dalle cause contro banche e Stato.

«Non sono un matto che si sveglia la mattina e fa queste sparate senza la certezza di avere ragione in quello che dico. Con me ci sono illustri personalità del mondo accademico e giuridico. Se altri colleghi moltiplicassero questo tipo di azioni legali aumenteremmo notevolmente la possibilità di far saltare l’ingranaggio e fermare questa dittatura prima che si compia definitivamente».

Fabio Frabetti

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DOVREMO RIMANERE QUI TUTTA LA VITA?

Le difficoltà di una coppia senza più un tetto sopra la testa. Dal novembre scorso vive in una fabbrica abbandonata. Prima abitavano in una soffitta di 18 metri quadrati – Lui, ex autotrasportatore, ha perso il lavoro nel 2012 e non è mai più riuscito un altro impiego – Dall’assistenza sociale riceve 30 euro al mese

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UNA SCELTA FIGLIA DELLA CRISI

Le difficoltà di una coppia senza più un tetto sopra la testa

Dal novembre scorso vive in una fabbrica abbandonata. Prima abitavano in una soffitta di 18 metri quadratiLui, ex autotrasportatore, ha perso il lavoro nel 2012 e non è mai più riuscito un altro impiego – Dall’assistenza sociale riceve 30 euro al mese

La moglie, invalida al 70 per cento a causa di una grave forma di epilessia, è costretta ad arrancare con 260 euro di pensione di invalidità – Per il Comune non hanno diritto a una casa popolare

 

Prima di ricavare un angolo dove stare all'interno della fabbrica Anna e Claudio vivevano alla fine di queste rampe, in balia delle intemperie.

Prima di ricavare un angolo dove stare all’interno della fabbrica Anna e Claudio vivevano alla fine di queste rampe, in balia delle intemperie.

Torino
Lo scenario pare adatto per un film dell’orrore. Una vecchia fabbrica abbandonata che si alza di alcuni piani fuori dal terreno, tutti i vetri delle finestre rotti, i controsoffitti smontati e nemmeno un’anima in circolazione.

Per entrare in questo palazzone dove un tempo si fabbricavano i missili bisogna passare dal cortile, sul lato di corso Giulio Cesare. Al civico 294 c’è un grosso cancello con un lucchetto, messo di recente. Le chiavi le hanno Claudio Bergero, ex autotrasportatore di 45 anni che dagli assistenti sociali riceve 30 euro al mese, e sua moglie Anna, 53 anni, invalida al 70 per cento a causa di una grave forma di epilessia e costretta ad arrancare con 260 euro di pensione di invalidità.

Questi due nuovi “inquilini” dell’edificio sono ovviamente abusivi, ma a nessuna sembra importare molto, nemmeno al proprietario della struttura che, anzi è ben contento di avere qualcuno “che faccia la guardia”.

Quella che ha portato la coppia a decidere di occupare un luogo dove l’igiene è un ricordo e dove i ladri sono sempre di casa è una scelta figlia della crisi.

«Abitavamo in una soffitta di 18 metri quadrati in via Giulia di Barolo 320», ricorda Claudio. «Pagavamo 320 euro al mese per l’affitto. Abbiamo vissuto lì fino al marzo dello scorso anno, poi causa morosità ci siamo ritrovati all’improvviso senza un tetto e senza più certezze».

Claudio e Anna nella ex fabbrica di missili abbandonata, dove hanno cercato di ricreare in un angolo un luogo dove poter vivere, ovviamente al freddo e al buio, poichè sprovvisti di qualsiasi tipo di energia.

Claudio e Anna nella ex fabbrica di missili abbandonata, dove hanno cercato di ricreare in un angolo un luogo dove poter vivere, ovviamente al freddo e al buio, poichè sprovvisti di qualsiasi tipo di energia.

Claudio, con un passato anche da camionista, a causa crisi della e di un riordinamento dell’organico dell’azienda, viene lasciato a casa nel 2012 e da allora non è mai più riuscito a trovare lo straccio di un impiego.

Ritrovatisi in mezzo a una strada, per alcuni mesi hanno dormito in qualunque posto gli capitasse a tiro. Persino sul marciapiede.

«Sono stati mesi terribili», racconta l’uomo. «Poi abbiamo trovato questa fabbrica e dallo scorso novembre non ci siamo più spostati».

Una fabbrica chiusa da tempo immemore, ma di certo non rimasta priva di movimento, come si può capire guardando i bagni sventrati, gli ascensori distrutti oltre a pavimenti e controsoffitti ridotti a uno scheletro. Per non parlare dei muri abbattuti, delle finestre sfondate e dei lavandini fatti a pezzi a colpi di mazza. Uno scempio compiuto con il solo scopo di portare via il rame di cui oggi restano solo le guaine.

Nel tetro palazzone che si trova alle spalle dell’Inps, i due hanno sistemato i ricordi di una vita, compresi vestiti e cibo. Senza luce ne gas, con la voglia di farla finita e con gli imprevisti sempre dietro l’angolo. I due imparano anche a convivere con il via vai dei piccioni, dei ladruncoli o di altri senzatetto in cerca di un posto al coperto.

Al terzo piano hanno ricavato un angolo dove poter vivere dopo aver cecato di ripulirlo dalle macerie.

Al terzo piano hanno ricavato un angolo dove poter vivere dopo aver cecato di ripulirlo dalle macerie.

«Capitava che fossimo svegliati nel cuore della notte da rumori provenienti da altri piani dell’edificio», ricorda Anna «Non ci abbiamo mai fatto l’abitudine. Difficile dormire sapendo che qualcuno potrebbe entrare nel luogo in cui dormi».

Infatti, una brutta notte i due vengono aggrediti e Anna finisce al pronto soccorso. Da quel momento scatta la voglia di dire basta e trovare una vera casa.
Nemmeno l’aiuto di padre Mario a Falchera, che a loro offre cibo e bevande, smuove la situazione. «Non aveva nemmeno una stanza per noi e così abbiamo desistito», ricorda Anna.

Avere un tetto sopra la testa, oggi, sembra utopia. Lo sa bene il 45enne, il quale si è recato anche presso gli uffici del Comune per compilare la domanda per l’emergenza abitativa. E proprio davanti a quegli sportelli il mondo è definitivamente crollato loro addosso.

I due, ex residenti a Ciriè, avendo meno di tre anni di residenza a Torino, per legge non possono ancora presentare richiesta per una casa popolare.

«E noi ora cosa facciamo?», continua Claudio. «Dobbiamo dormire in questo rudere fino a novembre del prossimo anno? Queste leggi sono ingiuste, chiediamo solo un posto dove dormire all’asciutto. Niente di più di quello che alle famiglie extracomunitarie viene dato senza batter ciglio».

Filippo La Guerra

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