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SIAMO DI NUOVO IN PISTA AD ALI SPIEGATE

I Nuovi Angeli: Un famosissimo complesso ancora sulle scene con un nuovo disco. Dopo quasi cinquant’anni di carriera si sentono eternamente giovani. Raggiunto il traguardo degli otto milioni di copie vendute, l’unico membro rimasto della mitica formazione originale ha ancora delle storie da raccontare insieme a giovani musicisti di prim’ordine.

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HANNO FATTO BALLARE E SOGNARE MOLTE GENERAZIONI

Un famosissimo complesso ancora sulle scene con un nuovo disco

Dopo quasi cinquant’anni di carriera si sentono eternamente giovani

Raggiunto il traguardo degli otto milioni di copie vendute, l’unico membro rimasto della mitica formazione originale ha ancora delle storie da raccontare insieme a giovani musicisti di prim’ordine

 

Paki Canzi e soci, tutti rigorosamente “capelloni”, secondo i dettami delle mode del tempo, hanno conosciuto un successo travolgente fin dall’inizio della loro carriera.

Paki Canzi e soci, tutti rigorosamente “capelloni”, secondo i dettami delle mode del tempo, hanno conosciuto un successo travolgente fin dall’inizio della loro carriera.

 

Le loro canzoni, semplici e orecchiabili, univano il gusto per la melodia alla voglia di divertimento – Negli anni ’70, grazie al successo di vendite e popolarità, sono stati eletti gruppo europeo dell’anno

 

Paki Canzi, cantante, pianista e arrangiatore, nonché uomo immagine del gruppo, sulla copertina del nuovo disco. La storica voce è affiancata da Marco Bonino, Stefano Giugliarelli al basso e alla batteria Rocco Salzano.

Paki Canzi, cantante, pianista e arrangiatore, nonché uomo immagine del gruppo, sulla copertina del nuovo disco. La storica voce è affiancata da Marco Bonino, Stefano Giugliarelli al basso e alla batteria Rocco Salzano.

Milano

L’occasione per fare un salto nel tempo e rivivere ancora una volta uno splendido periodo d’oro della nostra musica leggera ci viene dalla pubblicazione dal recente disco de “I Nuovi Angeli”, intitolato scherzosamente “Ieri e Domani”, in cui sono raccolti tutti i loro maggiori successi, più tre brani nuovi di zecca che strizzano l’occhio al futuro. Troviamo così canzoni che hanno fatto la fortuna dei juke-box e delle sale da ballo di tutta Italia e non solo: Donna Felicità, Singapore, Color Cioccolato, Obladì Obladà e molte altre, insieme alle nuove Batti il Bit, Dimmi Com’è e Giù Buttati Giù. Il disco è il risultato della fruttuosa collaborazione tra Pasquale “Paki” Canzi, 66 anni, unico membro rimasto della mitica formazione originale, e un insieme di musicisti di prim’ordine, quali Marco Bonino alla chitarra, Stefano Gugliarelli al basso e Rocco Salzano alla batteria.

Il talento dei “Nuovi Angeli” è stato consacrato anche da lunghe tournée negli Stati Uniti, la patria del rock n’ roll, e in paesi lontani come Australia e Corea.

Il talento dei “Nuovi Angeli” è stato consacrato anche da lunghe tournée negli Stati Uniti, la patria del rock n’ roll, e in paesi lontani come Australia e Corea.

Entrato ormai di diritto tra i grandi nomi della nostra storia musicale grazie a una serie incredibile di successi a cavallo tra gli anni Sessanta e Settanta, il complesso è nato artisticamente nel 1966, quando un gruppo di giovani amici, Paki Canzi, Renato Sabbioni e Alberto Pasetti, uniti dall’amore per la musica che arrivava da oltreoceano, ha deciso di inseguire il proprio sogno, facendo breccia nei cuori di migliaia di giovani, arrivando nel tempo a tagliare l’invidiabile traguardo degli otto milioni di dischi venduti.

Trionfi travolgenti

Dall’esordio con il 45 giri “Per vivere insieme” in poi, hanno raccolto un notevole successo in termini di vendite e popolarità, arrivando nel 1973 a essere eletti come “Gruppo Europeo dell’Anno” presso la sede principale della loro casa discografica dell’epoca, la Polydor, ad Amsterdam. Un trionfo travolgente e senza pari ne ha accompagnato fin da subito la carriera, consacrato da lunghe tournée negli Stati Uniti, la patria del rock n’ roll, e in paesi lontani come Australia e Corea, costellato da canzoni senza tempo e da un brano simbolo come “Donna Felicità”, per sei mesi ai vertici delle hit parade mondiali e tutt’ora richiestissimo e programmato dalle radio, “I Nuovi Angeli” hanno fatto furore nel panorama musicale internazionale.

Negli anni ’60, era prassi che molte delle canzoni di maggior successo internazionale fossero riprese con un testo riadattato per la lingua italiana, spesso distante dal significato originale, ma non per questo meno intenso. Sono da ricordare in questo periodo canzoni indimenticabili, come Sognando la California dei Dik Dik o Bang Bang dell’Equipe 84, riprese moltissime volte da programmi radiofonici e televisivi. Sono gli anni del fenomeno beat, un genere di musica molto popolare in Inghilterra, caratterizzato soprattutto dall’utilizzo delle chitarre elettriche con ritmi veloci e cadenzati, ma ricco di armonie vocali e soluzioni musicali molto orecchiabili, in grado di addolcire certe asprezze del rock and roll. Un fenomeno travolgente in tutta Europa esportato da band leggendarie come Beatles e Rolling Stones e che raccoglie in Italia schiere di fan.

Negli anni ’60, molti successi internazionali erano ripresi per il mercato italiano, con testi spesso distanti dagli originali, ma non per questo meno intensi.

Negli anni ’60, molti successi internazionali erano ripresi per il mercato italiano, con testi spesso distanti dagli originali, ma non per questo meno intensi.

Formula vincente

Paki Canzi e soci, tutti rigorosamente “capelloni”, secondo i dettami delle mode del tempo, non hanno mai fatto mistero del loro amore per quella musica tanto piacevole quanto vitale, riuscendo a farne una propria formula vincente e imporsi nelle classifiche di vendita del nostro paese con canzoni semplici e orecchiabili, che univano il gusto per la melodia e la voglia di divertimento delle nuove generazioni, in anni in cui il desiderio di evasione da un turbolento passato era ben palpabile.

Oggi, quasi mezzo secolo dopo, la loro passione per la musica li ripaga ancora una volta con la gioia e l’entusiasmo di chi ama il sorriso dietro le note. Della formazione originale è rimasto solamente Paki Canzi, cantante, pianista, arrangiatore e che, come uomo immagine de “I Nuovi Angeli” per tutti questi anni, ha conquistato di diritto l’eterna giovinezza.

È lui stesso a spiegare che cosa è davvero cambiato oggi rispetto a quegli anni indimenticabili

«Una volta chi credeva nei propri sogni ci metteva l’entusiasmo e l’anima, oggi ci sono grandi esercizi vocali che portano ad avere cantanti bravissimi, ma assolutamente omologati, per cui le emozioni non arrivano più. A testimonianza di questo c’è il calo di vendite di dischi. Tanti artisti di grande qualità senza dubbio, ma con una drastica perdita di personalità. Per cui, più che esercizi vocali è necessario fare esercizi di cuore».

Donato Cavallo

IL MEGLIO DEI NUOVI ANGELI:

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IO NON SONO UN SOGNATORE IO VENGO SOGNATO

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Dal 1974 al 2015 ha girato 30 film, una ventina dei quali usciti anche in Italia, è apparso in altre 10 produzioni tv americane mai arrivate da noi, diretto quattro pellicole e scritto un libro

 

 

New York (U.S.A.)

Henry Franklin Winkler è conosciuto soprattutto per il suo ruolo di Arthur “Fonzie” Fonzarelli, nella travolgente sit-com televisiva “Happy Days”. Nato il 30 ottobre 1945, nel West Side di Manhattan, figlio di Ilse Anna Marie Winkler e Harry Irving Winkler, presidente di una società di legname, ebrei emigrati da Berlino nel 1939, alla vigilia della Seconda guerra mondiale. Henry, che ha una sorella, è cresciuto nelle tradizioni del giudaismo conservatore, anche se non praticante. La famiglia partecipa alla Congregazione Habonim, dove sua madre, casalinga, gestisce un negozio di oggetti giudaici.

Henry Winkler non solo Fonzie

Il futuro Fonzie, da bambino, è ansioso a causa di una sua dislessia mai diagnosticata, e per questo è considerato “lento, stupido, incapace di crescere, scrivere, leggere”. Suo padre, che parla 11 lingue, non capirà mai i problemi di Henry a scuola e lo punirà spesso e volentieri. Dopo la morte dei suoi genitori l’attore affermò che non ebbe mai un buon rapporto con loro, e che proprio per la sua dislessia non diagnosticata suo padre lo chiamava “cane muto”.

Superati quegli anni, Winkler frequenta la McBurney School e nel 1967 consegue la laurea all’Emerson College, per poi ottenere un Master nelle Belle Arti alla Yale School of Drama, nel 1970. Nel 1978, l’Emerson College concede a Henry un dottorato honoris causa in Lettere, iniziativa poi emulata anche dall’Austin College.

È stato attore, regista, produttore tv e scrittore

Vita di provincia

Nello stesso anno sposa Stacey Furstman con la quale avrà due figli, Zoe Emily (1980) e Max Daniel (1983). Con la coppia vive anche Jed Weitzman, nato dal precedente matrimonio di Stacey.

«Fin da bambino sognavo di diventare un attore», dichiara Winkler in un’intervista. «La mia prima apparizione in televisione mi fu pagato 10 dollari».

Dopo aver lavorato in teatro a Washington, rientra a New York, dove si mantiene girando spot televisivi, così da poter fare gratis il cabarettista nei localini della città.

È però conosciuto soprattutto per il suo ruolo di Arthur “Fonzie” Fonzarelli, nella travolgente sit-com televisiva “Happy Days” – Un personaggio inizialmente osteggiato dai produttori

Il suo esordio ufficiale avviene nel 1973, nella quarta stagione del “Mary Tyler Moore Show”, serie televisiva trasmessa per anni anche in Italia, ed è grazie al produttore Tom Miller che, nel 1974, ottiene il ruolo di Arthur Herbert Fonzarelli, soprannominato “The Fonz” o “Fonzie”, nella serie “Happy Days”. Il regista-produttore Garry Marshall, cercava per questo ruolo un tipo biondo, italiano, ma evidentemente il provino di Winkler gli fa cambiare idea.

Il telefilm, ambientato a Milwaukee (nello stato del Wisconsin), è imperniato sulle vicende quotidiane della famiglia borghese dei Cunningham, tra gli Anni 50 e 60, e mette in scena la vita, l’amicizia, l’amore, le feste, il cinema, la cultura, la musica, il divertimento e lo stile di vita abituale di quella generazione di adolescenti statunitensi che hanno vissuto il sogno americano fino alla vigilia della guerra con il Vietnam.

Dopo i giorni felici…

In principio, i dirigenti della tv ABC non vogliono vedere quel suo giubbotto di cuoio (noto in Italia come “chiodo”), in quanto poteva dare un’idea di coatta delinquenza. Così, nei primi 13 episodi di “Happy Days” Winkler indossa due diversi tipi di giacche da vento. Marshall discute con i dirigenti circa la giacca, e alla fine si arriva a un compromesso: Fonzie può indossare la giacca di pelle solo nelle scene dove appare con la sua moto, ma il fatto divertente è che da quel momento in poi, lui si vedrà sempre con la sua moto.

All’inizio, il personaggio di Fonzie rimane comunque ai margini delle situazioni, ma con il tempo finirà gradualmente per occupare quasi una posizione da protagonista.

Dopo la fine di “Happy Days” (l’ultimo episodio va in onda nel settembre 1984), Winkler si concentra sulla regia girando film e serie tv (tra cui “Alla scoperta di papà” (1988), interpretato da Billy Crystal e “Un piedipiatti e mezzo” (1993) con Burt Reynolds.

Dal 1974 al 2015, Henry gira anche una trentina di 30 film (molti dei quali usciti anche in Italia), tra cui “Crazy Joe” (1974), diretto da Carlo Lizzani, un poliziesco ispirato alla vera storia del gangster Joe Gallo, assassinato nel 1972.

Per finire come direbbe Fonzie: «Fra 100 anni non ci saremo più. Voi sarete morti, io mi trasferirò in California!»

Ehi, grazie Fonzie.

Primo Terzi

 

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NEI FILM HO FATTO DI TUTTO TRANNE IL MASCALZONE

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Amedeo Nazzari è stato un idolo per tutte le donne. Una vera e propria icona a cavallo dell’ultima Guerra

 

 

Cagliari

Amedeo Nazzari, è una delle figure principali del nostro cinema classico, spesso considerata una variante italiana degli americani Errol Flynn o Clark Gable. Emerge come una stella durante il fascismo, ma la sua popolarità continua anche nel dopoguerra.

Nasce Salvatore Amedeo Carlo Leone Buffa, a Pirri, il 10 dicembre 1907, figlio di Salvatore Buffa e Argenide Nazzari, proprietari di un pastificio. Successivamente adotta come nome d’arte quello del nonno materno, Amedeo.

Morto il padre, si trasferisce con le sorelle e la madre a Roma, dove frequenta un collegio salesiano nel quale maturerà voce e posture nelle recite scolastiche. La sua esperienza iniziale è nel teatro, dove esordisce da professionista nel 1927 con Dillo Lombardi, per passare negli anni successivi a compagnie più importanti come quelle di Annibale Ninchi, Memo Benassi e Marta Abba.

Ha girato oltre 90 film e più di una volta nel ruolo di prode aviatore che cade sotto i colpi del nemico – Mussolini l’avrebbe voluto ergere a modello dell’eroe fascista, ma lui rispose picche

Il cinema arriva nel 1936: è Anna Magnani, 28enne, a imporre al marito regista Goffredo Alessandrini di prendere quell’elegante spilungone sardo, di un anno più giovane di lei, come protagonista di “Cavalleria”.

Faceva arte, non politica

Nazzari vestirà i panni di un asso dell’aeronautica che muore in missione. Due anni dopo, con “Luciano Serra, pilota”, torna nei cieli a combattere per l’Italia durante la guerra abissina.

Invitato da Benito Mussolini a rappresentare il modello dell’eroe maschile del Partito fascista, lui risponde picche: «Grazie Duce! Preferirei non preoccuparmi per la politica avendo impegni artistici più pressanti».

La nascita di Nazzari come stella coincide con un grande impulso del governo italiano per ricostruire l’industria cinematografica del Paese. La politica fornisce al cinema finanziamenti governativi su larga scala e il numero di film prodotti ogni anno sale rapidamente, grazie anche a un prolifico Nazzari (sei film nel 1939 e otto nel 1941, che percepisce mezzo milione a pellicola, un vero record).

Nazzari recita spesso con le più importanti attrici italiane dell’epoca, tra cui Lilia Silvi, Luisa Ferida, Mariella Lotti, Assia Noris, Vera Carmi, Clara Calamai, e con Alida Valli.

Viene ricordato anche per la sua grande generosità che mascherava con un carattere brusco, ma solo all’apparenza, e per un rigore che l’ha sempre caratterizzato

Dopo l’ingresso della Seconda guerra mondiale, Nazzari s’impegnò in occasionali produzioni propagandistiche. “Bengasi” (1942), è un film di guerra anti-britannico girato in Libia, in cui l’attore sardo è un patriota italiano collaboratore-spia degli occupanti inglesi per rubar loro i piani di battaglia.

Rivalutazione tardiva

“Catene”, del 1949, che lo vede in coppia con la greca Yvonne Sanson, è esaltato al botteghino da un enorme successo che apre all’attore un secondo fortunatissimo capitolo della sua carriera: è il primo di una lunga serie di pellicole strappalacrime che rivitalizza il melodramma popolare, molto amato in Italia fin dai tempi del cinema muto, cui seguiranno “Tormento”, “I figli di nessuno”, “Chi è senza peccato” e “Torna!”, “L’angelo bianco”, tutti diretti da Raffaello Matarazzo.

Negli anni ’70, la critica cinematografica rivaluterà questi film, pentendosi di averli bistrattati alla loro uscita, descrivendoli come banali fotoromanzi.

Sono anche gli anni in cui dirada sempre più gli impegni cinematografici per una insufficienza renale che lo costringe a ripetuti ricoveri in clinica. Nel 1975 partecipa a un episodio della serie televisiva “L’ispettore Derrick” e gira le sue due ultime due pellicole, “Nina” di Vincente Minnelli e “Melodrammore” di Maurizio Costanzo.

Si spegne nella clinica Villa Claudia di Roma la sera del 5 novembre 1979. È sepolto a Roma, al cimitero monumentale del Verano. Grazie, Amedeo.

Primo Terzi

Il meglio su Amedeo Nazzari:

 

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L’ARTISTA PIU’ PREMIATO NELLA STORIA DELLA MUSICA

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Muore, a 51 anni, nel 2009 – Il suo medico personale è accusato di averne provocato il decesso con una dose letale di anestetico e sarà condannato a quattro anni di carcere

 

Los Angeles

Re del pop ed eterno Peter Pan della musica leggera, Michael Joseph Jackson nasce il 29 agosto 1958 nella città di Gary, Indiana (Stati Uniti). Si interessa fin dall’infanzia alla musica, mentre i suoi fratelli maggiori lo accompagnano suonando e cantando. Joseph Jackson, padre e padrone, intuendo il talento dei figli, decide di costituire il gruppo dei Jackson Five, e mai intuizione si rivelò più azzeccata, soprattutto per lui che teneva i cordoni del borsone. Il quintetto, guidato dallo scatenato e travolgente piccolo Michael, passa velocemente dai piccoli show locali a un contratto con la leggendaria etichetta discografica “Motown” e incise, scalando le classifiche, 10 album in quasi 10 anni.

Michael Jackson, il più grande intrattenitore di tutti i tempi

A17 anni Michael conosce il leggendario Quincy Jones, re della black music, con il quale, quando compie 21 anni inizia la sua collaborazione registrando il primo album solista, “Off the Wall” che raggiunge la vetta delle classifiche nel mondo intero.

L’exploit successivo lo farà entrare nella storia come autore dell’album più venduto di sempre: “Thriller”, che a oggi ha venduto oltre 65 milioni di copie.

Bob Geldof, cantante, attore e attivista irlandese dirà di lui: «È probabilmente la persona più famosa del pianeta. Quando canta, lo fa con la voce di un angelo. Quando i suoi piedi si muovono, è come vedere danzare Dio».

Un genio sofferente e creativo

Accuse pesanti

Ma Michael frequenta sempre più la paranoia: compra un enorme ranch in California, ribattezzato “Neverland”, attrezzandolo a parco giochi e invitando ragazzi sempre più piccoli a visitarlo e rimanere ospiti da lui e della sua innocente sensibilità.

«Io penso che se un bambino non riceve l’amore di cui ha bisogno dai propri genitori deve andare a procurarselo da qualcun’altro, così si affeziona a un nonno o a chissà chi».

La sua propensione per la chirurgia plastica e i comportamenti talvolta bizzarri (come indossare mascherine mediche in pubblico) fanno di lui un ghiotto bersaglio per i giornali di gossip. Inoltre, il suo rifiuto a dare spiegazioni delle sue azioni, fa aumentare inevitabilmente l’interesse morboso sulla sua stravagante ed estrosa vita, dando adito a “leggende metropolitane”.

La sua carriera inizia a 5 anni nel gruppo di famiglia, i Jackson Five, ed è stato una figura dominante nella cultura pop per 45 anni, grazie al suo contributo al mondo dello spettacolo

Nel 1985, si fa promotore insieme a Lionel Richie del progetto “We are the world”, un singolo i cui proventi sono destinati ai bambini africani cui partecipano le più grandi stelle USA della canzone: il successo è planetario.

Seguono altri suoi dischi di successo, ma la sua immagine sfavillante è pesantemente ridimensionata dalle voci di molestie ai minori, corroborate e conclamate nel 1993 da un ragazzino “amico” del cantante che lo denuncia solo per spillare denaro e il tutto si risolve con un cospicuo assegno tra Jackson e il padre del minore, vero accusatore e predatore.

Matrimoni e figli

Nel tentativo di dare fondamento alla sua “normalità”, Michael sposa Lisa Marie Presley, figlia del grande Elvis. Il matrimonio perfetto naufraga due anni dopo, e Jackson rimedia sposando la sua infermiera, Deanne Jeanne Rowe, che darà alla luce i suoi primi due figli. Il terzo, Prince Michael Jackson II, nasce da una madre surrogata la cui identità non è mai stata resa nota.

Nel 2003 esce la raccolta di successi “Number ones”, ma anche la notizia che Michael dovrà essere arrestato per accuse plurime di molestie a minori. Il processo si conclude con un verdetto di non colpevolezza per tutti e dieci i capi di accusa che lo vedevano imputato.

Inevitabilmente, segue la chiusura del parco giochi Neverland per (presunti) problemi di salute e molti debiti. Dopo molto tempo lontano dalle scene, nel marzo 2009 torna in pubblico per presentare il suo nuovo tour mondiale che sarebbe dovuto partire a luglio, ma la morte improvvisa a causa di un infarto, nella sua casa di Los Angeles il 25 giugno successivo, a 51 anni non ancora compiuti, spezza la carriera di Jacko.

Si parlò presto di omicidio, perpetrato dal suo medico personale, Conrad Murrayil, con una dose letale di anestetico. Arrestato e processato, Murray, condannato a quattro anni di carcere per la morte di Jackson, in un’intervista dirà di essere «solo un capro espiatorio».

Grazie, Michael, comunque siano andate le cose.

Primo Terzi

LE OPERE IMMORTALI DI MICHAEL JACKSON:

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