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ORA LA MIA CASA E’ UN BOX PER AUTO

Antonino Calabrese, ex autista, ha visto cambiare il suo mondo in peggio alla fine dello scorso anno, quando la ditta per cui prestava servizio ha chiuso i battenti e la sua dolce metà è tornata a vivere in Marocco

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UN’ALTRA VITTIMA DELLA CRISI

Il cambio di vita obbligato di un 56enne

Ha perso il lavoro e un tetto e ora abita in un garage che paga 90 euro al mese

Nel locale, grande quanto una camera da letto e ammobiliato proprio come se fosse un appartamento vero, si trovano tutti gli oggetti usati che tenta di vendere al mercatino delle pulci

 

Torino

L’ex autista ha visto cambiare il suo mondo in peggio alla fine dello scorso anno, quando la ditta per cui prestava servizio ha chiuso i battenti e la sua dolce metà è tornata a vivere in Marocco

 

Torino
Le comodità e i servizi che una qualsiasi casa può offrire per lui sono solo più un ricordo. Un ricordo che fa davvero male. Dal 5 febbraio, ormai da cinque mesi, Antonino Calabrese è costretto a vivere dentro a un garage grande quanto una camera da letto.

Ritrovatosi all’improvviso senza più un tetto e un lavoro l’uomo, un 56enne originario di Caltanissetta, ha dovuto rimboccarsi le maniche e cambiare radicalmente vita.

La crisi lo ha colpito a tradimento e lo ha messo con le spalle al muro nel giro di due mesi.

«A dicembre del 2013 ho perso il lavoro, poi pian piano tutto il resto».

Un vecchio divano è il suo letto, le prese elettriche sono messe ben lontane dal pavimento, poiché in caso di forte pioggia l’acqua arriva fino all’altezza delle caviglie

Antonino davanti al box che è diventato la sua casa e anche il magazzino degli oggetti che poi cerca di rivendere al mercato delle pulci.

Antonino, che di professione faceva l’autista, ha visto cambiare il suo mondo in peggio alla fine dello scorso anno, quando la ditta presso cui prestava servizio ha deciso di chiudere e di dargli il benservito. Per di più senza liquidazioni e senza alcun preavviso.

In quella situazione, continuare a pagare un affitto e offrire una vita dignitosa alla sua compagna, una donna di 44 anni di origini nordafricane, gli è diventato giorno dopo giorno sempre più complicato. Per non dire impossibile. Antonino Calabrese è stato quindi costretto a decidere di lasciare il suo appartamento in via Borsi, dove aveva vissuto per anni, per andare a rifugiarsi in un box, dalle parti di corso Potenza, nei pressi di via Terni, in zona Lucento.

Così non è vivere

«Nel frattempo, la mia dolce metà è tornata in Marocco, così io ho preso la mia gatta e i miei bagagli e mi sono trasferito in questo piccolo garage che una persona mi ha messo a disposizione».

La dignità, però, Antonino non l’ha mai persa.

«Per vivere e dormire in questo garage pago 90 euro al mese. Sono fiero di me stesso perché non voglio pesare sulle spalle di nessuno».

Per guadagnare qualche soldo e ricominciare una nuova vita, Antonino si è persino reinventato un lavoro e ora fa il rigattiere. Nel box, ammobiliato proprio come se fosse un appartamento vero, si trovano tutti gli oggetti usati che l’uomo raccoglie e che, ogni sabato, tenta di vendere al mercatino delle pulci di via Sansovino, pagando come da accordi 15 euro di plateatico al giorno.

Un vecchio divano è il suo letto, le prese elettriche sono messe ben lontane dal pavimento, poiché in caso di forte pioggia l’acqua arriva fino all’altezza delle caviglie

Un vecchio divano è il suo letto, le prese elettriche sono messe ben lontane dal pavimento, poiché in caso di forte pioggia l’acqua arriva fino all’altezza delle caviglie

Raccoglie mobili, vecchi giochi e cianfrusaglie che riceve in dono da amici che alla vita del 56enne tengono davvero. Altra merce Antonino è riuscito a recuperarla rovistando in giro per la città in sella alla sua bicicletta o svuotando qualche cantina impolverata.

«Ma questa non si può definire davvero vita», spiega. «Mi piacerebbe poter tornare a godere dei piccoli privilegi di una casa vera. Sto anche cercando un lavoro, ma fino a oggi ho preso solo delle batoste».

Esigue speranze

Le tre domande presentate presso altrettante agenzie sono cadute nel vuoto.

«Ho risposto a tre annunci», continua Antonino. «Cercavano un autista e sapevo che quel posto poteva essere mio. Il problema è che quando mi sono presentato allo sportello mi sono sentito dire che ero troppo vecchio per essere assunto. Non potevo credere alle mie orecchie eppure è andata proprio così».

Inevitabilmente, da una brutta notizia è passato crudelmente a un’altra. Infatti, nemmeno la richiesta di accedere a quel sogno chiamato casa popolare, tramite la consueta domanda di emergenza abitativa, ha portato ai frutti sperati. All’appello presentato all’inizio di maggio nessuno ha mai risposto.

La bici, unico mezzo di trasporto del 56enne, con la quale va in cerca degli oggetti buttati che poi rivende.

La bici, unico mezzo di trasporto del 56enne, con la quale va in cerca degli oggetti buttati che poi rivende.

«Attendo uno straccio di sentenza da due mesi e a questo punto ho quasi perso le speranze», conclude amareggiato l’ex autista. «Ma che cosa bisogna fare al giorno d’oggi per avere una casa popolare? Io vivo in un garage e quando piove forte mi ritrovo addirittura con l’acqua alle caviglie. Eppure, per il Comune di Torino quelli come me sono poco più che fantasmi».

Chi volesse dare una mano ad Antonino può trovarlo ogni giorno al numero di telefono 329-4163272.

Filippo La Guerra

 

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In un numero speciale di Cronaca Vera TUTTA LA VERITA’ SULLA SACRA SINDONE

In edicola il primo numero speciale di “Cronaca Vera”, interamente dedicato alla Sindone, il Sacro Telo di Torino che esposto alle preghiere dei fedeli.

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Sulle pagine di “Cronaca Vera”, nelle prossime settimane seguiremo i momenti salienti dell’Ostensione del 2015, con articoli di stretta attualità sulla Sindone, nel frattempo non dimenticatevi di andare in edicola a comprare lo speciale pieno di curiosità, indagini e verità sul Sacro Sudario.

Sulle pagine di “Cronaca Vera”, nelle prossime settimane seguiremo i momenti salienti dell’Ostensione del 2015, con articoli di stretta attualità sulla Sindone, nel frattempo non dimenticatevi di andare in edicola a comprare lo speciale pieno di curiosità, indagini e verità sul Sacro Sudario.

 

In edicola il primo numero speciale di “Cronaca Vera”, interamente dedicato alla Sindone, il Sacro Telo di Torino che esposto alle preghiere dei fedeli.

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Edessa, Costantinopoli, la Francia medioevale e quindi i Savoia che acquistarono la Sindone nel 1453 per poi trasferirla a Torino. Il Sacro Telo, passando attraverso i secoli, è sopravvissuto a due incendi e a numerose ostensioni pubbliche senza nessuna precauzione. Oggi è conservato sotto pesanti lastre di cristallo che dovrebbero proteggerlo da ogni intemperie e fra qualche giorno sarà mostrato alla venerazione dei pellegrini.

 

 

Si tratta di numero assolutamente da non perdere, che presenta con chiarezza i punti salienti della storia del Sacro Sudario, arricchiti da una straordinaria raccolta di immagini e di memorabilia che non mancheranno di interessare tanto il lettore comune, quanto il fedele.

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Alcune anteprime dello Speciale di Cronaca Vera:

Nel numero speciale troverete questo e altri indizi che ricollegano la Sindone con il Mandylion di Edessa, che era rappresentato come un fazzoletto con impresso il volto di Cristo circondato da un’aureola. In realtà il Mandylion era la Sindone piegata in quattro parti in modo da fare vedere solo il volto.

Nel numero speciale troverete questo e altri indizi che ricollegano la Sindone con il Mandylion di Edessa, che era rappresentato come un fazzoletto con impresso il volto di Cristo circondato da un’aureola. In realtà il Mandylion era la Sindone piegata in quattro parti in modo da fare vedere solo il volto.

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Seguendo il filo delle rappresentazioni di Cristo, monete, miniature e icone, arriveremo direttamente ai Vangeli che sono un reportage in diretta della vita di Cristo. Rileggendo assieme i versetti della sepoltura dei quattro evangelisti si scoprirà che nessuno parla di un impronta sul telo sepolcrale, ma Giovanni, che entrò nel sepolcro scrisse: “vide e credette” (Gv 20,8). Che cosa vide l’apostolo per credere immediatamente alla Resurrezione? Un prete di Tivoli, Don Antonio Persili, propone una particolare traduzione del testo greco del Vangelo che sembra evocare la Sindone.

Seguendo il filo delle rappresentazioni di Cristo, monete, miniature e icone, arriveremo direttamente ai Vangeli che sono un reportage in diretta della vita di Cristo. Rileggendo assieme i versetti della sepoltura dei quattro evangelisti si scoprirà che nessuno parla di un impronta sul telo sepolcrale, ma Giovanni, che entrò nel sepolcro scrisse: “vide e credette” (Gv 20,8). Che cosa vide l’apostolo per credere immediatamente alla Resurrezione? Un prete di Tivoli, Don Antonio Persili, propone una particolare traduzione del testo greco del Vangelo che sembra evocare la Sindone.

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Quando apparve “storicamente”, in Francia, fu subito indetta un’ostensione pubblica della Sindone che attirò talmente tanti fedeli da irritare il vescovo di una diocesi “concorrente”. Anche oggi le ostensioni urtano molte persone perché sono il simbolo di una devozione semplice e popolare che si serve della Sindone per rinnovare la propria fede.

Quando apparve “storicamente”, in Francia, fu subito indetta un’ostensione pubblica della Sindone che attirò talmente tanti fedeli da irritare il vescovo di una diocesi “concorrente”. Anche oggi le ostensioni urtano molte persone perché sono il simbolo di una devozione semplice e popolare che si serve della Sindone per rinnovare la propria fede.

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PROCESSIAMO I POLITICI RESPONSABILI DELLA CRISI

Una battaglia portata avanti da un giovane e combattivo avvocato. Dalla sua ci sono illustri personalità del mondo accademico e giuridico. Ha presentato alcune denunce penali nei confronti dei capi di governo ritenuti i maggiori responsabili delle cosiddette politiche di austerità decise per imporre per scelte illiberali ai cittadini

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AVREBBERO DELIBERATAMENTE IMPOVERITO GLI ITALIANI…

Una battaglia portata avanti da un giovane e combattivo avvocato. Dalla sua ci sono illustri personalità del mondo accademico e giuridico. Ha presentato alcune denunce penali nei confronti dei capi di governo ritenuti i maggiori responsabili delle cosiddette politiche di austerità decise per imporre per scelte illiberali ai cittadini

 

Con Marco Mori ci sono illustri personalità del mondo accademico e giuridico e con una rete di avvocati ha creato l'associazione “Salviamo gli italiani” che aiuta i cittadini a difendersi, quasi gratis, dalle cause contro banche e Stato.

Con Marco Mori ci sono illustri personalità del mondo accademico e giuridico e con una rete di avvocati ha creato l’associazione “Salviamo gli italiani” che aiuta i cittadini a difendersi, quasi gratis, dalle cause contro banche e Stato.

 

Invece di imporre tagli e tasse per risolvere il problema bisognerebbe fare l’esatto contrario, ovvero, aumentare la spesa pubblica e diminuire la pressione fiscale per incoraggiare e tutelare il risparmio

 

Rapallo (Genova)

La crisi economica è stata inventata dal niente per impoverire gli italiani e costringerli ad accettare di avere meno diritti e possibilità di scelta. Certo di questo, Marco Mori, un 37enne combattivo avvocato genovese, ha presentato alcune denunce penali nei confronti di Mario Monti e Matteo Renzi, i capi di governo ritenuti i maggiori responsabili delle cosiddette politiche di austerità.

«Noi giuristi di solito non ci occupiamo di trattati europei o politiche monetarie», racconta Mori. «Per curiosità ho iniziato a studiare un po’ di economia e mi c’è voluto poco per scoprire il grande inganno. I nostri politici stanno collaborando a una gigantesca truffa nell’interesse dei poteri finanziari stranieri. La crisi è un atto deliberato con il quale si fiacca la resistenza della popolazione e dei cittadini per cedere diritti e sovranità nazionale. Lo stesso Monti ha candidamente confessato che le gravi crisi sono necessarie, rappresentando il prezzo psicologico per imporre ai cittadini alcune scelte in nome di un’economia di mercato che di liberale non ha nulla».

Secondo l’avvocato Mori il processo di impoverimento è iniziato nel 1992, con il trattato di Maastricht, quando l’Italia ha iniziato a tassare più di quanto spendeva, togliendo quindi moneta ai cittadini.

«Non faccio “sparate”»*** L’avvocato Marco Mori, 37 anni, mostra la denuncia che intende presentare.

«Non faccio “sparate”»***
L’avvocato Marco Mori, 37 anni, mostra la denuncia che intende presentare.

La soluzione è un’altra

«Siamo stati tutti impoveriti, il denaro in circolazione è troppo poco, nessuno riesce più a pagare, l’economia si è di fatto fermata. Ci chiedono tagli e ci propinano tasse per risolvere il problema quando bisognerebbe fare l’esatto contrario. La soluzione sarebbe di aumentare la spesa pubblica e diminuire la pressione fiscale. Lo prevede anche la nostra Costituzione: la Repubblica dovrebbe incoraggiare e tutelare il risparmio. L’unico modo per farlo è lasciare più soldi nelle tasche dei cittadini. Il credito stesso deve essere controllato e regolato e lo si fa solo con quella sovranità monetaria che abbiamo perso da tempo. Con Renzi stiamo vivendo uno dei periodi più oscuri della Repubblica. Con la sua capacità di abbindolare le masse sta ponendo in essere tutta una serie di provvedimenti dannosi che aumenteranno la recessione e il precariato: il lavoro diventa una merce e le persone saranno sempre più costrette a rinunciare ai propri diritti. Un governo e un Parlamento di nominati sta cambiando la Costituzione, un corto circuito democratico di dimensioni immani. Il tutto con la regia delle élite finanziarie assetate di potere».

Ci sarebbe però un altro baluardo, rappresentato dalla magistratura. Per questo l’avvocato Mori, insieme a giuristi, professori universitari e altri colleghi sta intraprendendo anche delle iniziative legali per portare a processo i responsabili politici del disastro. Anche se non sarà semplice.

«Ci sono molti magistrati in buona fede, ma raramente hanno una visione d’insieme che abbracci anche l’economia. Per questo non riescono a ipotizzare capi di imputazione. Invece, la questione giuridica sarebbe molto più semplice di tante cause che ogni giorno affollano i tribunali italiani», continua il legale.

matteo-renzi

Per Mori, «con Renzi stiamo vivendo uno dei periodi più oscuri della Repubblica: il lavoro diventa una merce e le persone saranno sempre più costrette a rinunciare ai propri diritti».

Contro l’immobilismo

«La crisi è artificiale e volontaria, diretta a colpire la personalità giuridica dello Stato: siamo quindi di fronte ad una menomazione di sovranità e indipendenza. Un reato punito dal codice penale. Per questo abbiamo presentato una serie di denunce penali e andremo sicuramente avanti. Le nostre azioni si scontrano però con i magistrati che spesso decidono di archiviare le indagini e non possiamo farci molto. Altrimenti ci sarebbero tutti gli estremi per chiedere, come abbiamo fatto, la misura cautelare per Monti e Renzi. Visto questo immobilismo ci siamo concentrati sul fronte civile. Vorremmo citare entrambi per risarcimento del danno. Serve però una persona che sia stata danneggiata in concreto, deve cioè esistere un nesso causale diretto e immediato tra questa situazione personale e un provvedimento del governo. Stiamo vagliando diverse posizioni per trovarne una eclatante e poter vincere la causa».

Con l’associazione “Salviamo gli italiani” Marco Mori ha creato una rete di avvocati in tutta Italia che aiutano i cittadini a difendersi, quasi gratis, dalle cause contro banche e Stato.

«Non sono un matto che si sveglia la mattina e fa queste sparate senza la certezza di avere ragione in quello che dico. Con me ci sono illustri personalità del mondo accademico e giuridico. Se altri colleghi moltiplicassero questo tipo di azioni legali aumenteremmo notevolmente la possibilità di far saltare l’ingranaggio e fermare questa dittatura prima che si compia definitivamente».

Fabio Frabetti

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DOVREMO RIMANERE QUI TUTTA LA VITA?

Le difficoltà di una coppia senza più un tetto sopra la testa. Dal novembre scorso vive in una fabbrica abbandonata. Prima abitavano in una soffitta di 18 metri quadrati – Lui, ex autotrasportatore, ha perso il lavoro nel 2012 e non è mai più riuscito un altro impiego – Dall’assistenza sociale riceve 30 euro al mese

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UNA SCELTA FIGLIA DELLA CRISI

Le difficoltà di una coppia senza più un tetto sopra la testa

Dal novembre scorso vive in una fabbrica abbandonata. Prima abitavano in una soffitta di 18 metri quadratiLui, ex autotrasportatore, ha perso il lavoro nel 2012 e non è mai più riuscito un altro impiego – Dall’assistenza sociale riceve 30 euro al mese

La moglie, invalida al 70 per cento a causa di una grave forma di epilessia, è costretta ad arrancare con 260 euro di pensione di invalidità – Per il Comune non hanno diritto a una casa popolare

 

Prima di ricavare un angolo dove stare all'interno della fabbrica Anna e Claudio vivevano alla fine di queste rampe, in balia delle intemperie.

Prima di ricavare un angolo dove stare all’interno della fabbrica Anna e Claudio vivevano alla fine di queste rampe, in balia delle intemperie.

Torino
Lo scenario pare adatto per un film dell’orrore. Una vecchia fabbrica abbandonata che si alza di alcuni piani fuori dal terreno, tutti i vetri delle finestre rotti, i controsoffitti smontati e nemmeno un’anima in circolazione.

Per entrare in questo palazzone dove un tempo si fabbricavano i missili bisogna passare dal cortile, sul lato di corso Giulio Cesare. Al civico 294 c’è un grosso cancello con un lucchetto, messo di recente. Le chiavi le hanno Claudio Bergero, ex autotrasportatore di 45 anni che dagli assistenti sociali riceve 30 euro al mese, e sua moglie Anna, 53 anni, invalida al 70 per cento a causa di una grave forma di epilessia e costretta ad arrancare con 260 euro di pensione di invalidità.

Questi due nuovi “inquilini” dell’edificio sono ovviamente abusivi, ma a nessuna sembra importare molto, nemmeno al proprietario della struttura che, anzi è ben contento di avere qualcuno “che faccia la guardia”.

Quella che ha portato la coppia a decidere di occupare un luogo dove l’igiene è un ricordo e dove i ladri sono sempre di casa è una scelta figlia della crisi.

«Abitavamo in una soffitta di 18 metri quadrati in via Giulia di Barolo 320», ricorda Claudio. «Pagavamo 320 euro al mese per l’affitto. Abbiamo vissuto lì fino al marzo dello scorso anno, poi causa morosità ci siamo ritrovati all’improvviso senza un tetto e senza più certezze».

Claudio e Anna nella ex fabbrica di missili abbandonata, dove hanno cercato di ricreare in un angolo un luogo dove poter vivere, ovviamente al freddo e al buio, poichè sprovvisti di qualsiasi tipo di energia.

Claudio e Anna nella ex fabbrica di missili abbandonata, dove hanno cercato di ricreare in un angolo un luogo dove poter vivere, ovviamente al freddo e al buio, poichè sprovvisti di qualsiasi tipo di energia.

Claudio, con un passato anche da camionista, a causa crisi della e di un riordinamento dell’organico dell’azienda, viene lasciato a casa nel 2012 e da allora non è mai più riuscito a trovare lo straccio di un impiego.

Ritrovatisi in mezzo a una strada, per alcuni mesi hanno dormito in qualunque posto gli capitasse a tiro. Persino sul marciapiede.

«Sono stati mesi terribili», racconta l’uomo. «Poi abbiamo trovato questa fabbrica e dallo scorso novembre non ci siamo più spostati».

Una fabbrica chiusa da tempo immemore, ma di certo non rimasta priva di movimento, come si può capire guardando i bagni sventrati, gli ascensori distrutti oltre a pavimenti e controsoffitti ridotti a uno scheletro. Per non parlare dei muri abbattuti, delle finestre sfondate e dei lavandini fatti a pezzi a colpi di mazza. Uno scempio compiuto con il solo scopo di portare via il rame di cui oggi restano solo le guaine.

Nel tetro palazzone che si trova alle spalle dell’Inps, i due hanno sistemato i ricordi di una vita, compresi vestiti e cibo. Senza luce ne gas, con la voglia di farla finita e con gli imprevisti sempre dietro l’angolo. I due imparano anche a convivere con il via vai dei piccioni, dei ladruncoli o di altri senzatetto in cerca di un posto al coperto.

Al terzo piano hanno ricavato un angolo dove poter vivere dopo aver cecato di ripulirlo dalle macerie.

Al terzo piano hanno ricavato un angolo dove poter vivere dopo aver cecato di ripulirlo dalle macerie.

«Capitava che fossimo svegliati nel cuore della notte da rumori provenienti da altri piani dell’edificio», ricorda Anna «Non ci abbiamo mai fatto l’abitudine. Difficile dormire sapendo che qualcuno potrebbe entrare nel luogo in cui dormi».

Infatti, una brutta notte i due vengono aggrediti e Anna finisce al pronto soccorso. Da quel momento scatta la voglia di dire basta e trovare una vera casa.
Nemmeno l’aiuto di padre Mario a Falchera, che a loro offre cibo e bevande, smuove la situazione. «Non aveva nemmeno una stanza per noi e così abbiamo desistito», ricorda Anna.

Avere un tetto sopra la testa, oggi, sembra utopia. Lo sa bene il 45enne, il quale si è recato anche presso gli uffici del Comune per compilare la domanda per l’emergenza abitativa. E proprio davanti a quegli sportelli il mondo è definitivamente crollato loro addosso.

I due, ex residenti a Ciriè, avendo meno di tre anni di residenza a Torino, per legge non possono ancora presentare richiesta per una casa popolare.

«E noi ora cosa facciamo?», continua Claudio. «Dobbiamo dormire in questo rudere fino a novembre del prossimo anno? Queste leggi sono ingiuste, chiediamo solo un posto dove dormire all’asciutto. Niente di più di quello che alle famiglie extracomunitarie viene dato senza batter ciglio».

Filippo La Guerra

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