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“NOSTRA FIGLIA NON CI VUOLE NELLA SUA VITA”

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TOLTA AI GENITORI PRIMA ANCORA DI NASCERE

L’amaro epilogo di una triste storia iniziata oltre 20 anni fa. Protagonista una coppia la cui unica colpa è stata quella di volere una bambina

Lei disabile psichica e lui senza lavoro né casa, quando si sono sposati vivevano grazie alla misera pensione della donna, in un alloggio di fortuna – I familiari di lei avrebbero voluto che abortisse. 

giovanni e daniela

La neonata fu subito affidata a una struttura e poi data in affidamento – Mamma e papà riuscirono a vederla solo una volta, quando aveva 8 anni e poi nel marzo scorso, ma solo per un fugace incontro

 

Pordenone

«Lei non deve vedere sua figlia, si scordi dove è, se la inventi e cerchi di sognarsela».

Queste le agghiaccianti parole che Giovanni Murgia, da poco diventato padre, si era sentito ripetere da una assistente sociale.

Lui, per far nascere quella bambina aveva combattuto, insieme con la moglie Daniela, contro tutto e tutti, ma non aveva fatto i conti con il tribunale dei minorenni che, caso più unico che raro, aveva emesso il decreto di adottabilità ancora prima che nascesse.

Questa storia inizia negli anni ’90, a Pordenone, quando Giovanni, che oggi ha 58 anni, conosce Daniela, oggi 45enne, rispondendo a un annuncio sul giornale. Lei gli racconta di essere invalida psichica, ma di non essere pazza. Daniela è stata curata in alcuni centri di igiene mentale e la diagnosi parla di psicosi in evoluzione schizofrenica.

«È come credere vero ciò che non lo è, ma io non sono così grave come sembra dalla diagnosi, ho una percezione reale delle cose, ho solo bisogno di affetto, di sicurezza e di amore», spiega a Giovanni.

Dal canto suo, invece, l’uomo non se la passa bene economicamente: vende mobili in un negozio che sta per chiudere, non ha più una casa e sopravvive con l’aiuto del Comune.

La forza dell’amore

I due decidono di sposarsi e la reazione dei familiari di Daniela è molto dura: accusano Giovanni di aver sposato una pazza di cui si sarebbe presto stancato. Uno scontro destinato ad acuirsi quando vengono a sapere che la donna è incinta.

Sia la psicologa di un consultorio familiare, sia la famiglia della donna, sono del parere che Daniela dovrebbe abortire, ma lei è irremovibile: «Meglio un figlio storpio, ma vivo che il trauma e il senso di colpa provocati da un aborto indesiderato».

57 giorni prima di partorire, uno psichiatra, dopo avere ammesso di non averla mai visitata, certificò la non idoneità psichica di Daniela, definendo il suo uno stato che non la renderebbe in grado di avere un figlio.

«Veramente mostruoso. Allo stesso modo sono stato fatto passare per squilibrato anch’io, senza  uno straccio di prova dei miei presunti squilibri mentali. A poca distanza dal parto, una sorella di Daniela mi informa che il tribunale dei minori di Trieste aveva appena emesso un decreto. Fui tranquillizzato sapendo che la bambina sarebbe stata affidata per un po’ ai servizi sociali e che avremo sempre potuto vederla. Poi sarebbe ritornata con noi appena ci fosse stato affidato un alloggio popolare».

Il 25 gennaio 1994 nasce la bambina che i genitori decidono di chiamare Carolina. È un po’ sottopeso e viene trasferita in terapia intensiva neonatale.

Pochi giorni dopo, un’assistente sociale presenta alla coppia il decreto del tribunale che disponeva l’allontanamento della bambina.

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Soltanto una foto

«Qualche settimana più tardi scopriamo che Carolina era scomparsa dal reparto dove andavamo a trovarla ogni giorno. Nessuno sapeva darci spiegazioni. Dopo due mesi, vedendo che non si era avverata la promessa di restituircela, denunciammo la scomparsa. Scoprimmo così che la data del decreto era antecedente alla nascita di nostra figlia. Ci era stata sottratta ancor prima che nascesse. La bambina rimase due anni in un istituto, poi, avendo ancora la patria potestà, riuscii a mandarla temporaneamente da alcuni miei parenti in Sardegna. Senza dirmi niente, il marito di mia cugina riuscì poi ad adottarla ufficialmente. In seguito, la vidi solo una volta, all’età di 8 anni. Il verdetto definitivo è arrivato solo nel 2009, quando Carolina aveva 15 anni. La cosa mostruosa è che la sentenza di affidamento definitivo è stata emessa dal tribunale di Cagliari senza che fosse competente e senza darmi la possibilità di ricorrere negli altri gradi di giudizio. Una cosa mostruosa e illegale».

Nel marzo scorso, presi dal desiderio di rivedere la loro figlia, nonostante le precarie condizioni di salute, Giovanni e Daniela partono per Cagliari per il fatidico e commovente incontro. Il tempo di una foto insieme e nulla più: Carolina non ne vuole sapere niente dei suoi genitori naturali. È il colpo di grazia per un uomo e una donna che ne hanno passate di tutti i colori, con l’unica colpa di avere voluto a tutti i costi quella bambina.

Fabio Frabetti

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In un numero speciale di Cronaca Vera TUTTA LA VERITA’ SULLA SACRA SINDONE

In edicola il primo numero speciale di “Cronaca Vera”, interamente dedicato alla Sindone, il Sacro Telo di Torino che esposto alle preghiere dei fedeli.

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Sulle pagine di “Cronaca Vera”, nelle prossime settimane seguiremo i momenti salienti dell’Ostensione del 2015, con articoli di stretta attualità sulla Sindone, nel frattempo non dimenticatevi di andare in edicola a comprare lo speciale pieno di curiosità, indagini e verità sul Sacro Sudario.

Sulle pagine di “Cronaca Vera”, nelle prossime settimane seguiremo i momenti salienti dell’Ostensione del 2015, con articoli di stretta attualità sulla Sindone, nel frattempo non dimenticatevi di andare in edicola a comprare lo speciale pieno di curiosità, indagini e verità sul Sacro Sudario.

 

In edicola il primo numero speciale di “Cronaca Vera”, interamente dedicato alla Sindone, il Sacro Telo di Torino che esposto alle preghiere dei fedeli.

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Edessa, Costantinopoli, la Francia medioevale e quindi i Savoia che acquistarono la Sindone nel 1453 per poi trasferirla a Torino. Il Sacro Telo, passando attraverso i secoli, è sopravvissuto a due incendi e a numerose ostensioni pubbliche senza nessuna precauzione. Oggi è conservato sotto pesanti lastre di cristallo che dovrebbero proteggerlo da ogni intemperie e fra qualche giorno sarà mostrato alla venerazione dei pellegrini.

 

 

Si tratta di numero assolutamente da non perdere, che presenta con chiarezza i punti salienti della storia del Sacro Sudario, arricchiti da una straordinaria raccolta di immagini e di memorabilia che non mancheranno di interessare tanto il lettore comune, quanto il fedele.

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Alcune anteprime dello Speciale di Cronaca Vera:

Nel numero speciale troverete questo e altri indizi che ricollegano la Sindone con il Mandylion di Edessa, che era rappresentato come un fazzoletto con impresso il volto di Cristo circondato da un’aureola. In realtà il Mandylion era la Sindone piegata in quattro parti in modo da fare vedere solo il volto.

Nel numero speciale troverete questo e altri indizi che ricollegano la Sindone con il Mandylion di Edessa, che era rappresentato come un fazzoletto con impresso il volto di Cristo circondato da un’aureola. In realtà il Mandylion era la Sindone piegata in quattro parti in modo da fare vedere solo il volto.

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Seguendo il filo delle rappresentazioni di Cristo, monete, miniature e icone, arriveremo direttamente ai Vangeli che sono un reportage in diretta della vita di Cristo. Rileggendo assieme i versetti della sepoltura dei quattro evangelisti si scoprirà che nessuno parla di un impronta sul telo sepolcrale, ma Giovanni, che entrò nel sepolcro scrisse: “vide e credette” (Gv 20,8). Che cosa vide l’apostolo per credere immediatamente alla Resurrezione? Un prete di Tivoli, Don Antonio Persili, propone una particolare traduzione del testo greco del Vangelo che sembra evocare la Sindone.

Seguendo il filo delle rappresentazioni di Cristo, monete, miniature e icone, arriveremo direttamente ai Vangeli che sono un reportage in diretta della vita di Cristo. Rileggendo assieme i versetti della sepoltura dei quattro evangelisti si scoprirà che nessuno parla di un impronta sul telo sepolcrale, ma Giovanni, che entrò nel sepolcro scrisse: “vide e credette” (Gv 20,8). Che cosa vide l’apostolo per credere immediatamente alla Resurrezione? Un prete di Tivoli, Don Antonio Persili, propone una particolare traduzione del testo greco del Vangelo che sembra evocare la Sindone.

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Quando apparve “storicamente”, in Francia, fu subito indetta un’ostensione pubblica della Sindone che attirò talmente tanti fedeli da irritare il vescovo di una diocesi “concorrente”. Anche oggi le ostensioni urtano molte persone perché sono il simbolo di una devozione semplice e popolare che si serve della Sindone per rinnovare la propria fede.

Quando apparve “storicamente”, in Francia, fu subito indetta un’ostensione pubblica della Sindone che attirò talmente tanti fedeli da irritare il vescovo di una diocesi “concorrente”. Anche oggi le ostensioni urtano molte persone perché sono il simbolo di una devozione semplice e popolare che si serve della Sindone per rinnovare la propria fede.

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PROCESSIAMO I POLITICI RESPONSABILI DELLA CRISI

Una battaglia portata avanti da un giovane e combattivo avvocato. Dalla sua ci sono illustri personalità del mondo accademico e giuridico. Ha presentato alcune denunce penali nei confronti dei capi di governo ritenuti i maggiori responsabili delle cosiddette politiche di austerità decise per imporre per scelte illiberali ai cittadini

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AVREBBERO DELIBERATAMENTE IMPOVERITO GLI ITALIANI…

Una battaglia portata avanti da un giovane e combattivo avvocato. Dalla sua ci sono illustri personalità del mondo accademico e giuridico. Ha presentato alcune denunce penali nei confronti dei capi di governo ritenuti i maggiori responsabili delle cosiddette politiche di austerità decise per imporre per scelte illiberali ai cittadini

 

Con Marco Mori ci sono illustri personalità del mondo accademico e giuridico e con una rete di avvocati ha creato l'associazione “Salviamo gli italiani” che aiuta i cittadini a difendersi, quasi gratis, dalle cause contro banche e Stato.

Con Marco Mori ci sono illustri personalità del mondo accademico e giuridico e con una rete di avvocati ha creato l’associazione “Salviamo gli italiani” che aiuta i cittadini a difendersi, quasi gratis, dalle cause contro banche e Stato.

 

Invece di imporre tagli e tasse per risolvere il problema bisognerebbe fare l’esatto contrario, ovvero, aumentare la spesa pubblica e diminuire la pressione fiscale per incoraggiare e tutelare il risparmio

 

Rapallo (Genova)

La crisi economica è stata inventata dal niente per impoverire gli italiani e costringerli ad accettare di avere meno diritti e possibilità di scelta. Certo di questo, Marco Mori, un 37enne combattivo avvocato genovese, ha presentato alcune denunce penali nei confronti di Mario Monti e Matteo Renzi, i capi di governo ritenuti i maggiori responsabili delle cosiddette politiche di austerità.

«Noi giuristi di solito non ci occupiamo di trattati europei o politiche monetarie», racconta Mori. «Per curiosità ho iniziato a studiare un po’ di economia e mi c’è voluto poco per scoprire il grande inganno. I nostri politici stanno collaborando a una gigantesca truffa nell’interesse dei poteri finanziari stranieri. La crisi è un atto deliberato con il quale si fiacca la resistenza della popolazione e dei cittadini per cedere diritti e sovranità nazionale. Lo stesso Monti ha candidamente confessato che le gravi crisi sono necessarie, rappresentando il prezzo psicologico per imporre ai cittadini alcune scelte in nome di un’economia di mercato che di liberale non ha nulla».

Secondo l’avvocato Mori il processo di impoverimento è iniziato nel 1992, con il trattato di Maastricht, quando l’Italia ha iniziato a tassare più di quanto spendeva, togliendo quindi moneta ai cittadini.

«Non faccio “sparate”»*** L’avvocato Marco Mori, 37 anni, mostra la denuncia che intende presentare.

«Non faccio “sparate”»***
L’avvocato Marco Mori, 37 anni, mostra la denuncia che intende presentare.

La soluzione è un’altra

«Siamo stati tutti impoveriti, il denaro in circolazione è troppo poco, nessuno riesce più a pagare, l’economia si è di fatto fermata. Ci chiedono tagli e ci propinano tasse per risolvere il problema quando bisognerebbe fare l’esatto contrario. La soluzione sarebbe di aumentare la spesa pubblica e diminuire la pressione fiscale. Lo prevede anche la nostra Costituzione: la Repubblica dovrebbe incoraggiare e tutelare il risparmio. L’unico modo per farlo è lasciare più soldi nelle tasche dei cittadini. Il credito stesso deve essere controllato e regolato e lo si fa solo con quella sovranità monetaria che abbiamo perso da tempo. Con Renzi stiamo vivendo uno dei periodi più oscuri della Repubblica. Con la sua capacità di abbindolare le masse sta ponendo in essere tutta una serie di provvedimenti dannosi che aumenteranno la recessione e il precariato: il lavoro diventa una merce e le persone saranno sempre più costrette a rinunciare ai propri diritti. Un governo e un Parlamento di nominati sta cambiando la Costituzione, un corto circuito democratico di dimensioni immani. Il tutto con la regia delle élite finanziarie assetate di potere».

Ci sarebbe però un altro baluardo, rappresentato dalla magistratura. Per questo l’avvocato Mori, insieme a giuristi, professori universitari e altri colleghi sta intraprendendo anche delle iniziative legali per portare a processo i responsabili politici del disastro. Anche se non sarà semplice.

«Ci sono molti magistrati in buona fede, ma raramente hanno una visione d’insieme che abbracci anche l’economia. Per questo non riescono a ipotizzare capi di imputazione. Invece, la questione giuridica sarebbe molto più semplice di tante cause che ogni giorno affollano i tribunali italiani», continua il legale.

matteo-renzi

Per Mori, «con Renzi stiamo vivendo uno dei periodi più oscuri della Repubblica: il lavoro diventa una merce e le persone saranno sempre più costrette a rinunciare ai propri diritti».

Contro l’immobilismo

«La crisi è artificiale e volontaria, diretta a colpire la personalità giuridica dello Stato: siamo quindi di fronte ad una menomazione di sovranità e indipendenza. Un reato punito dal codice penale. Per questo abbiamo presentato una serie di denunce penali e andremo sicuramente avanti. Le nostre azioni si scontrano però con i magistrati che spesso decidono di archiviare le indagini e non possiamo farci molto. Altrimenti ci sarebbero tutti gli estremi per chiedere, come abbiamo fatto, la misura cautelare per Monti e Renzi. Visto questo immobilismo ci siamo concentrati sul fronte civile. Vorremmo citare entrambi per risarcimento del danno. Serve però una persona che sia stata danneggiata in concreto, deve cioè esistere un nesso causale diretto e immediato tra questa situazione personale e un provvedimento del governo. Stiamo vagliando diverse posizioni per trovarne una eclatante e poter vincere la causa».

Con l’associazione “Salviamo gli italiani” Marco Mori ha creato una rete di avvocati in tutta Italia che aiutano i cittadini a difendersi, quasi gratis, dalle cause contro banche e Stato.

«Non sono un matto che si sveglia la mattina e fa queste sparate senza la certezza di avere ragione in quello che dico. Con me ci sono illustri personalità del mondo accademico e giuridico. Se altri colleghi moltiplicassero questo tipo di azioni legali aumenteremmo notevolmente la possibilità di far saltare l’ingranaggio e fermare questa dittatura prima che si compia definitivamente».

Fabio Frabetti

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DOVREMO RIMANERE QUI TUTTA LA VITA?

Le difficoltà di una coppia senza più un tetto sopra la testa. Dal novembre scorso vive in una fabbrica abbandonata. Prima abitavano in una soffitta di 18 metri quadrati – Lui, ex autotrasportatore, ha perso il lavoro nel 2012 e non è mai più riuscito un altro impiego – Dall’assistenza sociale riceve 30 euro al mese

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UNA SCELTA FIGLIA DELLA CRISI

Le difficoltà di una coppia senza più un tetto sopra la testa

Dal novembre scorso vive in una fabbrica abbandonata. Prima abitavano in una soffitta di 18 metri quadratiLui, ex autotrasportatore, ha perso il lavoro nel 2012 e non è mai più riuscito un altro impiego – Dall’assistenza sociale riceve 30 euro al mese

La moglie, invalida al 70 per cento a causa di una grave forma di epilessia, è costretta ad arrancare con 260 euro di pensione di invalidità – Per il Comune non hanno diritto a una casa popolare

 

Prima di ricavare un angolo dove stare all'interno della fabbrica Anna e Claudio vivevano alla fine di queste rampe, in balia delle intemperie.

Prima di ricavare un angolo dove stare all’interno della fabbrica Anna e Claudio vivevano alla fine di queste rampe, in balia delle intemperie.

Torino
Lo scenario pare adatto per un film dell’orrore. Una vecchia fabbrica abbandonata che si alza di alcuni piani fuori dal terreno, tutti i vetri delle finestre rotti, i controsoffitti smontati e nemmeno un’anima in circolazione.

Per entrare in questo palazzone dove un tempo si fabbricavano i missili bisogna passare dal cortile, sul lato di corso Giulio Cesare. Al civico 294 c’è un grosso cancello con un lucchetto, messo di recente. Le chiavi le hanno Claudio Bergero, ex autotrasportatore di 45 anni che dagli assistenti sociali riceve 30 euro al mese, e sua moglie Anna, 53 anni, invalida al 70 per cento a causa di una grave forma di epilessia e costretta ad arrancare con 260 euro di pensione di invalidità.

Questi due nuovi “inquilini” dell’edificio sono ovviamente abusivi, ma a nessuna sembra importare molto, nemmeno al proprietario della struttura che, anzi è ben contento di avere qualcuno “che faccia la guardia”.

Quella che ha portato la coppia a decidere di occupare un luogo dove l’igiene è un ricordo e dove i ladri sono sempre di casa è una scelta figlia della crisi.

«Abitavamo in una soffitta di 18 metri quadrati in via Giulia di Barolo 320», ricorda Claudio. «Pagavamo 320 euro al mese per l’affitto. Abbiamo vissuto lì fino al marzo dello scorso anno, poi causa morosità ci siamo ritrovati all’improvviso senza un tetto e senza più certezze».

Claudio e Anna nella ex fabbrica di missili abbandonata, dove hanno cercato di ricreare in un angolo un luogo dove poter vivere, ovviamente al freddo e al buio, poichè sprovvisti di qualsiasi tipo di energia.

Claudio e Anna nella ex fabbrica di missili abbandonata, dove hanno cercato di ricreare in un angolo un luogo dove poter vivere, ovviamente al freddo e al buio, poichè sprovvisti di qualsiasi tipo di energia.

Claudio, con un passato anche da camionista, a causa crisi della e di un riordinamento dell’organico dell’azienda, viene lasciato a casa nel 2012 e da allora non è mai più riuscito a trovare lo straccio di un impiego.

Ritrovatisi in mezzo a una strada, per alcuni mesi hanno dormito in qualunque posto gli capitasse a tiro. Persino sul marciapiede.

«Sono stati mesi terribili», racconta l’uomo. «Poi abbiamo trovato questa fabbrica e dallo scorso novembre non ci siamo più spostati».

Una fabbrica chiusa da tempo immemore, ma di certo non rimasta priva di movimento, come si può capire guardando i bagni sventrati, gli ascensori distrutti oltre a pavimenti e controsoffitti ridotti a uno scheletro. Per non parlare dei muri abbattuti, delle finestre sfondate e dei lavandini fatti a pezzi a colpi di mazza. Uno scempio compiuto con il solo scopo di portare via il rame di cui oggi restano solo le guaine.

Nel tetro palazzone che si trova alle spalle dell’Inps, i due hanno sistemato i ricordi di una vita, compresi vestiti e cibo. Senza luce ne gas, con la voglia di farla finita e con gli imprevisti sempre dietro l’angolo. I due imparano anche a convivere con il via vai dei piccioni, dei ladruncoli o di altri senzatetto in cerca di un posto al coperto.

Al terzo piano hanno ricavato un angolo dove poter vivere dopo aver cecato di ripulirlo dalle macerie.

Al terzo piano hanno ricavato un angolo dove poter vivere dopo aver cecato di ripulirlo dalle macerie.

«Capitava che fossimo svegliati nel cuore della notte da rumori provenienti da altri piani dell’edificio», ricorda Anna «Non ci abbiamo mai fatto l’abitudine. Difficile dormire sapendo che qualcuno potrebbe entrare nel luogo in cui dormi».

Infatti, una brutta notte i due vengono aggrediti e Anna finisce al pronto soccorso. Da quel momento scatta la voglia di dire basta e trovare una vera casa.
Nemmeno l’aiuto di padre Mario a Falchera, che a loro offre cibo e bevande, smuove la situazione. «Non aveva nemmeno una stanza per noi e così abbiamo desistito», ricorda Anna.

Avere un tetto sopra la testa, oggi, sembra utopia. Lo sa bene il 45enne, il quale si è recato anche presso gli uffici del Comune per compilare la domanda per l’emergenza abitativa. E proprio davanti a quegli sportelli il mondo è definitivamente crollato loro addosso.

I due, ex residenti a Ciriè, avendo meno di tre anni di residenza a Torino, per legge non possono ancora presentare richiesta per una casa popolare.

«E noi ora cosa facciamo?», continua Claudio. «Dobbiamo dormire in questo rudere fino a novembre del prossimo anno? Queste leggi sono ingiuste, chiediamo solo un posto dove dormire all’asciutto. Niente di più di quello che alle famiglie extracomunitarie viene dato senza batter ciglio».

Filippo La Guerra

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