MORÌ DAVVERO COSÌ IL MILIARDARIO COMUNISTA?

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MISTERI E DELITTI

 Nel 1972 ai piedi di un traliccio dell’alta tensione fu trovato un cadavere dilaniato da un’esplosione

 La polizia accertò che si trattava di un noto editore e ideologo delle Brigate Rosse

Presto però sorsero dei dubbi e ci fu chi avanzò l’ipotesi che si trattasse del corpo di uno sconosciuto – Un libro fornì elementi di una certa validità sulla fuga all’estero del presunto defunto

La teoria sulla sua scomparsa trovò consensi in determinate fazioni politiche – Dal suo nascondiglio avrebbe diretto le azioni dei terroristi rossi – Si iniziò a parlare di lui come del “grande vecchio”

Giangiacomo Feltrinelli

Segrate (Milano)

Alle prime luci dell’alba dell’11 marzo 1972, un contadino che attraversava i campi alla periferia di Segrate, a dieci chilometri di Milano, vide qualcosa d’insolito sull’erba, accanto a un traliccio dell’alta tensione. Si avvicinò e con orrore scoprì che si trattava di un cadavere, dilaniato probabilmente da un’esplosione. Il volto era irriconoscibile, sul vestito lacerato vi erano vistose macchie di sangue e, poco lontano, c’era una gamba. Dopo qualche istante di comprensibile smarrimento, si mise a gridare, arrivarono altre persone e fu chiamata la polizia che giunse con il medico legale. Il verbale precisò che “la morte era avvenuta per dissanguamento a causa di un’esplosione che aveva lacerato il corpo”. Ispezionando il prato attorno a quel traliccio, il n. 71 dell’alta tensione, che regge otto cavi da 380mila volt, furono trovati una cinquantina di candelotti di nitroglicerina, una parte dei quali sarebbero esplosi accidentalmente, prima di essere collocati sul pilone. Si trattava pertanto di un’azione terroristica, mirante a provocare un’interruzione dell’energia elettrica nel capoluogo milanese. Sul corpo della vittima furono trovate duecentomila lire, novanta franchi svizzeri, una carta d’identità falsa e un pacchetto di sigarette pieno di tritolo. Poco lontano era parcheggiato un furgone bianco, aperto. L’ispezione del veicolo portò alla luce altro materiale esplosivo, un paio di pistole e alcune carte geografiche militari.

Troppe differenze

Ulteriore conferma che si trattava di un’azione terroristica, da mettere forse in relazione con altri episodi della stessa natura. Un mese prima, le Brigate Rosse avevano rapito, a Genova, Idalgo Macchiarini, dirigente della Siems, e l’azione era stata rivendicata con uno dei primi volantini nei quali appariva la stella a cinque punte.
L’inchiesta della polizia stabilì che il corpo dilaniato apparteneva a Giangiacomo Feltrinelli, meglio conosciuto dagli amici come Giangi o 2G e dalla gente come “l’editore guerriero” o “il miliardario rosso”.

Circa un mese dopo il rinvenimento del cadavere uscì il libro “L’intuizione”, scritto da un anonimo, nel quale si avanzavano molte perplessità sulla morte di Giangiacomo Feltrinelli, arrivando alla conclusione che “si  trattava di un’abile messinscena”. E qui la tragedia assume il colore del mistero, considerando anche che in quel tempo non c’era ancora la prova del DNA. L’anonimo autore de “L’intuizione” sosteneva che il corpo trovato a Segrate non era quello di Giangiacomo Feltrinelli, ma di un ignoto brigatista, proveniente dai Paesi dell’Est. A sostegno della tesi precisava che Feltrinelli era alto metri 1,80, mentre il verbale medico legale aveva accertato che l’altezza del cadavere era di 1,91. E non basta. Feltrinelli aveva gli occhi castani, mentre quelli del morto erano azzurri. Inoltre, non c’era alcun tratto del volto, pur compromesso dall’esplosione, che lasciasse scorgere una rassomiglianza con quella di Feltrinelli.

Nessuna risposta
Veniva poi fatto notare che Feltrinelli “era un uomo di pensiero, non di azione”, non conosceva gli esplosivi e, pur avendo fondato i nuovi GAP (Gruppi Azione Partigiana), che fiancheggiavano le BR, non aveva mai partecipato ad azioni terroristiche. Ma se il morto del traliccio non era Feltrinelli, “l’autentico Giangi dov’era finito?”.

Fu avanzata una ipotesi che tirava in ballo le tenute della famiglia Feltrinelli, in Austria, dove l’uomo si sarebbe rifugiato in un primo momento per poi stabilirsi in Cecoslovacchia, da dove avrebbe diretto le BR e i GAP. Era pura fantasia o c’era anche una punta di verità? Nessuno è in grado di rispondere. A questo punto la cronaca finisce per diventare leggenda, perché molti iniziarono a parlare del “grande vecchio”, con riferimento al “miliardario idealista che sognava l’Italia proletaria”.

Si racconta che Bettino Craxi, ogni qual volta avveniva un atto terroristico, “si adombrava, appariva pensieroso, e parlava del “grande vecchio”. Sapeva forse qualcosa di questa misteriosa storia? È un’altra domanda destinata a rimanere senza risposta.

Enzo Valentini

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